San Donà pioniera nel contrasto al gioco patologico

San Donà di Piave primo comune del Veneziano, e tra i primi in Italia, a dotarsi di un regolamento di contrasto al gioco d’azzardo patologico. L’approvazione ieri sera, in Consiglio comunale, su proposta dell’assessore alle attività produttive Luca Marusso con voto quasi unanime dei 19 presenti (astensione dei consiglieri Giansilvio Contarin e Alberto Gobbo). «È la conclusione di un percorso che viene da lontano, da quando San Donà fu tra i primi comuni veneti ad aderire al Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo, poco dopo il mio insediamento come sindaco – spiega il sindaco Andrea Cereser – Quindi la firma di un protocollo in Prefettura, che abbiamo fortemente voluto. Adesso l’approvazione di un regolamento, per il quale ringrazio Prefettura, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e, soprattutto, il Serd della Ulss 10, per l’indispensabile contributo alla stesura che hanno saputo dare con la loro competenza tecnica».

Elementi qualificanti del nuovo regolamento: contingentamento degli orari di attività di slot-machine e videolotterie, limitato dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 17 alle ore 20 di tutti i giorni, compresi i festivi. «È prevista una sanzione di 500 euro per i trasgressori, i cui proventi sono destinati prioritariamente alle iniziative per la prevenzione della dipendenza da gioco d’azzardo o in alternativa a finalità di carattere sociale e assistenziale – spiega Marusso – Ulteriori limitazioni di orario potranno essere applicate, con ordinanza del sindaco, a chi trasgredisse le norme del regolamento o per altre ragioni di ordine pubblico». Le vetrine dei locali non potranno essere oscurate né coperte da vetrofanie. «I giocatori devono rendersi conto del tempo che passa, attraverso la luce dall’esterno – aggiunge l’assessore – e devono sapere di poter essere visti dall’esterno».

Altra prescrizione il divieto di posizionare sedie o sgabelli davanti ai giochi, sempre per favorire la consapevolezza da parte del giocatore. All’interno del locale vanno posti cartelli, in formato minimo A4, indicando l’utilizzo degli apparecchi e il divieto di utilizzo a minori di anni 18 in italiano, inglese, francese, spagnolo, albanese, rumeno, arabo, russo e cinese. Inoltre, all’ingresso e nell’interno dei locali, va esposto materiale informativo del SerD sui rischi del gioco patologico. È vietata la pubblicità delle vincite. «Non è possibile vietare nuove aperture, ma anche in questo caso sono stati posti dei limiti» aggiunge l’assessore. Esse non potranno avvenire in locali seminterrati o interrati ma esclusivamente al primo piano. Dovranno rispettare la distanza di 500 metri da luoghi sensibili quali luoghi di culto e oratori, impianti sportivi, scuole, giardini e parchi pubblici, musei e biblioteche, caserme, ospedali, cliniche e strutture residenziali in ambito sanitario. Inoltre non potranno distare meno di 200 metri da sportelli bancomat.

Sono stati circa 300, dal 2000, i pazienti presi in carico dal SerD della Ussl 10 per gioco d’azzardo patologico. Proiezioni basate su studi internazionali stimano che tale dipendenza colpirebbe una percentuale tra lo 0,4 e l’1,3 per cento della popolazione. Il che vorrebbe dire, nella sola San Donà, tra le oltre 150 e le quasi 550 persone.

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