Autore Topic: Viva Israele!  (Letto 6678 volte)

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Re: Viva Israele!
« Risposta #15 il: 08 Settembre 2008, 15:31:29 »
Israele è una terra desertica, senza petrolio e senza altre risorse naturali.  

Non è proprio così...

E comunque non è detto che la determinazione a fondare uno stato in un certo territorio poggi esclusivamente sulla ricchezza di risorse di quel territorio; o che, se così non è, allora entra in gioco il fattore strettamente religioso... semmai uno più generalmente culturale, questo sì.

Per non parlare degli aspetti strategici!
« Ultima modifica: 08 Settembre 2008, 15:36:37 da Kartman »

reginald dwight

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Re: Viva Israele!
« Risposta #16 il: 08 Settembre 2008, 15:34:27 »
e com'è?
"Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada" Matteo 10,34

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Re: Viva Israele!
« Risposta #17 il: 08 Settembre 2008, 15:43:27 »
e com'è?

Dal Mar Morto, ad esempio, si estraggono materie prime utili all'industria chimica.

Poi... non so quanto sia attendibile, ma lo riporto comunque:
http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=349
« Ultima modifica: 08 Settembre 2008, 15:49:30 da Kartman »

reginald dwight

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Re: Viva Israele!
« Risposta #18 il: 08 Settembre 2008, 16:10:07 »
Israele, in termini di risorse naturali sfruttabili, è fra i paesi più poveri al mondo
"Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada" Matteo 10,34

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Re: Viva Israele!
« Risposta #19 il: 08 Settembre 2008, 16:27:36 »
C'hanno i pompelmi Jafra

reginald dwight

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Re: Viva Israele!
« Risposta #20 il: 08 Settembre 2008, 16:31:43 »
un buon motivo per farsi esplodere!
"Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada" Matteo 10,34

berto

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Re: Viva Israele!
« Risposta #21 il: 08 Settembre 2008, 16:54:54 »
Già a suo tempo il profeta Geremia si chiese:
<< E' questa la città che dicevano bellezza perfetta / gioia di tutta la terrà ?>> (Lamentazioni, 2,15)

Io sono stato letteralmente scosso, sconvolto e aiutato da "I cani del Sinai" di Franco Fortini, del '78 che va giù durissimo, come fa lui, analizzando i rapporti di potere...e ricordiamo che fortini era di origine ebraica. Magari vi può interessare se non lo conoscete.
A me sembra un punto di partenza lucido, e credo fuori da molti schematismi.

riporto la sua

Lettera agli ebrei italiani
Franco Lattes Fortini

Ogni giorno siamo informati della repressione israeliana contro la popolazione palestinese. E ogni giorno più distratti dal suo significato, come vuole chi la guida. Cresce ogni giorno un assedio che insieme alle vite, alla cultura, le abitazioni, le piantagioni e la memoria di quel popolo – nel medesimo tempo – distrugge o deforma l’onore di Israele. In uno spazio che è quello di una nostra regione, alla centinaia di uccisi, migliaia di feriti, decine di migliaia di imprigionati – e al quotidiano sfruttamento della forza-lavoro palestinese, settanta o centomila uomini – corrispondono decine di migliaia di giovani militari e coloni israeliani che per tutta la loro vita, notte dopo giorno, con mogli, i figli e amici, dovranno rimuovere quanto hanno fatto o lasciato fare. Anzi saranno indotti a giustificarlo. E potranno farlo solo in nome di qualche cinismo real-politico e di qualche delirio nazionale o mistico, diverso da quelli che hanno coperto di ossari e monumenti l’Europa solo perché è dispiegato nei luoghi della vita d’ogni giorno e con la manifesta complicità dei più. Per ogni donna palestinese arrestata, ragazzo ucciso o padre percosso e umiliato, ci sono una donna, un ragazzo, un padre israeliano che dovranno dire di non aver saputo oppure, come già fanno, chiedere con abominevole augurio che quel sangue ricada sui propri discendenti. Mangiano e bevono fin d’ora un cibo contaminato e fingono di non saperlo. Su questo, nei libri dei loro e nostri profeti stanno scritte parole che non sta a me ricordare.
Quell’assedio può vincere. Anche le legioni di Tito vinsero. Quando dalle mani dei palestinesi le pietre cadessero e – come auspicano i ‘falchi’ di Israele – fra provocazione e disperazione, i palestinesi avversari della politica di distensione dell’Olp, prendessero le armi, allora la strapotenza militare israeliana si dispiegherebbe fra gli applausi di una parte della opinione internazionale e il silenzio impotente di odio di un’altra parte, tanto più grande. Il popolo della memoria non dovrebbe disprezzare gli altri popoli fino a crederli incapaci di ricordare per sempre.
Gli ebrei della Diaspora sanno e sentono che un nuovo e bestiale antisemitismo è cresciuto e va rafforzandosi di giorno in giorno fra coloro che dalla violenza della politica israeliana (unita alla potente macchina ideologica della sua propaganda, che la Diaspora amplifica) si sentono stoltamente autorizzati a deridere i sentimenti di eguaglianza e le persuasioni di fraternità. Per i nuovi antisemiti gli ebrei della Diaspora non sono che agenti dello Stato di Israele. E questo è anche l’esito di un ventennio di politica israeliana.
L’uso che questa ha fatto della Diaspora ha rovesciato, almeno in Italia, il rapporto fra sostenitori e avversari di tale politica, in confronto al 1967. Credevano di essere più protetti e sono più esposti alla diffidenza e alla ostilità.
Onoriamo dunque chi resiste nella ragione e continua a distinguere fra politica israeliana ed ebraismo. Va detto anzi che proprio la tradizione della sinistra italiana (da alcuni filoisraeliani sconsideratamente accusata di fomentare sentimenti razzisti) è quella che nei nostri anni ha più aiutato, quella distinzione, a mantenerla. Sono molti a saper distinguere e anch’io ero di quelli. Ma ogni giorno di più mi chiedo: come sono possibili tanto silenzio o non poche parole equivoche fra gli ebrei italiani e fra gli amici degli ebrei italiani? Coloro che, ebrei o amici degli ebrei – pochi o molti, noti o oscuri, non importa – credono che la coscienza e la verità siano più importanti della fedeltà e della tradizione, anzi che queste senza di quelle imputridiscano, ebbene parlino finché sono in tempo, parlino con chiarezza, scelgano una parte, portino un segno. Abbiano il coraggio di bagnare lo stipite delle loro porte col sangue dei palestinesi, sperando che nella notte l’Angelo non lo riconosca; o invece trovino la forza di rifiutare complicità a chi quotidianamente ne bagna la terra, che contro di lui grida. Né smentiscano a se stessi, come fanno, parificando le stragi del terrorismo a quelle di un esercito inquadrato e disciplinato. I loro figli sapranno e giudicheranno.
E se ora mi si chiedesse con quale diritto e in nome di quale mandato mi permetto di rivolgere queste domande, non risponderò che lo faccio per rendere testimonianza della mia esistenza o del cognome di mio padre e della sua discendenza da ebrei. Perché credo che il significato e il valore degli uomini stia in quello che essi fanno di sé medesimi a partire dal proprio codice genetico e storico non in quel che con esso hanno ricevuto in destino. Mai come su questo punto – che rifiuta ogni ‘voce del sangue’ e ogni valore al passato ove non siano fatti, prima, spirito e presente; sì che a partire da questi siano giudicati – credo di sentirmi lontano da un punto capitale dell’ebraismo o da quel che pare esserne manifestazione corrente.
In modo affatto diverso da quello di tanti recenti, e magari improvvisati, amici degli ebrei e dell’ebraismo, scrivo queste parole a una estremità di sconforto e speranza perché sono persuaso che il conflitto di Israele e di Palestina sembra solo, ma non è, identificabile a quei tanti conflitti per l’indipendenza e la libertà nazionali che il nostro secolo conosce fin troppo bene. Sembra che Israele sia e agisca oggi come una nazione o come il braccio armato di una nazione, come la Francia agì in Algeria, gli Stati Uniti in Vietnam o l’Unione Sovietica in Ungheria o in Afghanistan. Ma, come la Francia era pur stata, per il nostro teatro interiore, il popolo di Valmy e gli americani quelli del 1775 e i sovietici quelli del 1917, così gli ebrei, ben prima che soldati di Sharon, erano i latori di una parte dei nostri vasi sacri, una parte angosciosa e ardente della nostra intelligenza, delle nostre parole e volontà. Non rammento quale sionista si era augurato che quella eccezionalità scomparisse e lo Stato di Israele avesse, come ogni altro, i suoi ladri e le sue prostitute. Ora li ha e sono affari suoi. Ma il suo Libro è da sempre anche il nostro, e così gli innumerevoli vivi e morti libri che ne sono discesi. È solo paradossale retorica dire che ogni bandiera israeliana da nuovi occupanti innalzata a ingiuria e trionfo sui tetti di un edificio da cui abbiano, con moneta o minaccia, sloggiato arabi o palestinesi della città vecchia di Gerusalemme, tocca alla interpretazione e alla vita di un verso di Dante o al senso di una cadenza di Brahms?
La distinzione fra ebraismo e stato d’Israele, che fino a ieri ci era potuta parere una preziosa acquisizione contro i fanatismi, è stata rimessa in forse proprio dall’assenso o dal silenzio della Diaspora. E ci ha permesso di vedere meglio perché non sia possibile considerare quel che avviene alle porte di Gerusalemme come qualcosa che rientra solo nella sfera dei conflitti politico-militari e dello scontro di interessi e di poteri. Per una sua parte almeno, quel conflitto mette a repentaglio qualcosa che è dentro di noi.
Ogni casa che gli israeliani distruggono, ogni vita che quotidianamente uccidono e persino ogni giorno di scuola che fanno perdere ai ragazzi di Palestina, va perduta una parte dell’immenso deposito di verità e sapienza che, nella e per la cultura d’Occidente, è stato accumulato dalle generazioni della Diaspora, dalla sventura gloriosa o nefanda dei ghetti e attraverso la ferocia delle persecuzioni antiche e recenti. Una grande donna ebrea cristiana, Simone Weil, ha ricordato che la spada ferisce da due parti. Anche da più di due, oso aggiungere. Ogni giorno di guerra contro i palestinesi, ossia di falsa coscienza per gli israeliani, a sparire o a umiliarsi inavvertiti sono un edificio, una memoria, una pergamena, un sentimento, un verso, una modanatura della nostra vita e patria. Un poeta ha parlato del proscritto e del suo sguardo “che danna un popolo intero intorno ad un patibolo”: ecco, intorno ai ghetti di Gaza e Cisgiordania ogni giorno Israele rischia una condanna ben più grave di quelle dell’Onu, un processo che si aprirà ma al suo interno, fra sé e sé, se non vorrà ubriacarsi come già fece Babilonia.
La nostra vita non è solo diminuita dal sangue e dalla disperazioni palestinese; lo è, ripeto, dalla dissipazione che Israele viene facendo di un tesoro comune. Non c’è laggiù università o istituto di ricerca, non biblioteca o museo, non auditorio o luogo di studio e di preghiera capaci di compensare l’accumulo di mala coscienza e di colpe rimosse che la pratica della sopraffazione induce nella vita e nella educazione degli israeliani.
E anche in quella degli ebrei della Diaspora e dei loro amici. Uno dei quali sono io. Se ogni loro parola toglie una cartuccia dai mitra dei soldati dello Tsahal, un’altra ne toglie anche a quelli, ora celati, dei palestinesi. Parlino, dunque.


Aggiungiamo Jimmy Carter, ex presidente Usa, che in un suo famoso libro sosteneva che il sistema sociale Israeliano è tremendamente simile all'apartheid sudafricano.

"Fai quel che devi, accada quel che può" Ernesto Rossi

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Re: Viva Israele!
« Risposta #22 il: 08 Settembre 2008, 17:35:05 »
C'hanno i pompelmi Jafra

Anche i bagigi...

Per i pistacchi, invece, mi pare che uno dei leader mondiali sia l'Iran... e se non sbaglio l'ex presidente iraniano Rafsanjani è una specie di magnate del pistacchio...

reginald dwight

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Re: Viva Israele!
« Risposta #23 il: 09 Settembre 2008, 07:51:53 »
ok lasciamo perdere la polemica.
sono d'accordo che molte guerre sono causate dal petrolio, dal controllo di una zona strategica etc etc
ma Israele è una terra desertica, senza petrolio e senza altre risorse naturali. perchè tutta 'sta gente muore per quella schifo di terra???
mi puoi spiegare perchè tutto il mondo guarda a Israele e molti sono pronti a morire per Israele
perchè un sacco di ebrei lasciano le loro ricche case americane ed europee per andare a stare sotto le bombe 

mi volete lasciare nell'ignoranza?



ps
qualcosa mi dice che anche questa volta i veri colpevoli sono:
- gli americani (e chi sennò...)
- e, come ci insegna la preghiera del venerdi santo, i perfidi ebrei... ops, israeliani volevo dire




Aggiungiamo Jimmy Carter, ex presidente Usa, che in un suo famoso libro sosteneva che il sistema sociale Israeliano è tremendamente simile all'apartheid sudafricano.

invece guardiamo al sistema sociale palestinese come esempio di civiltà?
« Ultima modifica: 09 Settembre 2008, 08:12:49 da reginald dwight »
"Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada" Matteo 10,34

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Re: Viva Israele!
« Risposta #24 il: 09 Settembre 2008, 09:09:07 »
invece guardiamo al sistema sociale palestinese come esempio di civiltà?

Esiste un sistema sociale palestinese...?

reginald dwight

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Re: Viva Israele!
« Risposta #25 il: 09 Settembre 2008, 09:33:53 »
a meno che non vivano come degli organismi unicellulari indipendenti tra di loro...
"Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada" Matteo 10,34

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Re: Viva Israele!
« Risposta #26 il: 09 Settembre 2008, 12:40:41 »
a meno che non vivano come degli organismi unicellulari indipendenti tra di loro...

Se è così, allora anche questo forum è un "sistema sociale"...  :-\

reginald dwight

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Re: Viva Israele!
« Risposta #27 il: 09 Settembre 2008, 14:11:44 »
pensavo qui si parlasse di Israele..

cmq con sistema sociale si intendono i rapporti che ogni individuo parte di una società ha con il resto della società. in Palestina ci sono dei rapporti sociali tra le persone? se si allora c'è un sistema sociale.
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berto

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Re: Viva Israele!
« Risposta #28 il: 09 Settembre 2008, 15:51:43 »
pensavo qui si parlasse di Israele..

cmq con sistema sociale si intendono i rapporti che ogni individuo parte di una società ha con il resto della società. in Palestina ci sono dei rapporti sociali tra le persone? se si allora c'è un sistema sociale.

appunto, si parla di una possibile deriva segregazionista, o quasi.
però sembra che alla fine si debba finire a comparare tutti e mettere tutto sullo stesso piano (es. Israele-palestina archiviato in "scaramucce religiose"), o ancora peggio a fare le classifiche su chi è più cattivo...

"Fai quel che devi, accada quel che può" Ernesto Rossi

reginald dwight

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Re: Viva Israele!
« Risposta #29 il: 09 Settembre 2008, 16:00:31 »
ma un motivo, una spiegazione, un movente.. perchè non mi aiutate a trovarlo?
vi farete anche voi la domanda "ma perchè capista c'è tutto quel casino per un posto cosi sfigato?"
"Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada" Matteo 10,34