Autore Topic: Per riflettere  (Letto 464 volte)

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Per riflettere
« il: 20 Giugno 2009, 19:35:12 »
Dal sito del giornalista Paolo Barnard:


Il Times e Berlusconi: macché Noemi
di Paolo Barnard

Che il Times di Londra arrivi a scrivere un editoriale dove chiama il capo di governo di un Paese europeo “clown” e  “buffone sciovinista”, e ciò solo per motivi di indignazione politica, lo lascio credere ai giornalisti, ma noi persone raziocinanti dobbiamo andare oltre. Un quotidiano della portata del Times, storico bastione del conservatorismo mondiale, voce internazionale dei Consigli di Amministrazione più potenti del pianeta, non si muove così violentemente per così poco (Noemi e festini), né è pensabile che abbiano scoperto solo oggi che Silvio Berlusconi alla guida del G8 è come un orango alla guida di un pullman. La scusante ufficiale per quell’editoriale di fuoco ai danni del Cavaliere è un insulto all'intelligenza. Rattrista, ma non stupisce, che in Italia nessuno dei paludati opinionisti pro o anti ci stia pensando.

Il motivo è altro, non v’è dubbio, ed è assai più importante. Per farvi capire, cito la caduta dal potere del dittatore indonesiano Suharto nel 1998. Uno dei peggiori assassini di massa del XX secolo, nulla da invidiare a Hitler per numero di morti, era il cocco di mamma degli USA e della Gran Bretagna, media inclusi, che lo adoravano perché obbediva puntigliosamente a ogni diktat dell’establishment economico neoliberale d’Occidente e soddisfaceva ogni sua voracità di profitto, naturalmente a scapito dell’esistenza di milioni di disgraziati suoi connazionali. Nel 1997 Suharto fece l’errore delle sua vita: disobbedì al Tesoro americano (leggi Fondo Monetario Internazionale), una sola volta. L’allora Segretario di Stato di Clinton, Madeleine Albright, gli disse due parole secche. Fine di Suharto.

Torno in Italia. Io sono convinto che lo stesso meccanismo sia in opera col nostro capo di governo. Deve aver fatto qualcosa di non gradito a chi oltrefrontiera aveva scommesso su di lui. Forse non gli sta obbedendo, da troppo tempo, e la corda si è spezzata, dunque l’attacco del Times. C’è un’ipotesi ragionata (e qui documentata) che vale la pena considerare e ve la propongo come riflessione. Naturalmente, seguendo lo schema Suharto, per l’establishment degli investitori internazionali non è altrettanto facile sbarazzarsi di Berlusconi. Un dittatore al tuo soldo lo sciacqui giù dal lavandino con relativa semplicità, basta chiudere i rubinetti che lo foraggiano. Per un leader democraticamente eletto le cose sono molto più  complesse. Di mezzo c’è la sua gente (noi) che ahimè lo vota, e continua a votarlo. In quei casi la strategia è altra, e nel mondo anglosassone si chiama ‘character assassination’. Lo si dipinge sui maggiori media compiacenti come uno scandaloso incapace, si fanno cordate con alcuni media dell’opposizione interna, e si spera che in tal modo egli ne riceva un danno elettorale. Ma soprattutto gli si manda un messaggio, chissà mai che non si ravveda. Purtroppo per i manovratori, in questo caso hanno a che fare con gli italiani, e questo non l’avevano previsto. Ma continuiamo.

Berlusconi entrò sulla scena politica come il tipico Liberista economico (Liberal Economics), colui cioè che invoca privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti. Nelle Corporate Boards della City di Londra come a Bruxelles fu un giubilo unico. Era il 1994, Tangentopoli aveva appena eliminato quella fastidiosa classe politica così statalista, popolana, centralista, che non piaceva affatto alla classe dei neoliberisti rampanti di Londra e Washington. L’ipotesi che Tangentopoli sia stata teleguidata dall’esterno proprio per far strada alla Liberal Economics sul modello Thatcher/Reagan, non è cospirazionismo da Internet; ne discussi molto seriamente una sera con l’ex magistrato del pool Gherardo Colombo, che già ne sapeva qualcosa. Torniamo al ’94. Dopo pochi mesi fu chiaro che l’uomo di Arcore era tutto meno che un purista del mercato. Prima cosa, nella sua compagine di governo troneggiavano (ancora oggi) partiti simil-nazionalisti con legami molto radicati con le classi medio-basse, e avversi al concetto di leadership finanziaria sovranazionale incontrastata. Secondo, e ancor più cruciale, Berlusconi non dava segno di voler trasformare la ricca Italia in una trincea del capitalismo speculativo d’assalto, col minor numero di regole possibili, e paradiso degli investitori selvaggi. E mai lo ha fatto. L’Italia dei tre mandati del Cavaliere rimane ancora oggi un Paese tradizionalista nel Capitale, nelle banche, zeppo di zavorre statali, poco profittevole (questo fra parentesi ci ha salvato dal crack finanziario USA, ma agli investitori frega nulla di noi cittadini e dei nostri risparmi, nda). L’ipotesi è dunque che nella stanza dei bottoni i famelici Padroni del Vapore si siano spazientiti dopo anni di frustrazione dei loro piani per l'Italia, ergo l’attacco del Times. Vediamo i fatti.

Siamo nel 2004, la prestigiosa e influente fondazione di destra neoliberale Stockholm Network di Londra pubblica un rapporto dove si legge “Alberto Mingardi e Carlo Stagnaro (due teorici ultra Liberisti italiani, nda) sono delusi dalla differenza fra la retorica del Libero Mercato di Silvio Berlusconi e la sua reale capacità di fornire le tangibili riforme dell’ostinata burocrazia statale italiana” (1). Parole che trovano eco su decine di pubblicazioni della destra economica europea, sigle troppo oscure per questo contesto, ma tutte improntate a un senso di delusione verso le politiche economiche di Silvio. Passano due anni e il noto Economist (che non è quel bastione di progressismo che alcuni sciocchi qui pensano, nda) scrive: “L’Italia necessita urgentemente di riforme radicali, ma la coalizione di Berlusconi, che in  teoria doveva essere dedita al Liberismo economico, ha fatto quasi nulla nei suoi 5 anni al governo” (2). Da notare che siamo nel 2006, a poco dall’avvento del governo Prodi, che riceverà in quegli anni il plauso di una ridda di fanatici del Libero Mercato, come il Fondo Monetario Internazionale, e il motivo c’è: Prodi alla Commissione Europea fu uno dei falchi del Liberismo economico, e nella stanza dei bottoni sapevano bene a quel punto che per ottenere le radicali riforme del lavoro e della finanza, in Italia era sui dalemiani che bisognava puntare, visti i tentennamenti di Silvio. Dopo pochi giorni esce il tedesco Der Spiegel: “L’amministrazione Berlusconi non ha mai mantenuto le promesse di taglio alle tasse, ulteriori privatizzazioni, e riforme strutturali necessarie per aumentare la competitività e privare le burocrazie del potere”. (3)

Dopo pochissimo dall’elezione di Prodi, l’università di Harvard negli USA indice un seminario ultra neoliberal sull’economia italiana, presente anche Gianfranco Pasquino (ops!). Nella pubblicazione degli atti si leggono le parole di Alberto Alesina, professore ‘Nathaniel Ropes’ di politica economica nel prestigioso ateneo, che dopo aver ricordato i compiti futuri del bravo Prodi, dice: “L’Italia ha problemi gravissimi, ha bisogno di una iniezione di libero mercato con riforme economiche neoliberali… fra cui ridurre le tasse, tagli all’impiego pubblico e alle pensioni, rafforzare il settore dei servizi, e rendere più facili i licenziamenti”. (4) Cioè una pessima pagella, a suo dire, dei precedenti anni di Berlusconi, che anche l’Economist continuava  a definire “assai scarsi di riforme delle insostenibili pensioni e dell’inflessibile (sic) mercato del lavoro”, da parte di un leader “mai veramente interessato alle riforme” (5). Il fuoco di sbarramento contro il ‘disobbediente’ Cavaliere è a questo punto massiccio. Le bordate arrivano anche dagli USA, e proprio guarda caso allo scadere del breve mandato Prodi. Il Wall Street Journal, voce dei falchi fra i falchi della finanza di destra, scrive a pochi giorni dalle elezioni del 2008 che “Berlusconi ci ha deluso in economia durante il suo ultimo mandato”. La vicenda Alitalia sta infuriando, cioè, sta infuriando gli investitori esteri assetati di affari sul cadavere della nostra linea aerea, mentre Berlusconi osa ipotizzare una cordata italiana per il salvataggio. Scrive il WSJ: “Berlusconi la scorsa settimana se n’è uscito contro la vendita di Alitalia, e questo è un segnale di mancanza di dedizione alle riforme”…. “Air France-KLM volevano garanzie che i sindacati e i politici non bloccassero le dolorose ristrutturazioni (per i lavoratori, nda)” E dopo due righe di plauso per il compiacente Veltroni, il quotidiano dà l’affondo: “Berlusconi aveva promesso tagli alle tasse, riforme del mercato del lavoro e liberalizzazioni, ma ha fallito in tutto… Egli si è rivelato più un nemico corporativo del Libero Mercato che un Liberista economico disposto a fare ciò che è  necessario” (6)

Alitalia non va giù agli investitori internazionali, e infatti non poteva mancare la regina dei loro quotidiani, il Financial Times, che tenta nel settembre del 2008 di mandare un richiamo all’insubordinato Cavaliere, suggerendogli di “… seguire l’esempio della Thatcher, e di sfidare i sindacati a scoprire le carte, così da far scoppiare l’ascesso (sic) di 30 anni di relazioni sindacali italiane irresponsabili e dannose” (7). E ancora: “Nonostante la sua immagine da imprenditore neoliberale, Berlusconi, dicono i critici, si trova a suo agio a fare il dirigista statale, con l’Alitalia in primis. La compagnia viene consegnata a un gruppo italiano e sottratta ai compratori stranieri” (8) E che il Financial Times avesse anch’egli dichiarato una guerra permanente a Berlusconi, anche se con metodi decisamente più ortodossi di quelli del Times, lo dimostra quanto ha scritto poche settimane fa, con toni sprezzanti: “Il suo primo governo nel 1994 non ha combinato nulla. I suoi cinque anni al potere dal 2001 al 2006 sono stati noti per aver fallito di nuovo nell’introdurre in Italia le riforme Liberiste così essenziali al Paese per essere competitivo nell’eurozona” (9).

Ricordo a questo punto, per chi si fosse perso, che questo coro martellante che pronuncia sempre le parole magiche ‘riforme’ e ‘Liberismo’, altro non chiede se non la solita ricetta precedentemente descritta: privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti (come peraltro leggibile nelle dichiarazioni riportate). La ricetta, cioè, che di noi persone e del nostro sangue versato se ne fotte, e che pretende solo una cosa: Unlimited Corporate Profits. Ne è un esempio brillante una delle raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale (leggi il Tesoro USA) fatte all’Italia allo scadere del 2008, altro rimbrotto al Cavaliere. E’ profferta con un linguaggio omeopatico, ma la si può leggere fra le righe: “Gli autori apprezzano in Italia gli sforzi per diminuire la disoccupazione (nota dell’autore: si preoccupano dei nostri senza lavoro?). Gli autori incoraggiano una seconda tornata di riforme del mercato del lavoro, per rafforzare il legame fra redditi e produttività (nda: vale a dire il valore e la qualità di vita della persona misurato unicamente in termini di contributo al profitto altrui). Gli stipendi devono adeguarsi alle differenze regionali (nda: gabbie salariali, su cui il FMI insiste da tempo), il lavoro a tempo indeterminato deve essere più flessibile (nda: già praticamente non più in offerta, qui si chiede che sostanzialmente scompaia), in tandem con una rete di ammortizzatori sociali maggiorati (nda: ci risiamo, socializzare i danni e privatizzare i profitti, cioè lo Stato paga per la disperazione dei lavoratori, le aziende licenziano e si ri-quotano in borsa).” (10) Questa abiezione sociale è ciò che realmente si cela dietro alla parola ‘riformismo’ (Rutelli, Prodi e D’Alema + seguaci prendano nota).

Ma torniamo a Silvio Berlusconi. L’ultimo avvertimento gli giunge proprio dal Times il 7 maggio 2009, e in toni inequivocabili: “Nei suoi due maggiori mandati Berlusconi ha fallito nelle riforme così disperatamente urgenti in Italia… La UE e l’OECD continuamente rivelano l’eccessiva regolamentazione del business (in Italia, nda)… I lavoratori statali rimangono protetti… e le sue sbandierate riforme del sistema pensionistico sono state minimali… le tasse rimangono alte, e la resistenza del suo governo a tagliare la spesa pubblica è enorme” (11).

Tre settimane dopo, il possente quotidiano britannico perderà di colpo la sua celebrata compostezza dopo 224 anni, e dalle sue pagine partirà un attacco sgangherato e volgare a Silvio Berlusconi. Vi si leggerà che è “un clown”, “un buffone sciovinista”, un playboy patetico, la cui performance con le signorine e nei confronti degli italiani curiosi della vicenda Noemi è inaccettabile, per il bene della democrazia e del mondo intero. Certo, come no.

E così, di nuovo, l’Italia antagonista di sinistra si è fatta infinocchiare degli isterismi dei D’Avanzo, Travaglio e Santoro, Grillo e compagnia, ha di nuovo eletto a suo paladino l’ennesimo baraccone di destra neoliberale (dopo Freedom House), e insiste nell’ignorare che ciò che gli sta corrompendo la vita non è il lodo Alfano, o Emilio Fede, né il burattino Berlusconi, ma sua maestà Il Burattinaio, leggi Liberal Economics and Corporate Power. Eppure Clinton ce l’aveva detto: “It’s the economy, stupid”.

 

Nota a margine per l’Egregio direttore del Times:

“Sir, non mi risulta che negli anni cha vanno dal 1997 al 2007 il Suo giornale abbia mai usato termini così aggressivi per Mr Tony Blair, PM, mentre si rendeva corresponsabile di crimini contro l’umanità (Turchia, Timor, Ex Yugoslavia, Iraq, Palestina, Afghanistan…) e di alto tradimento della patria mandando a morire truppe britanniche su basi mendaci, oltre ad aver ridotto le classi disagiate della Gran Bretagna a livelli di povertà “pre-Vittoriana” (The Guardian), tanto che l’organizzazione  Medecins du Monde ha dovuto aprire delle tende-cliniche di strada in diverse periferie urbane britanniche. Gradirei una spiegazione, Sincerely Yours, Paolo Barnard"

Note:

1) Stockholm Network, THE STATE OF THE UNION: MARKET-ORIENTED REFORM IN THE EU IN 2004

2) The Economist 7/01/2006

3) Der Spiegel 30/01/2006

4) April 20, 2006, Harvard Gazette

5) The Economist, Apr 3rd 2008

6) WSJ  MARCH 25, 2008

7) Financial Times, Sep 22 2008

8) FT, October 18 2008

9) FT, May 28 2009

10) INTERNATIONAL MONETARY FUND ITALY: Staff Report for the 2008 Article IV Consultation. Prepared by Staff Representatives for the 2008 Consultation with Italy. January 7, 2009

11) The Times, 07 May 2009


Stanza 237

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Re: Per riflettere
« Risposta #1 il: 20 Giugno 2009, 23:49:50 »
Interessante quanto spaventevole...

angelo

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Re: Per riflettere
« Risposta #2 il: 21 Giugno 2009, 01:11:17 »
Stanza non ti preoccupare, è un altro Giulietto Chiesa!
Ecco come scrive di se stesso
CHI SONO

Sono un giornalista, o forse lo sono stato, e come tale ho lavorato per innumerevoli testate nazionali fra quotidiani e periodici, per la televisione in RAI, per riviste di cultura, per agenzie di stampa, per testate online. Mi sono occupato soprattutto di politica estera. Mai assunto, mai contrattualizzato. Ho scritto libri su terrorismo internazionale, Palestina e Israele, e sull’umanizzazione della Medicina. Ho tenuto conferenze per anni in giro per l’Italia sui temi delle mie inchieste (quelle di Report, RAI) e sul mio impegno come attivista per un ‘mondo migliore’. Nella mia vita ho fatto forse più volontariato che giornalismo, in campi diversi come i Diritti Umani, l’esclusione sociale, la lotta alla povertà nel mondo, l’aiuto agli ammalati terminali, l’impegno civico. Ho vissuto in Gran Bretagna e in parte negli USA.
Mai iscritto a un partito, mai appartenuto a gruppi d’interesse legati al potere, mai raccomandato ovviamente; non ho mai compiaciuto a chi stava sopra di me sul lavoro, e per essere libero ho sempre fatto tutto quello che in questo Paese ti garantisce la non-carriera. Infatti non ho fatto carriera, non all’interno del Sistema né nelle nutrite fila dell’Antisistema (che richiede la medesima omologazione). Ho un attaccamento fortissimo al senso di giustizia, non sto zitto e dico ciò che penso sempre, a qualunque costo. Ho pagato e pago per questo prezzi alti, talvolta al limite del sopportabile.
Detesto in modo assoluto la cultura dei ‘personaggi’, la cosiddetta Cultura della Visibilità (leggi Vip), sia quella massmediatica propria del Sistema che quella ‘antagonista’ del nostro Antisistema. La considero il peggior veleno che sia mai stato inoculato nel tessuto civico italiano, e in generale dei Paesi occidentali. Ci ha distrutti, pochissimi si rendono conto fino a che punto. Credo fortemente nella parità di tutti, nell’importanza di ciascuno a prescindere, nessuno conta più di qualcun altro. Mai.
Per le mie idee e per ciò che ho fatto sto molto antipatico al Sistema e ancor di più all’Antisistema. Una condizione piuttosto insolita, e ora non so da che parte girarmi.
P.B.

Praticamente è un narciso che è fallito dovunque ma si considera il più bravo,il più intelligente,quello che ha capito tutto prima degli altri,alla sera si gaurda allo specchio e si batte le mani davanti alla sua telecamera.
Hai presente Pecoraro Scanio e Capezzone: ecco un misto in salsa inglese

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Re: Per riflettere
« Risposta #3 il: 21 Giugno 2009, 09:01:12 »
Praticamente è un narciso che è fallito dovunque ma si considera il più bravo,il più intelligente,quello che ha capito tutto prima degli altri,alla sera si gaurda allo specchio e si batte le mani davanti alla sua telecamera.
Hai presente Pecoraro Scanio e Capezzone: ecco un misto in salsa inglese

Niente di più sbagliato. Prima di ricavare giudizi così drastici, ti inviterei (1) a leggere attentamente qualcuno dei suo articoli, (2) a informarti sulla sua vicenda personale.

Paolo Barnard è stato corrispondente per i maggiori quotidiani nazionali all'estero, svolgendo il suo lavoro con grande professionalità e correndo parecchi rischi - una professionalità che gli è stata peraltro riconosciuta da molti. E' stato inoltre impegnato in attività a cavallo fra l'informazione e il volontariato, lavorando sul delicato tema dei diritti del malato. E' stato inoltre uno dei fondatori di Report, programma per il quale è stato autore di numerosi reportage, e che ha abbandonato a seguito di un episodio di quella che Barnard definisce "censura legale".

Si tratta insomma di una persona che, al di là di alcuni eccessi, si è sempre segnalata per il suo impegno e la sua coerenza. Guarda caso, infatti, non è mai diventato "famoso", non è mai diventato una star; a differenza dei vari Travaglio, Grillo, Santoro, Chiesa ecc non pubblica instant book a raffica, non si esibisce su palchi di fronte a migliaia di persone, non fa il protagonista della scena in qualche programma in prima serata Rai.  

Paolo Barnard, in altri termini, ha pagato e paga sulla propria pelle il prezzo dell'indipendenza da qualunque tipo di dinamica parrocchiale o vippistica. Giusto per citare un caso che mi riguarda in prima persona; qualche anno fa lo contattai perché venisse a presentare un suo libro al Salone dell'Editoria di Pace di Venezia. La sua risposta fu, nella sostanza: non ha nessun senso che io venga a presentare il mio libro di fronte a persone che annuiscono compiacenti perché già sanno quello che c'è scritto o, quanto meno, già lo condividono; lo sforzo dovrebbe essere quello di raggiungere tutti gli altri. Rinunciò quindi ad un'occasione di pubblicità e ad un probabile compenso per coerenza con la sua idea per cui i giornalisti sono soltanto "fonti", non devono diventare star; devono quindi "sgonfiare" il proprio ego e lasciare che sia ciascun singolo individuo a passare in primo piano.

Narciso, quindi? Travaglio è un narciso, semmai.
« Ultima modifica: 21 Giugno 2009, 09:04:26 da GamberoRosso »

mah

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Re: Per riflettere
« Risposta #4 il: 21 Giugno 2009, 12:32:39 »
Travaglio riporta ciò che i documenti ufficiali evidenziano. Che ci metta di suo, lo capisco, ma che racconti storie per far emergere sè stesso, questo propio no. E' un giornalista che, tra pochi, tenta di mettere in luce solo la punta di un iceberg che molti non voglio vedere. Ti ricordo che per essere comunque sè stesso, è stato  ed è tuttora il bersaglio di molti politici che, chiaramente, non volevano che certe notizie si pubblicassero. Ma il suo operato è frutto solo di una raccolta di tanti tasselli che, messi insieme, evidenziano una realtà. E' una voce fuori campo, si sa, come Grillo e tanti altri, ma non devi scambiare la realtà con la voglia di protagonismo. E se si sono degli eccessi nei suoi libri, questi sono riferiti semplicemente ai comportamenti e alle trame di questi politici corrotti e indagati. E per fortuna che esiste Travaglio.

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Re: Per riflettere
« Risposta #5 il: 21 Giugno 2009, 13:58:27 »
E per fortuna che esiste Travaglio.

Certo. Ma il fatto che sia stato trasformato in una star, in un'Autorità dalle cui labbra pendono i seguaci, gli attivisti e i portavoce dell'"antisistema", il fatto che pubblichi a ruota libera instant books ricorrendo per giunta ad un linguaggio da Movimento dell'Uomo Qualunque rappresentano, nell'insieme, un fenomeno pericoloso, rispetto al quale tenere alto il livello di vigilanza. Travaglio è una fonte di informazioni, non il Messia del cambiamento.

Comunque il mio non voleva essere un attacco a Travaglio, ma semmai una difesa di Barnard.
« Ultima modifica: 21 Giugno 2009, 14:03:53 da GamberoRosso »

angelo

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Re: Per riflettere
« Risposta #6 il: 21 Giugno 2009, 14:48:57 »
Il fatto è che Bernard c'è l'ha a morte con Travaglio,Santoro e Grillo.
Vedi video
http://isilenti.wordpress.com/2009/05/11/paolo-brnard-vs-marco-travaglio/

Questo è il servizio che ha messo in crisi il rapporto tra Report e Barnard
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90083,00.html

E dopo aver scritto minimo 1000 interventi al giorno su ogni forum, blog o altra pagina telematica lamentando di essere censurato(frase storica: hanno chiuso una voce fuori dal coro), mandato mail a tutto il mondo terrestre ed estraterrestre senza che nessuno lo c.(e questo lo fa incazzare ancora di più) , discutendo di tutti i problemi politici, economici,etici,religiosi e della loro facilissima soluzione se affidati alle sue conoscenze enciclopediche(praticamente un GamberoRosso in grande) si rode dentro e si domanda: Ma non dovrei essere io al posto di Santoro?

P.S. Naturalmente è contro lo Stato di Isdraele.

Prima di scrivere questo intervento mi son letto almeno 20 suoi interventi su internet,ma forse per me il suo pensiero è troppo alto.
« Ultima modifica: 21 Giugno 2009, 14:54:27 da angelo »

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Re: Per riflettere
« Risposta #7 il: 21 Giugno 2009, 14:59:28 »
discutendo di tutti i problemi politici, economici,etici,religiosi e della loro facilissima soluzione se affidati alle sue conoscenze enciclopediche(praticamente un GamberoRosso in grande) si rode dentro e si domanda: Ma non dovrei essere io al posto di Santoro?

Questa è una banalizzazione, ai limiti della mistificazione. Barnard non ha mai rivendicato conoscenze "enciclopediche", né mi risulta abbia mai posto come panacea di tutti i mali le conoscenze che gli derivano dalla sua professione di gironalista. Anzi, è sempre stato molto netto nell'affermare la necessità che siano i singoli cittadini a coltivare la propria consapevolezza, senza bisogno di tutori o autorità.

Per quanto riguarda il confronto con il sottoscritto... penoso. Finalizzato a screditare entrambi. Il tuo modo di argomentare mi fa ribrezzo, angelo... sei la tipica espressione dell'attivista politico a livello locale; rancoroso, frustrato e per giunta piuttosto ignorante. Il tempo comunque è galantuomo; mi consolo con il fatto che prima o poi, per ragioni meramente anagrafiche, la categoria socio-antropologica di cui sei la perfetta espressione si farà da parte. L'unica cosa di cui mi rammarico è che nel frattempo vi si sia permesso di fare così tanto danno, che nessuno abbia posto adeguati argini dialettici alla vostra mediocrità.

Citazione
P.S. Naturalmente è contro lo Stato di Isdraele.

Altra mistificazione. Non è contro lo Stato di Israele, è soltanto un critico conseguente delle politiche sioniste, e delle loro conseguenze nefaste sulla stabilità del Medio Oriente. Nel fare questo, riprende e divulga documenti di solito taciuti quando si affronta la questione, e considerazioni sviluppate da intellettuali, giornalisti e storici ebreo-israeliani (come Ilan Pappe o Amira Hass) e non (Noam Chomsky, Robert Fisk tra i tanti).

Quando espone una tesi, la argomenta sulla base di documenti ufficiali, ottemperando in modo completo e coerente ai doveri di ogni giornalista.

Per giudicare:
http://www.youtube.com/watch?v=5NBZjjj2Kh4

Citazione
Prima di scrivere questo intervento mi son letto almeno 20 suoi interventi su internet.

Secondo te qualcuno ci crede?

Per giudicare:

http://www.youtube.com/watch?v=DiSsmPDOMwE&feature=related
« Ultima modifica: 21 Giugno 2009, 15:15:28 da GamberoRosso »

mah

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Re: Per riflettere
« Risposta #8 il: 21 Giugno 2009, 16:39:40 »
mi sembri un pò troppo arrogante, gambero ... se vuoi eliminare la categoria socio-antropolgica prima che faccia dei danni, se vuoi porre TU degli adeguati argini dialettici alla mediocrità, prendi esempio da hitler : magari qualcosa ottieni.

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Re: Per riflettere
« Risposta #9 il: 21 Giugno 2009, 17:01:59 »
mi sembri un pò troppo arrogante, gambero ... se vuoi eliminare la categoria socio-antropolgica prima che faccia dei danni, se vuoi porre TU degli adeguati argini dialettici alla mediocrità, prendi esempio da hitler : magari qualcosa ottieni.

Non sono arrogante. Rispondo con arroganza all'arroganza altrui. Angelo si è dimostrato di un'arroganza notevole, insinuando, con il parallelismo fra me e Barnard, che anch'io, al pari di quest'ultimo, sarei una specie di livoroso senza arte né parte...

Questo io non lo tollero, e non sono disposto ad accettarlo. Reagirò sempre con violenza a questo tipo di atteggiamento, perché nulla giustifica il signor angelo ad insultarmi - anche se in modo velato. Quindi se non vuole essere attaccato, o essere trattato con arroganza, che la smetta di insultare.

Cosa c'entra Hitler...? Ma di cosa stiamo parlando...?

E' assurdo e vergognoso che, dopo essere stato insultato - nel modo più codardo e velenoso, ossia l'insinuazione - ora sia anche chiamato in causa Hitler... dovresti vergognarti mah, anche solo per rispetto nei confronti di coloro che di Hitler sono stati vittima. Come se le mie parole su un forum fossero assimilabili a chissà cosa.

Sapete una cosa? Se c'è qualcosa di fascista, in questo forum, è l'atteggiamento di molti utenti, che screditano, insinuano, insultano, riducono l'interlocutore a pregiudizi odiosi, tacciono in maniera omertosa... fascistoide è la confraternita di parrocchie e parrocchiette che emerge da un'analisi attenta degli argomenti di cui si parla in questo forum e degli interventi che vi compaiono. Zaccariotto, Pd, Pdl, Lega... la puzza dei potentatini locali, alleati in una comune crociata contro tutto ciò che minaccia la loro spocchia odiosa, che si sente perlustrando i thread di questo forum... questo è il vero problema di questo posto.

Non certo il sottoscritto. Io rispondo con spocchia, aggressività ad arroganza, ad un modello che è diecimila volte più spocchioso, aggressivo ed arrogante di me, con i suoi mezzi sottili, ipocriti, "morbidi" di censura, di ridicolizzazione, di marginalizzazione di qualsiasi istanza venga dall'esterno dei circoli e circoletti locali... e che non parli quindi il linguaggio falso, ovattato al quale sono abituati. Io a questo linguaggio non mi rassegnerò MAI,  costo di risultare arrogante, odioso, aggressivo... non me ne frega nulla. Non ho niente da perdere, in merito. Tanto ho visto che, anche ad essere gentili, diplomatici non si riesce a far passare nulla che non sia la solita pappina pronta, la solita brodaglia imbevibile, condita di leccaculismo e perbenismo.

Guardate, lo schifo e la disperazione che mi stanno montando dentro da quando ho ricominciato a scorrere le pagine di questo forum sono talmente grandi che non saprei neppure come definirle...
« Ultima modifica: 21 Giugno 2009, 17:13:43 da GamberoRosso »

angelo

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Re: Per riflettere
« Risposta #10 il: 21 Giugno 2009, 17:35:42 »
Per quanto riguarda il confronto con il sottoscritto... penoso. Finalizzato a screditare entrambi. Il tuo modo di argomentare mi fa ribrezzo, angelo... sei la tipica espressione dell'attivista politico a livello locale; rancoroso, frustrato e per giunta piuttosto ignorante.

Se lo dici tu che sei il migliore....quanto ad ignoranza e maleducazione sei insuperabile.

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« Risposta #11 il: 21 Giugno 2009, 17:38:07 »
Se lo dici tu che sei il migliore....

Anziché scusarti, e con te tue scuse invitarmi a fare altrettanto, perseveri nella tua arroganza. Mi fai umanamente schifo.

Che tu pensi che io sia maleducato, proprio non mi tange. Anzi, sarò vieppiù maleducato nei tuoi confronti, finché un giorno scoppierai in lacrime davanti al pc, da tanta maleducazione avrò esercitata nei tuoi riguardi... forse perché ti renderai conto che leggendo quello che scrivo ti stai solo vedendo allo specchio; stai vedendo riflessa la tua arroganza abnorme, della quale ora sembri non accorgerti.



« Ultima modifica: 21 Giugno 2009, 17:42:17 da GamberoRosso »

mah

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Re: Per riflettere
« Risposta #12 il: 21 Giugno 2009, 17:59:23 »
per me sei un pò fuori ... ti consiglio una bella camomilla...

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Re: Per riflettere
« Risposta #13 il: 21 Giugno 2009, 18:03:09 »
per me sei un pò fuori ... ti consiglio una bella camomilla...

No, mah, non sono fuori.

Siete voi che siete troppo dentro. Talmente dentro - e qui non mi riferisco a te, ma all'altro signore - da essere incapaci di riconoscere dignità o diritto d'esistenza a qualsiasi cosa cada al di fuori del ristretto cerchio delle vostre convinzioni e certezze, fomentate e nutrite da decenni di training intra-parrocchiale.

Il minimo che possa fare, è provare un odio profondo e viscerale per tutto questo.
« Ultima modifica: 21 Giugno 2009, 18:06:06 da GamberoRosso »

mah

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Re: Per riflettere
« Risposta #14 il: 21 Giugno 2009, 18:44:43 »
odio profondo e viscerale? Ma ti senti come parli? io provo al max fastidio ... non so da dove derivi questo tuo sentimento, ma di certo non ti porterà da nessuna parte, se non ad un lento ed inesorabile autolesionismo.
P.S.: io non ho mai frequentato parrocchie.