Ingresso di ACTV in ATVO: le ragioni del dissenso
Molti Sindaci del Veneto Orientale si sono opposti con forza alla vendita del 12% del capitale ATVO all'azienda veneziana ACTV, operata dalla Provincia di Venezia, contestandone l'opportunità.
Alla radice della protesta ci sono due ordini di ragioni.
In primo luogo, non possiamo pensare che la Provincia, seppur azionista di maggioranza di ATVO, pretenda di fare il bello e il cattivo tempo, vendere e comprare, fare e disfare, senza spiegare in alcun modo agli altri soci (che rappresentano comunque il 48% del capitale) quali intenzioni ha.
ATVO non è una normale Spa e la Provincia non è uno speculatore finanziario qualsiasi: siamo di fronte ad una società di enorme rilevanza pubblica, con un ruolo anche sociale: gestisce i trasporti scolastici, decide i costi degli abbonamenti per i lavoratori e per le fasce deboli, si occupa quasi in esclusiva del trasporto pubblico da e per le spiagge, che rappresentano una quota rilevante delle nostre realtà produttive. E' assolutamente legittimo, quindi, che i Sindaci dei 21 Comuni soci chiedano di essere interpellati per ogni decisione che possa influenzare il futuro della società.
E', quindi, una ragione di metodo.
La seconda obiezione attiene, invece, al merito della vicenda ed è, proprio per questo, ancora più rilevante.
Si tratta, in sostanza, di capire cosa comporti l'acquisto di una quota così significativa da parte di un'azienda "concorrente". Perché, in altre parole, ACTV spende 3 milioni e trecentomila euro (che non ha e deve, pertanto, prendere a prestito) per diventare socia di ATVO? Qual è il progetto sottostante? Che piano aziendale giustifica un simile investimento? Si prevede forse la futura fusione tra le due società?
Sotto tale ultimo profilo, non si possono nascondere le forti perplessità da sempre manifestate dai Sindaci: ATVO è un "gioiello di famiglia" del Veneto Orientale: anche quest'anno chiuderà il bilancio con oltre 500.000 euro di attivo, offrendo un servizio di elevata qualità, a costi che sono tra i più bassi d'Italia. Non ha, praticamente, contenzioso sindacale e può contare su di un'eccellente "customer satisfaction". ACTV, che chiuderà il bilancio 2008 in rosso, con oltre nove milioni di euro di passivo (!), può dire altrettanto? Da quello che leggiamo sui giornali (dato che nessuno ha avuto la grazia di informarci direttamente), parrebbe proprio di no, prova ne siano l'ultimo sciopero dei vaporetti in concomitanza con l'eccezionale acqua alta dell'altra settimana, che ha paralizzato Venezia, e frequenti contestazioni da parte dell'utenza (pensiamo alle linee soppresse e ripristinate, al progetto "IMOB", ai costi dei biglietti ecc.).
Quali chances garantisce ad ATVO, quindi, l'ingresso di un simile socio? A questo punto, forse, erano meglio i francesi di Transdev: almeno non avrebbero avuto difficoltà a finanziare la società in caso di bisogno...
Ci sono sufficienti ragioni, mi pare, per ritenere che sarebbe stato decisamente più opportuno, per la Provincia, discutere di tutto questo in assemblea, illustrare ai Sindaci il progetto, spiegarne gli obiettivi ed ottenerne il consenso, piuttosto che metterci di fronte al fatto compiuto.
Persino Gheddafi, interessato all'acquisto di una modesta partecipazione in ENI, ha preferito prima chiedere al Governo ed alla società se ci fossero obiezioni in merito...
Non è un problema di forma, ma una questione di democrazia sostanziale.
Nonostante tutte queste forti perplessità, all'assemblea di venerdì 12, convocata per esprimete il “gradimento” all'ingresso del nuovo socio, abbiamo evitato il “muro contro muro” e ci siamo astenuti: si è trattato di una scelta di grande responsabilità: il voto contrario dei Comuni presenti (oltre a Musile c'erano, al momento della deliberazione, Eraclea, San Donà e San Michele, tutti fin dall'inizio molto critici nei confronti dell'operato della Provincia ed uniti nella contestare l'operazione, assieme al Comune di Jesolo), rappresentanti la maggioranza dell'assemblea, atteso che la Provincia non avrebbe potuto votare per conflitto di interessi, avrebbe bloccato l'operazione. Ci sarebbero stati grossi problemi per la società, che sarebbe rimasta “impantanata” in una lunga e costosa controversia giudiziaria, ma soprattutto per la Provincia, che in caso di mancata cessione delle azioni ad ACTV, avrebbe violato il patto di stabilità, non potendo far fronte al mutuo di tre milioni di euro acceso per acquistare il pacchetto.
Come ha ricordato il Sindaco di Musile, l'onorevole Gianluca Forcolin, che ha guidato la protesta, abbiamo agito per il bene dell'Azienda e degli utenti, ma la censura nei confronti dell'operato della Provincia resta.
Alberto Teso
Assessore alla viabilità di Musile di Piave