Questo è il testo originale del comunicato dato alla stampa dall'Associazione Vivilabici:
Associazione Culturale VIVILABICI (aderente alla F.I.A.B., Federazione Italiana Amici della Bicicletta)
Via Giorgione, 4/A/21 – cap. 30027 – San Donà di Piave (VE)
Fax 0421 1880141- e-mail:
associazione@vivilabici.it Sito internet:
www.vivilabici.it San Donà di Piave, 13 giugno 2009
Alla redazione locale de ‘Il Gazzettino’
Alla redazione locale de ‘La Nuova Venezia’
Alla redazione di Radio Sandonà
E, p.c. All’Assessore alla Viabilità del Comune di S. Donà
Al Comandante della Polizia Municipale di S. Donà
Oggetto: articoli della stampa locale riguardante le multe ai ciclisti.
In merito agli articoli pubblicati dai giornali locali in data 12 giugno 2009 e riguardanti le sanzioni
inflitte a due ciclisti sandonatesi per il mancato uso delle piste ciclabili vogliamo far presente anche
il punto di vista di chi, quotidianamente, usa la bicicletta per spostarsi in ambito cittadino.
Fermo restando che le norme che regolano la circolazione dei veicoli sulle strade vanno rispettate
sia da chi conduce un mezzo motorizzato sia da chi è in sella ad una bicicletta (o ‘conduce un
velocipede’ come recita il Codice della Strada) riteniamo che la rigida applicazione della normativa
non risolva il problema della sicurezza degli utenti deboli cioè pedoni e ciclisti.
Riguardo alla normativa, l’art. 182 del Codice della Strada recita “I velocipedi devono transitare
sulle piste loro riservate quando esistono, salvo il divieto per particolari categorie di essi, con le
modalità stabilite nel regolamento”.
Su questo punto il regolamento è piuttosto vago (“Per la circolazione dei velocipedi sulle piste
ciclabili, come definite all'articolo 3 del Codice, si applicano, ove compatibili, le norme di
comportamento relative alla circolazione dei veicoli) mentre l’art. 3, al punto 39, dà la seguente
definizione di pista ciclabile: ‘parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata,
riservata alla circolazione dei velocipedi’.
Ora tutte le piste del comune di S. Donà (con l’eccezione di qualche brevissimo tratto) sono
ciclopedonali e non ciclabili. Sono cioè riservate sia ai pedoni che ai ciclisti senza alcuna linea di
separazione tra le due diverse utenze. In alcuni casi, vedi ad esempio la pista di via Nazario Sauro,
vi sono delle impronte di piedi sparse qua e là che creano ancora più confusione e costringono il
ciclista che diligentemente percorre questa pista a procedere con uno slalom tra pedoni che si
spostano da un lato all’altro senza preavviso. Il bravo ciclista quindi senza volerlo arriva spesso
alle spalle del pedone creando situazioni di pericolo.
A proposito poi dei ciclisti che, talvolta, ‘invadono’ i marciapiedi vogliamo far notare, a titolo di
esempio, che la pista di via Zanutto si interrompe sul marciapiede di via Carrozzani e quindi il
ciclista, per tutelare la propria incolumità, evita una brusca immissione in carreggiata tendendo a
proseguire per qualche metro lungo il marciapiede. Altro esempio di uso (più frequente) del
marciapiede da parte dei ciclisti è quello di Via Battisti: il tratto che va dall’incrocio con via
Risorgimento all’incrocio con Corso S. Trentin è oltremodo pericoloso data la ristrettezza delle due
corsie previste in questo senso di marcia. Il ciclista dovrebbe transitare nella corsia di destra a
ridosso del porticato ma ciò gli è impedito dai veicoli in sosta 24 ore su 24 anche se la sosta, come
dicono i cartelli, dovrebbe essere limitata alle operazioni di carico e scarico: a proposito perché non
si usa la stessa solerzia delle ‘multe’ al ciclista per mancato uso delle piste ciclabili iniziando a
sanzionare anche l’automobilista indisciplinato che lascia la sua auto per ore in sosta in una zona
riservata al carico/scarico merci ?
Anche il marciapiede di Via XIII Martiri viene, per qualche tratto, utilizzato dai ciclisti in quanto le
auto in circolazione e quelle in sosta non lasciano libera quella corsia ideale che il ciclista possa
percorrere in sicurezza. A chi obietta che il ciclista, in questo caso, potrebbe utilizzare la pista di via
N. Sauro, rispondiamo che è ora di smetterla di considerare questa come unica pista che porti in
centro città. Perche non si pensa ad una sistemazione di altre strade quali ad esempio, via Marconi,
piazza Rizzo, Via Battisti, via Libertà , via Dante come itinerari che il ciclista può percorrere per
recarsi in centro ? Stesso discorso per via Ferro e vicolo Nuovo: potrebbero diventare collegamenti
ciclopedonali trasversali tra una direttrice ed un’altra.
In mancanza di tutto questo i ciclisti sono spesso costretti ad utilizzare i marciapiedi per tutelare la
propria incolumità.
In linea di principio siamo tutti d'accordo che laddove ci sono le piste bisogna usarle ed è per questo
che noi chiediamo che vengano collegate fra di loro, però molto spesso non è così.
L’amministrazione comunale sandonatese ha fatto tanto per quel che riguarda la ciclabilità, ma si
deve rendere conto che siamo solo agli inizi di un lavoro che poteva e può essere fatto meglio e che
richiede ancora tanti interventi. E', chiaro che il tutto dipende da che città vogliamo diventi S.
Donà: se la vogliamo davvero a dimensione di bambino e di anziano, o se la preferiamo una
passerella di un carosello continuo di auto che la fanno da padrone.
La pista ciclabile è utile, deve essere ‘a norma’ e deve essere utilizzata dal ciclista quando c’è ma è
anche inefficace per la sicurezza se non accompagnata da interventi che riguardano la moderazione
del traffico motorizzato.
Noi abbiamo più volte offerto la nostra collaborazione all’Assessore Contarin e dobbiamo
riconoscere che alcuni nostri suggerimenti in tema di sicurezza di piste ciclabili sono stati recepiti
ma manca ancora una strategia globale o almeno non ne siamo a conoscenza visto che ogni volta
che abbiamo posto il problema ci è stato risposto di attendere la definizione del P.U.T. (Piano
Urbano del Traffico).
L’Associazione Culturale Vivilabici ha prodotto una mappatura ‘puntigliosa’ delle piste
ciclopedonali del comune di S. Donà; ne ha sottolineato i problemi producendo un documento che
periodicamente viene aggiornato. Perché queste risorse non vengono utilizzate magari con un
nostro coinvolgimento nella stesura del PUT, almeno per quanto riguarda l’aspetto piste ciclabili ?
Cordiali saluti,
Gianni Murer
(presidente dell’Associazione Culturale Vivilabici)