Autore Topic: Lui è "il migliore"  (Letto 1989 volte)

0 Utenti e 2 Visitatori stanno visualizzando questo topic.

berto

  • ***
  • Post: 415
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #60 il: 16 Luglio 2009, 15:16:04 »
Forse Lui è il migliore...

http://www.corriere.it

Veltroni su Craxi:
«Innovò più di Berlinguer»
Svolta dell’ex leader pd: solo lui capì davvero la società, insufficienti gli sforzi di Enrico


Ottobre 1983: l'allora presidente del Consiglio, il socialista Bettino Craxi e il segretario del Pci Enrico Berlinguer

ROMA — Craxi? «Interpre­tò meglio di ogni altro uomo politico come la società italia­na stava cambiando». La sua politica estera? «Fu grande. Ci fu l’episodio di Sigonella ma anche la scelta di tenere l’Ita­lia nella sfera occidentale, sen­za intaccare autonomia e di­gnità del Paese». Parole di Walter Veltroni (dirigente per trent’anni di Pci, Pds, Ds, ex segretario pd) davanti a Stefa­nia Craxi, la figlia del leader socialista che fu capo del go­verno dall’83 all’87. Occasio­ne, il libro di Stefano Rolan­do, Una voce poco fa. Politica, comunicazione e media nella vicenda del Psi dal 1976 al 1994.

Veltroni, asciutto e disteso, in attesa dell’uscita a fine ago­sto del suo nuovo romanzo, effettua, nella Sala della Mer­cede della Camera, un altro strappo con il suo passato. Ri­corda che Craxi aveva di fron­te due grandi partiti, uno sem­pre al governo — la Dc — e uno sempre all’opposizione — il Pci — in un sistema che stava bene a entrambi: massi­mo di stabilità e massimo del debito pubblico: «Craxi deci­se che bisognava cambiare gioco, porre la sinistra di fron­te al problema di una nuova leadership ». Il Pci, intanto, si trascinava quella grande mac­chia, il 1956, l’invasione del­l’Ungheria: «Ho riletto i verba­li delle riunioni del partito, fanno accapponare la pelle». Craxi nel ritratto tutte luci e niente ombre che ne fa Veltro­ni, disegna un partito diver­so, rispetto ai modelli del No­vecento, Pci e Forza Italia, «un partito fluido, moderno, capace di raccogliere anche ciò che non è omogeneo a sé, ma che si unisce attorno a de­terminate idee». E sembra che rievochi il suo Pd.

Craxi innovava ma, negli stessi anni, anche Berlinguer trasformava il Pci. Con uno sforzo, dice Veltroni, già gio­vane collaboratore di Berlin­guer, «non sufficiente al pro­cesso che bisognava mettere in campo. Il Pci soffriva l’inno­vazione come tale». Eppure Berlinguer non era certo un conservatore: «Sono tra quelli — dice Veltroni — che pensa­no che l’Unione sovietica ab­bia fatto di tutto, ma proprio di tutto, per togliere di mezzo Berlinguer...».

La platea è piena di sociali­sti di un tempo. Antonio Ghi­relli, già portavoce di Pertini. Gennaro Acquaviva, che fu trait d’union fra socialisti e cattolici. Luigi Covatta, sotto­segretario di Craxi. Enrico Mentana, prima tessera Psi nel 1974, a 19 anni. Ma spun­tano anche l’ex ministro Fran­cesco De Lorenzo, come Craxi coinvolto in Tangentopoli e Gustavo Selva. Nella ricostru­zione di Veltroni un’ombra, per la verità, c’è e riguarda l’ultima fase del craxismo: «Referendum 1991, sulla rifor­ma elettorale: Craxi anziché dire 'andate al mare', avreb­be dovuto usare quella leva per promuovere il bipolari­smo. E la riforma sarebbe po­tuta avvenire solo con una lea­dership riformista e non con una post-comunista». Era Cra­xi, insomma, il capo naturale a sinistra.

Nella memoria di Veltroni c’è anche spazio per un ricor­do che lo accomuna al leader socialista. «Nel ’96 io dissi: 'Un giorno o l’altro si dovrà arrivare a un’Internazionale né comunista né socialista, ma democratica. Nel mio cam­po, un’affermazione difficile da fare. Ma era lo stesso con­cetto che esprimeva Craxi. Og­gi è naturale per tutti pensare che Obama e il partito india­no del Congresso stiano assie­me nel medesimo organismo mondiale».

Stefania Craxi dice che è «felice di sentire Walter parla­re così». Ma non è indulgente come Walter. Afferma che il Psi di Craxi cadde anche per mano dei grandi giornali di proprietà dei «poteri forti», Fiat e De Benedetti, in disac­cordo con Confindustria sul decreto che tagliava la scala mobile: «Quei grandi giornali si portarono dietro altri gior­nali, come l’Unità , diretta al­l’epoca da Veltroni, qui pre­sente...» .

"Fai quel che devi, accada quel che può" Ernesto Rossi

angelo

  • *****
  • Post: 2336
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #61 il: 16 Luglio 2009, 15:27:43 »
Walter ha perso un'altra occasione per star zitto ma purtroppo questi sono i cavalli di razza del PD!
Di che razza non si sa.

Stanza 237

  • Assistenza tecnica
  • **
  • Post: 2249
    • Partito Democratico di San Donà
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #62 il: 16 Luglio 2009, 15:45:33 »
Quando l'ho letto ieri sono rimasto pietrificato...

angelo

  • *****
  • Post: 2336
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #63 il: 16 Luglio 2009, 18:08:40 »
Ma allora ditemelo che non è una cosa seria!

Da Repubblica



Alessandra Guerra dalla Lega al Pd

Alessandra Guerra, l'ex "pasionaria" della Lega Nord del Friuli Venezia Giulia, già presidente della Regione e della Conferenza Stato-Regione, si è iscritta al Pd. Lo ha reso noto la stessa Guerra. “Mi sono iscritta al circolo del Pd di Tricesimo, il paese in cui abito", ha detto

E a Napoli il numero delle tessere ha superato il numero degli abitanti!!!!!!!!!!!!!!!

angelo

  • *****
  • Post: 2336
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #64 il: 24 Luglio 2009, 14:30:51 »
IL FOGLIO” INCARTA, COME UN POLLO FRITTO, IL CANDIDATO ALLE PRIMARIE DEL PD - SCOVATA Una lettera riservata da Pittsburgh Imputa irregolarità amministrative - IL chirurgo DELL'antipoliticA ACCETTA e RIMBORSA (MA ORA SPIEGHI PURE...) -

Da "Il Foglio"


Ignazio Marino si presenta, anche sulla scena politica e nelle primarie per la segreteria del partito di opposizione, come un grande medico di prestigio internazionale. Gli è dovuto uno screening imparziale. Il Foglio è entrato in possesso di una lettera riservata arrivata a Marino, e da lui controfirmata, il 6 settembre del 2002.

La lettera afferma che Marino si è reso responsabile di irregolarità amministrative rilevanti, e il chirurgo accetta condizioni molto dure, severissime, di risoluzione del rapporto di lavoro con la grande struttura americana per cui operava professionalmente. Resta opaco anche un eventuale altro motivo per la separazione.

Il sette settembre del 2002, il giorno dopo aver controfirmato le accuse di irregolarità a suo carico e aver accettato di rimborsare la cifra richiesta dal datore di lavoro, il futuro senatore del Pd invia una lunga lettera alle redazioni dei giornali per spiegare le motivazioni che l'hanno costretto a dimettersi dalla guida di uno dei centri di trapianti più importanti d'Europa (l'Ismett di Palermo) che lo stesso Marino aveva fondato appena tre anni prima in collaborazione con un colosso medico e universitario di Pittsburgh, Pennsylvania.

Un colosso in cui il chirurgo dei trapianti aveva lavorato per molti anni: l'University of Pittsburgh Medical Center (UPMC). "Importanti ragioni di carattere personale", scriverà Marino, "dopo aver preso un sonnifero per riuscire a dormire prima di affrontare il passo d'addio", "mi hanno portato a riflettere sui molteplici impegni connessi al ruolo di direttore dell'Ismett".

Le "importanti ragioni di carattere personale" sono state per molto tempo un piccolo ma significativo enigma della vita di Marino. In quei giorni, le dimissioni del chirurgo ebbero l'effetto di creare un profondo sentimento di indignazione nei confronti di quei "poteri siciliani" che avevano costretto Marino a tornare in America.

"Quel tratto di penna sotto la lettera di dimissioni - scrisse Repubblica l'8 settembre del 2002 - è un sipario di ferro che si abbatte con assordante clangore sui sogni di cambiamento, di superamento del sottosviluppo, di avvicinamento all'Europa. Marino ha scelto di andarsene senza alzare la voce. Del resto, gridare non spetta a lui. Non è un politico ma un chirurgo, e continuerà a farlo lontano dalla Sicilia, maledicendola e amandola come tutti i siciliani della diaspora".

Quel tratto di penna sotto la lettera di dimissioni fece molto indignare un fronte politico di centrosinistra guidato dall'allora sindaco di Palermo Leoluca Orlando ("L'istituto è stato sacrificato a logiche clientelari"), preoccupato per l'insostenibile "fuga dei cervelli italiani" verso l'estero.

Unica nota dissonante quella del compianto Carlo Marcelletti: "Ma quale fuga di cervelli", spiegò, "per la partenza di Marino qui nessuno si è stracciato le vesti per la disperazione. Marino doveva raccontare la verità prima di andarsene e non lo ha fatto".

La verità sulla fuga del cervello genovese - che ha studiato a Roma per imparare a Pittsburgh come aprire un centro di trapianti a Palermo - è contenuta nella lettera datata 6 settembre del 2002 e inviata dall'amministrazione della University of Pittsburgh Medical Center per sanzionare la separazione con il "Dear dr. Marino".

La materia del contendere riguarda "a variety of reasons", una serie di irregolarità - "intenzionali e deliberate" - di cui Jeffrey A. Romoff (il boss dell'UMPC firmatario della missiva) ne specifica però una in particolare. In inglese si dice "a dozens of duplicate originals of receipts" e in italiano la disinvoltura si traduce semplicemente così: note spese truccate.

Pittsburgh sarà molto severa con Marino: chiederà un risarcimento in denaro, la restituzione di tutti i benefit e i materiali offerti dall'università, la rinuncia a ogni buonuscita e l'allontanamento immediato dall'università americana (dove il senatore aveva una cattedra), dal Centro Nazionale Trapianti (di cui Marino era membro) e dalla stessa Ismett.

Al futuro senatore l'UPMC prometterà discrezione sulle ragioni che hanno portato al divorzio e offrirà soltanto "neutral reference" (referenze fredde: la data di assunzione e la funzione svolta). Il Foglio non ha alcun pregiudizio personale contro Marino e anzi ha pubblicato il manifesto integrale della sua candidatura alla guida del Pd.

Ma non sarebbe male che una star della medicina, generosa del proprio status e della propria immagine nella battaglia pubblica in corso, spiegasse in modo serio e trasparente perché si precipitò a dimettersi sette anni fa da un grande gruppo sanitario americano, perché controfirmò le accuse a lui rivolte avallandole, perché diede spiegazioni reticenti o imprecise o vanitose di un passo che oggi risulta tanto opaco. Dear dr. Marino, questo pasticcio siculo-americano lo spiega meglio ai suoi elettori o no?

Fuori uno?!

merovingio

  • *****
  • Post: 2847
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #65 il: 24 Luglio 2009, 15:04:37 »
il fondale Marino non è già più limpido...ma pensa un pò...è una competizione verso il basso questa... :) Ma adesso c'è anche la Guerra...persa... :D

angelo

  • *****
  • Post: 2336
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #66 il: 24 Luglio 2009, 16:42:17 »
C'è una bella sfida tra chi è il partito più riciclone d'Italia!

merovingio

  • *****
  • Post: 2847
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #67 il: 24 Luglio 2009, 16:50:20 »
Mi sa che la raccolta è ... indifferenziata!  altro che ricicloni!  :D

angelo

  • *****
  • Post: 2336
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #68 il: 19 Dicembre 2009, 10:47:06 »
D'Alema elogia l'"inciucio" "Lo fece Togliatti con la Chiesa"
"Serve alla convivenza". Attacco alla cultura azionista

di GIOVANNA CASADIO Repubblica.it

ROMA - «Certi "inciuci" farebbero bene al paese». In nome della realpolitik, Massimo D'Alema rilancia il confronto tra Pd e Pdl. Non sono le polemiche a fermare l'ex ministro degli Esteri, che l'altra sera, nel "caminetto" dei leader democratici riunito dal segretario Bersani, aveva già messo sul tavolo il suo punto di vista. Con un paio di battute, ieri - durante la presentazione del libro "Comunisti immaginari" di Francesco Cundari - torna sulla questione dell'apertura a Berlusconi e al centrodestra, sulle riforme a cominciare da quella della giustizia. E tanto per fare un esempio di "inciucio", ricorda l'articolo 7 della Costituzione sui rapporti tra Stato e Chiesa votato dal Pci di Togliatti nell'Assemblea costituente.

«I comunisti italiani hanno sempre dovuto difendersi da questo tipo di accuse - ricorda D'Alema - C'è sempre stato qualcuno più a sinistra, una cultura azionista che ha sempre contestato questo, da quando Sofri accusa Togliatti di non volere fare la rivoluzione, dall'articolo 7 in giù che è stato il primo grande "inciucio"... ma questi "inciuci" sono stati molto importanti per costruire la convivenza in Italia, oggi è più complicato, ma sarebbero utili anche adesso. Invece questa cultura azionista non ha mai fatto bene al paese...». I dirigenti comunisti, precisa, «hanno avuto un ruolo di educare i cittadini», e di nuovo cita Togliatti e la diversità dei comunisti italiani. Dal fronte dalemiano arriva la contrarietà di Nicola Latorre alla «delegittimazione giudiziaria del premier: avendo vinto Berlusconi le elezioni, deve governare questo paese fino a fine legislatura».

Il migliore ha colpito ancora


StefanoR

  • ***
  • Post: 323
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #70 il: 20 Dicembre 2009, 18:19:21 »
L'inciucio fa bene al Paese...? Certo che sì!

Scusate, provate un attimo a mettervi nei panni di chi identifica "il Paese" con i potentati economici nazionali e internazionali senza l'appoggio dei quali non è possibile avere neppure una fettina di poetre...

Sarebbe così bello se la "base" PD si facesse un bel esamino di coscienza e avviasse una campagna di stracciamento tessere di massa...
« Ultima modifica: 20 Dicembre 2009, 18:22:08 da StefanoR »
The first superhero from New Jersey.

angelo

  • *****
  • Post: 2336
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #71 il: 21 Dicembre 2009, 18:30:04 »


Verso un partito nuovo:il PDDL

Ridiamo a D'Alema la possibilità di costituire una nuova bicamerale con Berlusconi.
Ridiamo a D'Alema la possibilità di occuparsi di nuovo del conflitto di interessi.
Ridiamo a D'Alema la possibilità di scrivere un nuovo libro per la Mondadori.

Ridiamo. :) :)

StefanoR

  • ***
  • Post: 323
Re: Lui è "il migliore"
« Risposta #72 il: 21 Dicembre 2009, 22:06:13 »


Verso un partito nuovo:il PDDL


Questo dimostra ulteriormente una mia vecchia condizione: a scappare in Argentina e a sopravvivere ai decenni sotto falso nome influenzando occultamente le sorti del Pianeta non è stato Hitler, ma Guglielmo Giannini.
The first superhero from New Jersey.