Autore Topic: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?  (Letto 21710 volte)

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #75 il: 08 Agosto 2008, 02:36:56 »
L'operato dei docenti si realizza nell'interazione con gli studenti.
Come potrebbe una valutazione che aspiri ad esser il più possibile completa ignorare assolutamente questo punto?
I dati raccolti dai questionari sarebbero indicativi della qualità della relazione nella quale si attua l'insegnamento; si focalizzerebbero cioè, in una prospettiva di scambio con le famiglie, sulle presunte condizioni utili per l'acquisizione da parte dei ragazzi di quelle competenze e abilità considerate dalle tue ricerche serie.
Affinché questi elementi risultino proficui è necessario saperli raccogliere secondo specifici crismi -come già detto- e integrare con altri parametri di valutazione, ovviamente.
...l'ultima cosa che ho in mente è che rappresentino tout court lo strumento per far degli insegnanti il capro espiatorio dei problemi della scuola italiana...
« Ultima modifica: 08 Agosto 2008, 02:47:24 da Franz »

Vittor

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #76 il: 08 Agosto 2008, 07:37:12 »
Puoi postare il link dove trovare il testo dell'indagine (se è disponibile in rete) ?
Grazie. :)

Mi spiace. In rete non lo trovo proprio (inoltre il sito della Fondazione Agnelli, come credo avrai visto, non è aggiornato e, oltretutto risulta "chiuso" per ferie).
Il commento all'indagine, fatto dal Direttore della Fondazione, è pubblicato nel "Sole 24 Ore" di ieri, a pagina 12.
"Avere avuto una buona educazione, oggi, è un grande svantaggio. Ti esclude da tante cose."  O.W.
"Si può essere un uomo saggio, e pensare alla bellezza delle proprie unghie."  A.S.P.

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #77 il: 08 Agosto 2008, 09:28:16 »
...l'ultima cosa che ho in mente è che rappresentino tout court lo strumento per far degli insegnanti il capro espiatorio dei problemi della scuola italiana...

Può essere che sia come dici tu. Esperienze personali mi trovano assai poco fiducioso su questo punto.

angelo

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #78 il: 09 Agosto 2008, 15:48:24 »
da REPUBBLICA.IT
Maledetti professori
di ILVO DIAMANTI


IL "PROFESSORE", ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all'università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un'immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a "modello" dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E' almeno da vent'anni che tira un'aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
Siamo nell'era del "mito imprenditore" . Dell'uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l'artigiano e il commerciante. L'immobiliarista. E' "l'Italia che produce". Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.

Competenze apprese "fuori" da scuola. Così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema - la suola pubblica - divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perché non sanno trasmettere certezze e autorità; perché non premiano il merito. Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli.
Si pensi all'invettiva contro i "professori meridionali" lanciata da Bossi nei giorni scorsi. Con gli occhi rivolti - anche se non unicamente - alla commissione che ha bocciato "suo figlio" agli esami di maturità. Naturalmente in base a un pregiudizio anti-padano. I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più. Perché loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).

Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima. Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati. Così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza - e scoraggia - i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati. Peraltro, molti, moltissimi. La maggioranza. In tanti hanno preferito, piuttosto, investire in altre attività professionali, per integrare il reddito. O per ottenere le soddisfazioni che l'insegnamento, ridotto a routine, non è più in grado di offrire. Sono (siamo) diventati una categoria triste.

Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per "progetto" - dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all'università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all'insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D'altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perché spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E - si sa - gran parte dei professori sono statali e meridionali.

Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.

Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno - o quasi - ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell'informazione critica: le veline. Una società in cui conti - anzi: esisti - solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare "opinionista" anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una "pupa ignorante", un tronista o un "amico" palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende - per professione - di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza "studenti". Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?

Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.

(25 luglio 2008)

Per continuare a discutere

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #79 il: 09 Agosto 2008, 17:45:54 »
Se Diamanti ha ragione - e io penso ne abbia eccome - si capisce come test di valutazione "customer satisfaction", forse normali o addirittura utili in altre circostanze, finirebbero per tradursi in un ulteriore strumento di supplizio.

effezeta

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #80 il: 09 Agosto 2008, 18:05:24 »
Boh, come si spiega allora i tanti, più dei posti disponibili, molti di più, che aspirano a diventare professori? Sinceramente io non ho capito il punto di questo editoriale, che non cita stastiche, non cita studi, si basa solo sull'opinione di chi scrive. Uno studio interessante era venuto fuori qualche settimana fa, nel quale si diceva che al sud ci sono maggiori buoni voti e si promuove più facilmente. In veneto, invece, si bocciava con maggiore frequentza. E questo non va forse ad indicare che al sud i professori sono maggiormente di "manica larga"? E questo non è sbagliato? Promuovere gli ignoranti è un atteggiamento compiacente, stupido, sbagliato, "facile" e ipocrita verso i propri stessi alunni. E' tradire quei ragazzi che si mandano avanti dandogli una fiducia che non meritano. E pure io ne ho conosciuti tanti, di professori del sud "scazzati". Però, no, non è bello da dire questo, è più facile dire che sono tutti eroi e che se ai test PISA facciamo schifo, chissà, sarà colpa "degli altri".
Nullius in verba

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #81 il: 09 Agosto 2008, 20:29:19 »
IL "PROFESSORE", ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all'università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un'immagine sociale senza luce.

Mi pare un articolo cialtrone fin dalla prima riga: equiparare gli insegnanti di scuola media ai professori universitari (che stipedi da operaio specializzato proprio non hanno) è ridicolo.
...evitiamo di far degli insegnanti il capro espiatorio per assegnare questo ruolo ai ragazzi, ai genitori, alla decadenza della società?
Che si usi l'intelligenza, anziché parlare per grossolane generalizzazioni.
Se esistesse un'utilità nell'ammettere di trovarsi ad aver a che fare con una generazione di cafoni (e di degni genitori), starebbe semmai nel capire che insegnare non è lavoro adatto a tutti.
Sono i professori che possono esser scelti, non gli studenti.
E siccome la bravura di un docente va al di là della propria erudizone, i test di valutazione "customer satisfaction" avrebbero il pregio di mettere in luce tutte quelle capacità (altrimenti difficili da riscontrare) estremamente importanti nella pratica dell'insegnamento.
« Ultima modifica: 09 Agosto 2008, 20:35:25 da Franz »

angelo

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #82 il: 09 Agosto 2008, 20:54:31 »
Forse avete letto troppo in fretta fuorviati dal titolo ed alle prime righe dell'articolo.
Soffermatevi soprattutto sugli ultimi due paragrafi e capirete che il Dr Diamanti interveniva a difesa dei professori e accusava pesantemente questa Società senza tolleranza, senza principi, dove trionfa il "velinismo" e il "tronista di turno" è chiamato a dtre la sua su tutto lo scibile umano.
« Ultima modifica: 09 Agosto 2008, 21:03:09 da angelo »

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #83 il: 09 Agosto 2008, 21:52:40 »
i test di valutazione "customer satisfaction" avrebbero il pregio di mettere in luce tutte quelle capacità (altrimenti difficili da riscontrare) estremamente importanti nella pratica dell'insegnamento.

Dato che lo dichiari con tanta sicumera, esigo una dimostrazione inconfutabile di questo fatto. Mi pare il minimo.
« Ultima modifica: 09 Agosto 2008, 21:54:46 da Kartman »

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #84 il: 10 Agosto 2008, 16:52:53 »
O_o
Esigente.

Nelle schede si richiederebbe un voto riguardo alla chiarezza del docente, alla capacità di stimolar interesse, alla disponibilità dimostrata verso la classe, ecc ecc... Tutti aspetti fondamentali dell'insegnamento sui quali solo gli studenti possono esprimere un giudizio.
I questionari hanno la forma, il valore e l'utilità di un sondaggio.
Non mi par di dire niente che tu non sappia già. Rasento la banalità.
Ripeto, escludere dal confronto coloro ai quali è rivolto il lavoro dell'insegnante è impossibile, e tentar di farlo è controproducente.
Non c'è molto altro da dire. Né m'interessa difendere coi denti questo punto della discussione in particolare. Ho replicato solo perchè quando sei smodato di solito non c'è nessuno che ti contiene.

ABETE

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #85 il: 11 Agosto 2008, 20:05:22 »
Anche il discorso delle bocciature sarebbe da tenere in considerazione. E' vero che bisogna valutare caso per caso , giustamente ma bisognerebbe dare un limite al numero di classi di ripetenza   .  A  mio parere ripetere per 2 volte  consecutive ( questo vale per qualsiasi classe dalla prima alla quinta )  dovrebbero essere sufficienti ... per fare capire che qualcosa non va.. .  L'esistenza della  ''terza volta''  di frequentare la stessa classe  ...non ha senso..   (secondo me ) poi , dipende da persona a persona . A me personalmente non andrebbe bene .. .  Se prima i risultati non ci sono , non penso che ripetendo ulteriormente si migliori.. o no ? Ma posso sempre sbagliarmi .. . Ai professori  resterebbe comunque la facolta' di bocciare o meno ma non metto in discussione quello , resta il fatto che se certe volte i docenti  in generale  avessero il coraggio di dire come stanno le cose agli allievi credo che forse sarebbe piu' apprezzabile...  come comportamento . Alle volte bastano due parole ... non serve un discorso di cinque ore  per dire che una scuola non e' adatta alla persona  .. dico bene ?
« Ultima modifica: 11 Agosto 2008, 20:24:11 da ABETE »

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #86 il: 12 Agosto 2008, 12:15:11 »
escludere dal confronto coloro ai quali è rivolto il lavoro dell'insegnante

Proprio qui sta l'errore, secondo me.

Il lavoro dell'insegnante non è rivolto alle "esigenze" degli studenti, ma alle esigenze della società nel suo insieme. Un bocciazza di sedici anni difficilmente ha un'idea chiara su quali possano essere gli aspetti che veramente contano per la sua formazione.

Non so te, ma io a sedici anni avevo altre cose per la testa, tutto sommato. E tu pretenderesti che, stando così le cose, l'operato dei docenti venga valutato sulla base di criteri del genere...?

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #87 il: 12 Agosto 2008, 14:16:06 »
A sedici anni sapevi riconoscere un insegnante negligente?

effezeta

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #88 il: 12 Agosto 2008, 20:48:32 »
Kartman ha ragione, secondo me. Sono dubbioso riguardo l'efficacia delle valutazioni degli inseganti fatte dagli studenti. Secondo me tenderanno a dare voti più alti a quello più simpatico, e voti più bassi "allo str... che mi ha dato un 4". Perchè dovrebbero fare altrimenti? Quali incentivi hanno a premiare quelli più esigenti? Magari alcuni hanno la consapevolezza che gli insegnanti migliori sono quelli che non lasciano correre, ma non credo che questi siano quelli che poi si beccano i 4. Inoltre, le schede valutative già c'erano. Io le ho compilate alle superiori.
Nullius in verba

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Re: Cambiare la scuola (per cambiare il paese) ma come?
« Risposta #89 il: 12 Agosto 2008, 23:44:16 »
Il lavoro dell'insegnante non è rivolto alle "esigenze" degli studenti, ma alle esigenze della società nel suo insieme.

Dato che lo dichiari con tanta sicumera, esigo una dimostrazione inconfutabile di questo fatto. Mi pare il minimo. (cit.)

....considerato anche che l'idea di nomininare dei rappresentanti per la consulta provinciale, dei rappresentanti d'istituto e di classe, due genitori rappresentanti tutti i genitori di una classe, di concedere un'ora al mese per le riunioni, si basa sul riconoscimento d'un grado minimo di maturità e della convenienza (o dell'esigenza?  :happy3: ) di mantenere un dialogo tra le parti...

Siamo d'accordo nel dire che la bravura d'un professore la si valuta -pure- in classe, in relazione ai propri studenti?
Come si può rilevare questo? ...se ne può far a meno?

Sono dubbioso riguardo l'efficacia delle valutazioni degli inseganti fatte dagli studenti. Secondo me tenderanno a dare voti più alti a quello più simpatico, e voti più bassi "allo str... che mi ha dato un 4". Perchè dovrebbero fare altrimenti? Quali incentivi hanno a premiare quelli più esigenti?

E' vero, per questo qualche post più su si parlava di "valore percepito", distinto da un problematico "valore reale".
D'altronde, può venir da pensare che ci sia una certa dose di torto in un insegnante che nella propria carriera abbia saputo collezionare prevalentemente note negative, dalla prima all'ultima classe...