Caro Alte Vi attende una lunga quaresima
Aldo Cazzullo Corriere della sera
«Il Predellino» contro gli ex An
La nuova testata online esalta Silvio «il Capo». Su «Farefuturo» la fronda finiana
ROMA — Se c’è una parola che fa saltare sulla sedia Fini e i suoi uomini è: predellino. Dovendo trovare una testata per il nuovo quotidiano on line, destinato a diventare la punta di lancia del berlusconismo, è stata scelta l’ipotesi più oltranzista: Il Predellino. «Predellino—dice l’ideatore, Giorgio Stracquadanio— come rottura della vecchia alleanza. Scatto in avanti. Bagno di popolo», oltretutto in piazza San Babila, un tempo luogo sacro della destra. Che si è già premunita da par suo. E da un mese e mezzo manda in rete FfWebMagazine, dove Ff sta per Farefuturo, la Fondazione vicina a Fini animata da Alessandro Campi e Angelo Mellone. Linguaggio moderato, toni istituzionali e linea frondista rispetto al governo, come si deduce dai commenti dei giorni scorsi: il direttore Filippo Rossi prende posizione in difesa di Beppino Englaro indagato a Udine —«un’ingiustizia» —; Campi chiede un partito «plurale»; ci si preoccupa, come fa anche Il Secolo d’Italia, che il congresso fondativo del Pdl sfugga a liturgie craxiane o nordcoreane; si dà voce in sostanza alle preoccupazioni della parte di An ancora leale al presidente della Camera.
Fin dall’esordio non è difficile prevedere che Il Predellino sarà invece la voce degli «avanguardisti» di Berlusconi, indicato spesso come il Capo, con la maiuscola. Basti vedere come vengono trattati i suoi avversari. Esterni—«è finita la Settis- cemia» è il titolo sull’addio del presidente del consiglio superiore dei beni culturali: «Finalmente Settis se ne va. Purtroppo, non in pensione » — e interni. «Leggendo il suo nome sulla carta di identità, Letizia Brichetto Arnaboldi coniugata Moratti si sarà detta: “Caspita come siamo in tanti!”. Invece Letizia Brichetto Arnaboldi coniugata Moratti, sindaco di Milano, l’altra grande sconfitta dopo Veltroni, è terribilmente sola. La sua personale disfatta sulla gestione dell’Expo la pone in grave difficoltà...». Sul magazine di Farefuturo capita di leggere elogi dell’avversario: come quando Umberto Croppi, l’imprevedibile assessore alla Cultura della giunta Alemanno, apprezza «l’intelligente provocazione di Baricco » contro i finanziamenti ai teatri. Il Predellino invece è partito subito forte con un’intervista esclusiva a Berlusconi, inchiodato con domande spietate tipo: in questi quindici anni si è riaccesa la luce della speranza e della fiducia? Quelli del Pci avevano cambiato il nome ma non le idee? Il 27 marzo nasce il Pdl, qual è il suo stato d’animo? «Quell’intervista è stato il nostro modo di accreditarci » spiega Stracquadanio. Milanese di 50 anni, formazione radicale, portavoce del comitato per il No al referendum contro le reti Mediaset — «interrompemmo un’emozione, e nessuno ne soffrì» —, consigliere politico della Gelmini, autore con Brunetta dei libri di Libero, di Berlusconi scrive spesso i discorsi. «Dicono che io sia lo spin-doctor del presidente. E’ vero il contrario. E’ lui che dà lo "spin", la linea a me. Lo vedo poco; ma aderisco a lui in modo naturale ».
Stracquadanio cioé pensa e sente come Berlusconi. «E, come lui, considero il predellino il simbolo del nuovo partito. Il Pdl è come una holding di partecipazioni, che procede per fusioni successive, con aumenti di capitale a ogni elezione ». Per cui, come scrive Il Predellino, «anzitutto c’è Forza Italia, il partito architrave del Pdl, che porta in dote 400 mila iscritti, 4.200 coordinamenti comunali, un esercito di amministratori: poco meno di 10 mila tra sindaci, consiglieri, assessori comunali, provinciali, regionali... ». Certo, «in secondo luogo» ci sarebbe Alleanza nazionale, «con un buon radicamento particolarmente nelle regioni del Centro- Sud». Ma «ridurre il Pdl alla sommatoria di Fi e An sarebbe un grave errore». Seguono parole calorose per Rotondi, Giovanardi, Baccini, Pionati, Fatuzzo, Caldoro, Mastella, circoli di Dell’Utri e quelli della Brambilla. E Fini? «Se Fini avesse voluto impegnarsi in prima persona avrebbe chiesto gli Interni—risponde Stracquadanio —. Invece ha scelto un altro ruolo, che di recente non ha dato grande spinta politica. Bertinotti e Casini insegnano che alla fine si va a fare i presidenti della Fondazione Camera. In passato qualche ex ambiva al Quirinale; nessuno ha mai gareggiato per la leadership politica». Entrambi i giornali online nascono come luoghi di discussione sul nuovo partito. «Un partito che pensiamo plurale, aperto, non dogmatico, non personalistico—dice Filippo Rossi —, così come il nostro non è giornalismo urlato, partigiano, propagandistico».
Un partito, scrive Campi, «che avrà anche bisogno di regole chiare e cogenti, in modo da garantirne la democrazia interna e rendere un giorno possibile e agevole il passaggio da Berlusconi al berlusconismo». Passaggio remoto nei tempi, a giudicare dall’entusiasmo che traspare dai titoli del Predellino. Sulla Sardegna: «Cappellacci vola»; «Berlusconi esilia Soru». Sull’ingaggio di Mastella: «Tutti mugugnano. E se fosse un capolavoro?». L’ultimo sondaggio pubblicato dà il Pd al 21% e il Pdl al 42: il doppio. E ancora: «Uno dei motivi del suo consenso è questo: la maggior parte degli italiani ha capito che il Capo ha la testa sul pezzo». Non solo: «Silvio Berlusconi parla anche alla sinistra. Riesce a interpretare anche istanze che sono storicamente di sinistra. Riesce a dire “cose di sinistra”, laddove i leader della sinistra istituzionale rifluiscono verso forme di snobismo elitario e di sostanziale conservatorismo». I riferimenti storici sono ambiziosi. «Veni, vidi, vici, racconta Plutarco di Cesare, dopo una sua grande vittoria: “Subito marciò contro di lui Farnace II con tre legioni e dopo una gran battaglia presso Zela lo fece fuggire dal Ponto e distrusse totalmente il suo esercito”». «Silvio Berlusconi è oggi l’uomo più potente del Paese. È un leader vero, che porta avanti le sue idee con forza e determinazione. E, per usare una figura a lui cara, Erasmo da Rotterdam, con quel pizzico di follia che rende possibile le imprese più importanti ». «Berlusconi ha tutto: anche una grande capacità di sdrammatizzare. Diceva Giorgio De Chirico: “La potenza intellettuale di un uomo si misura dalla dose di umorismo che è capace di utilizzare”. Finalmente il Paese (tutto, a giudicare dai sondaggi) se ne è accorto ». Un solo dubbio: «Che, dopo anni di egemonia gramsciana, stia per cominciare l’egemonia berlusconiana? ».
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