Il Rock&Doc è migrato a Noventa. Tutti lo sanno, la vicenda è stata ampiamente discussa anche per le sue più o meno velate implicazioni politiche. Fatto sta che questo clamoroso errore strategico da parte dell'amministrazione sandonatese è solo la proverbiale punta dell'iceberg.
Forse pochi lo sanno, ma nel 2006 San Donà ha ospitato il primo festival in Italia dedicato ad arte e software prodotti con licenze Creative Commons - CC Festival. Un'idea originale, quindi, che se fosse stata osservata, seguita e curata avrebbe certamente avuto del potenziale. E invece no; dopo una prima edizione avventurosa e - per forza di cose - un po' improvvisata, il festival è emigrato in quel di Parma.
Ma non finisce certo qui. L'ormai mitico Gruppo96, che per dieci anni, sull'altra riva del Piave ha portato avanti con coraggio, determinazione e sacrificio il progetto di Fiesta, proponendo cose spesso originali e inedite, è pressoché defunto. La mancanza di appoggio da parte degli enti pubblici una volta esaurito il connubio con il Musile dell'era menazziana, e la mancanza di rinnovo fra gli aderenti all'associazione hanno fatto sì che tutto (o quasi) finisse nel silenzio e in un sostanziale dimenticatoio.
Infine, e lo cito per ultimo per non essere tacciato di partigianeria, c'è il caso dell'associazione PuntoGiovane, che per una serie di ragioni quest'anno non organizzerà neppure - come era accaduto nelle due estati precedenti - il cineforum. Anche qui, l'atteggiamento dell'amministrazione ha avuto un peso tutt'altro che trascurabile.
Insomma, direi che la conclusione che si può trarre da tutto ciò è chiara: l'amministrazione sandonatese ha deciso in modo deliberato di non investire in attività culturali, o in organizzazione di eventi promossi da associazioni operanti nel territorio e costituite da giovani.
Non solo: a quanto pare, è lo stesso pubblico sandonatese a non sentire il bisogno di una maggiore offerta culturale, più diversificata e d'avanguardia.
Questa è stata una delle ragioni fondamentali per cui ho deciso di andarmene da San Donà. Dove vivo attualmente, la situazione è diversa solo in apparenza, dato che le logiche vigenti nel mondo della promozione culturale premiano raramente l'originalità, il coraggio e la qualità... ma se non altro, c'è una diffusa esigenza da parte delle persone che vivono la città ad avere un'offerta culturale varia e aggiornata. Il che lascia comunque qualche speranza per il futuro.
Posso capire che a San Donà i cittadini come l'amministrazione possano avere altre priorità. Ma faccio anche notare che se non c'è una prospettiva per la cultura, c'è il serio rischio di un'involuzione morale e intellettuale - che peraltro, ahimé, mi sembra già di ravvisare.
Il territorio di San Donà non è affatto povero. Non è povero né in termini di risorse economiche, né in termini di idee o di originalità. Il fatto è che, se per timore di "sperperare" le prime (timore che in realtà è il riflesso di una certa ipocrisia) si lasciano svanire le seconde, il territorio si impoverisce. Un serio investimento in cultura - che sarebbe nelle possibilità dell'amministrazione sandonatese - garantirebbe invece un ritorno a lungo termine che, anche se difficilmente quantificabile, determinerebbe un significativo miglioramento della qualità della vita in tutto il territorio.
In conclusione: se alla popolazione di San Donà di tutto questo non interessa nulla, pazienza; sappiate solo che così ci si condanna alla marginalità e alla disgregazione. Ma se c'è una qualche sensibilità nei confronti del problema, l'unica soluzione è fare pressione nei confronti dell'aministrazione affinché la situazione cambi.
Attualmente, se non ci sono stati cambiamenti in questi ultimi mesi, assessore alla cultura è il sig. Piero Furlan. Penso sia chiaro a tutti che il sig. Furlan, che da altri punti di vista è senz'altro un'ottima persona, non è all'altezza del compito che si è assunto. Non lo dico io; sono i risultati a parlare chiaro. Inoltre, dopo un primo mandato decisamente grigio, l'assessore Furlan è stato riconfermato; e la vita culturale del territorio è oggi più stagnante che mai.
Ci sono quindi sia delle buone ragioni per muoversi, sia delle precise responsabilità. Se la questione è di interesse pubblico - come io penso sia - ci sarebbero quindi tutte le condizioni perché i cittadini "chiedano soddisfazione", ossia richiamino l'assessore e la giunta ai propri impegni, e, prima di questi, alle proprie responsabilità nei confronti del territorio.
Se la cosa non fosse invece considerata di interesse pubblico... beh, allora buona fortuna, cari sandonatesi. Ne avrete certamente bisogno, perché un futuro senza cultura e senza partecipazione, è un futuro a metà.