Il problema che pone GamberoRosso effettivamente esiste.
Ce lo siamo posti anche noi (parlo come iscritto alla LIPU di San Donà): se il piccolo è di gufo, di sparviero o di falco cuculo, tanto per fare alcuni esempi di nidificanti che possono avere problemi in questo periodo, non c’è dubbio che vale la pena di recuperarli e fare il possibile per curarli.
Ma se è un piccolo di gabbiano reale o, come in questo caso, di gazza, vale sempre la pena di darsi da fare?
Noi pensiamo di sì, perché si tratta pur sempre di un esemplare ancora non autonomo in difficoltà: è una scelta che vorrei definire “etica” (perdonate l’uso del termine per una questione di così modesta rilevanza).
Secondo me non si spara alle gazze come non si spara alle cicogne.
Si recuperano i piccoli di gazza come si farebbe per un piccolo di cicogna…
È un po’ quello che succede a Pasqua: perché dobbiamo fermare la “strage” degli agnelli? Forse che se mangiamo un pollo o una bistecca di maiale cambia qualcosa?
In realtà, è solo perché l’agnellino fa tenerezza mentre, infondo, del maiale ce ne infischiamo tutti…
Facciamo in modo che non sia la stessa cosa per i piccoli che cadono dal nido: non è un ragionamento economico (il costo vale il risultato?), né spiccatamente ambientalista (concentriamoci sulle speci a rischio), ma solo di amore per la natura.