Mi fa molto piacere che si riesca a parlare con serenità e (quasi) senza i soliti banali luoghi comuni di una battaglia della seconda guerra mondiale e, soprattutto, degli uomini che l'anno combattuta.
Ho detto fin dall'inizio della discussione che la guerra è una tragedia immane, per cui nessuno si è mai sognato di cantare le lodi della seconda guerra mondiale o, men che meno, del regime fascista.
Ritengo (e molti di quelli che erano da Tonetto lo ritengono con me) che per molti anni ci siano stati in Italia morti di serie A (le vittime della repressione nazifascista) e morti di serie B (gli infoibati, ad esempio, o i ragazzi di El Alamein...).
Senza revisionismi o ricerca di facili consensi (il sangue dei vinti ecc. ecc.) crediamo sia opportuno superare queste divisioni insensate: era un eroe Giorgio Perlasca ed era un eroe Giacomo Matteotti.
Fu un grade italiano anche Paolo Caccia Dominioni e lo fu l'ammiraglio Luigi Durand de la Penne. Come lo furono Fulippo Turati e Antonio Gramsci.
Non è un tentativo di mettere tutti sullo stesso piano, ma la semplice volontà di ricordare ed onorare tutti coloro che hanno fatto grande il nostro paese, anche combattendo (e magari morendo) per le lore idee o, semplicemente, per obbedire alla legge, che non penso affatto venisse percepita dalla stragrande maggioranza degli italiani come oppressiva e violenta...
(quanti furono i professori che rifiutarono il giuramento di fedeltà al regime? gli altri erano tutti mone o fascisti? il consenso, in realtà, ci fu e fu enorme, tale da plasmare l'Italia in un modo che oggi non concepiamo neppure ma che, di fatto, non possiamo seriamente negare).
A questo ultimo proposito, a Reginald vorrei ricordare che dobbiamo sempre contestualizzare le cose: l'Italia e l'Europa di 60 anni fa erano molto diverse da come lo sono oggi, erano diverse le sensibilità e la coscienza, individuale e collettiva.
Partire per la guerra, allora, aveva un significato enormemente diverso da quello che può avere oggi, ovviamente, anche per colpa dela propaganda fascista, della retorica di regime, della cultura in genere: come dimenticare gli arditi della prima guerra, i Futuristi... non erano certamente tutti fascisti ante litteram... era così, dobbiamo farcene una ragione.
Nelle altre nazioni era la stessa cosa, meno labari e truci cerimonie, ma il colonialismo, il razzismo, la guerra di conquista non li ha inventati il Duce...
Ci dimentichiamo dei francesi in algeria, degli inglesi in india o degli americani in casa loro con i neri?
C'era la guerra, era ritenuto giusto andarci, ci si poteva credere di più o di meno ma, per certo, chi ci andò ritenendo di fare il proprio dovere non era necessariamente un criminale fascista: per tutti questi ragazzi credo sia opportuno serbare una parola, un ricordo e, per chi ci crede, una preghiera.