I dati della violenza di genere nel sandonatese

Sono state 83 le donne del sandonatese che, nel primo anno di lavoro dell’Osservatorio per il contrasto alla violenza del genere, hanno trovato il coraggio di rivolgersi ai servizi territoriali per denunciare violenze fisiche o psicologiche. Sempre subite dal partner, da familiari o comunque da persone conosciute. È il dato, drammatico, presentato ieri in una Sala Consiliare del Municipio di San Donà gremita, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza di genere.

È stata anche l’occasione per formalizzare l’adesione anche dei Comuni di Ceggia e Musile di Piave al Protocollo per il contrasto e la prevenzione della violenza domestica e di genere. Al protocollo, di cui cade il secondo anniversario, avevano già aderito innanzitutto il Comune di San Donà di Piave, e successivamente quelli di Noventa, Eraclea e Meolo, insieme alla Commissione Pari Opportunità, Ulss 10, Commissariato di Jesolo della Polizia di Stato, Compagnia di San Donà dei Carabinieri, Polizia Locale e Centro Antiviolenza e Antistalking “La Magnolia”. «Si raccolgono i frutti di un lavoro quantomeno triennale – commenta la presidente della Commissione Pari Opportunità Serena Boldrin – L’applicazione del protocollo d’intesa, a due anni dalla sua stesura, fornisce uno strumento univoco di contrasto alla violenza di genere. E, per la prima volta, porta a una raccolta di dati complessiva sul fenomeno».

Approfondire i dati, nella maggior parte forniti dal Centro “La Magnolia” cui si sono rivolte anche persone residenti anche in territori distanti dal sandonatese, rivela una realtà ancora più drammatica. Tra le vittime sono ben 46 ad aver denunciato di aver subito percosse o altre forme di violenza fisica, spesso associata a violenza psicologica. Cinque le vittime di stalking. Oltre la metà delle donne che si sono rivolte alla rete per il contrasto alla violenza hanno età compresa tra i 31 e i 50 anni ma spiccano la presenza di 11 denunce provenienti da persone con oltre 65 anni di età. La più giovane denunciante ha appena 19 anni, la più anziana 81. Autore delle violenze è, nella maggioranza dei casi, il coniuge o il partner convivente, in 48 casi, o l’ex partner, in 22 occasioni. Minori le denunce verso altri parenti o figli. Mai le denunce hanno riguardato estranei. «Ennesima dimostrazione di quanto sia distorta la percezione della sicurezza – commenta l’assessore alle pari opportunità Maria Grazia Murer – Si fomenta la paura dell’estraneo, di chi è fuori dalla porta di casa, quando poi la violenza avviene tra le mura domestiche. Inoltre è inquietante come la metà delle donne abbiano dichiarato di avere figli, spesso minori, che magari sono vittime dirette o assistano a violenze».

La violenza di genere, invece, non conosce differenze di status o nazionalità. Maggioranza di denuncianti italiane, il 68 per cento, e sostanziale uniformità tra le categorie lavorative. Prevalenza di casalinghe, disoccupate, operaie e impiegate, che rappresentano però la maggior parte delle lavoratrici. Ma si sono dichiarate vittime di violenza anche imprenditrici, professioniste, infermiere, pensionate, insegnanti, commesse. «È un argomento di cui si parla ancora troppo poco – aggiunge la consigliera regionale Francesca Zottis, intervenuta alla presentazione – Ed è importante che si sia creata una rete che, oltre a tutte le associazioni femminili, ha riunito Comuni, sindacati, Forze dell’Ordine e deve estendersi anche al di fuori del sandonatese».

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