Scusa Reginald, ma quando parliamo di relativismo culturale, pensiamo proprio a posizioni come la tua.
Il fatto che tu non condivida quelli che sono i principi fondanti della nostra cultura, non significa che essi non restino tali. È vero quello che dice viaggiatore: le regole si possono (e si devono) cambiare, ma questi cambiamenti sono il frutto di lunghe e, soprattutto, condivise riflessioni e valutazioni da parte della collettività. Il diritto penale ne è un continuo esempio: le norme si adeguano (su iniziativa del legislatore o dei Tribunali) al mutare della sensibilità sociale. La Cassazione lo chiama “diritto vivente”.
Ma finché non intervengono queste modifiche, i principi restano quelli dei nostri padri.
Un banale esempio.
Il lavoro è un principio fondante della nostra civiltà e della nostra cultura.
Ci potrebbe essere un club di amici che ritiene il lavoro non così essenziale, magari perché ogni iscritto ritiene giusto e corretto vivere mantenuto dalla mamma o comprando un gratta e vinci al giorno. Quindi, per gli amici del club, il lavoro non è un principio fondante della nostra società, perché non lo condividono.
Dovremmo modificare per questo l’art. 1 della costituzione? Non credo: liberi gli amici del club di pensare e vivere a modo loro, fermo restando che il lavoro resta un principio di fondo e comunemente accettato della nostra società.
Fuor di metafora, la famiglia è l’unione di uomo e donna, legata dal vincolo del matrimonio e finalizzata alla procreazione: altri tipi di “famiglie” non mi scandalizzano, ma non fanno parte del nostro sostrato culturale, dei principi fondanti della nostra civiltà, almeno fino a che la maggioranza degli italiani non deciderà altrimenti (attenzione: non è un giudizio sessuale, ma sociale: il vincolo del matrimonio crea doveri, prima ancora che diritti ed è su questi che si fonda la nostra società. Chi pensa di poter sostituire il matrimonio con non meglio precisati “diritti dei conviventi” sovverte un fondamento della società).
Non voglio polemizzare sull’islam, perché sarebbe fuori tema, ma in Marocco non hanno fatto entrare mia moglie in moschea, al sud dello stesso paese non hanno fatto entrare neppure me. Non saranno stati grossi problemi, ma sono mai stato in Iran o in Afganistan…
Per quanto riguarda l’intervento di RM, io penso proprio che l’inquinamento delle varie culture porterà alla perdita della cultura.
Mangeremo tutti gli stessi hamburger (o kebab), metteremo tutti le stesse scarpe, guarderemo tutti la stessa TV (compagni, dite qualcosa per favore!).