Ho finalmente un po' di tempo per dare distesamente il mio contributo alla discussione.
Per prima cosa vorrei sottolineare che la scuola/formazione è l'emergenza delle emergenze nazionali (per certi aspetti fin più della lotta alla mafia).
Nella competizione economica internazionale stiamo perdendo posizioni su posizioni, come è noto.
Per il futuro potremmo o competere in basso (su produzioni di seconda o terza fila, sul basso costo della manodopera ecc.) o rilanciarci verso l'alto.
Ma in questo secondo caso, quel che ci serve di più e più ci manca è l'alto livello di preparazione (tecnico-scientifica in primo luogo) e l'alto livello culturale (conoscenza di lingue e linguaggi, conoscenza del mondo, conoscenza delle culture). E per questo occorre scuola.
In questi campi i nostri competitori/interlocutori sono paesi (India, Cina, Brasile..) che molto hanno investito in formazione, oltre a disporre di una base di reclutamento spaventosamente maggiore della nostra.
Per le nostre dimensioni dovremmo seguire modelli come quelli dei paesi nordici (Danimarca, Finlandia Svezia) ad esempio. Numeri bassini, ma alta qualità.
Ora, che ci serve? (O per tornare sull'avvio di questa duiscussione: da dove iniziare?)
Prima di tutto: soldi!
Nella scuola occorre investire molti e molti milioni di €.
Se non si parte da questo, se continua con la pietosa idea delle "riforme a costo zero" (grembiuli o "insegniamo il flauto dolce" "no, l'accordeon" "no, meglio la chitarra") non si va da nessuna parte.
Ci servono:
- edifici ampi e moderni (28 alunni in aula 4x5 van bene per una madrassa, tutt'al più),
- attrezzature (la "i" di informatica per le elementari, qui nel ricco Veneto, che si sappia = un 386 per un intero plesso scolastico! Da piangere!!),
- formazione dei docenti (vogliamo parlare dello scandalo SISS??),
- possibilità di selezione dei docenti in base ai risultati,
- sistema di valutazione nazionale delle scuole.