Commercio
Aumentano gli affitti chiudono i negozi «C’è il rischio usura»
Commercio Moria di attività nelle strade centrali Allarme Cgia. Ascom: pianificare la città
MESTRE — Gli affitti aumentano, la crisi non dà tregua e a Mestre c’è una moria di negozi. Solo in corso del Popolo sono undici le serrande abbassate con affissa l’insegna affittasi. Quattro nella centralissima via Caneve, uno in via Giardino, altri quattro in via Piave e due negozi stanno invece chiudendo in piazza Ferretto (l’intimo Cafè e Collant e Spazio oro). «Negli ultimi cinque anni — dice Paolo Zabeo di Cgia - l’aumento del canone è stato pesante, molti operatori ci segnalano che non riescono più a pagare gli affitti». A Mestre centro l’incremento delle locazioni dal 2004 è arrivato al 17,5 per cento. Uno sproposito se confrontato con gli aumenti di centri storici di città come Firenze (più 3,8 per cento) o al meno 3,2 di Venezia.
Fuori dal salotto mestrino, la situazione addirittura peggiora, nelle periferia della terraferma gli affitti sono infatti cresciti di oltre il 21 per cento. E così di media un negoziante del centro paga 1.780 euro al mese (in piazza i costi però triplicano) per 60 metri quadrati e nelle municipalità periferiche 765. A fare i conti ogni giorno con questo problema, per Cgia, ci sono almeno 600 tra commercianti e artigiani. «Purtroppo come amministrazione non possiamo intervenire nelle trattative tra privati», dice l’assessore al commercio Giuseppe Bortolussi. Il libero mercato non permette cioè di porre argine alle difficoltà in cui versano i commercianti della terraferma. «Sono dieci anni che registriamo un costante aumento delle locazioni — dice Dario Corradi di Ascom —. Molti privati piuttosto di rivedere i prezzi preferiscono tenere chiuso». L’esempio arriva proprio da piazza Ferretto dove l’ex negozio Benetton, di fianco all’attuale Clarks, è chiuso infatti da anni e per quanto attorno a questo locale si siano alternati diversi negozi e firme, quello spazio è rimasto sempre sfitto. «Se le cose non cambiano, temiamo che alcuni negozianti cadano nell’usura », dice Zabeo. Le vendite sono scese del 6,5 per cento, l’inflazione è salita del 12, le banche difficilmente erogano prestiti in questo periodo di crisi. La ricetta dunque di Cgia è lo sgravio fiscale, introdurre cioè una legge che abbatta del 20 per cento le tasse ai proprietari. Comunque sia in ogni angolo della Regione sono sorti centri commerciali e i cittadini hanno una possibilità di scelta illimitata. Inoltre, la mobilità delle persone è aumentata così tanto che una famiglia non è più legata per gli acquisti al territorio di residenza.
Per invertire la tendenza, o comunque governarla a beneficio soprattutto degli anziani e delle persone che hanno più difficoltà a spostarsi, Dario Corradi dell’Ascom propone una seria pianificazione del territorio che cerchi di diversificare l’offerta per permettere a ogni esercizio di continuare a esistere e di mantenere varietà. «Purtroppo in Italia si pianifica sempre a posteriori », conclude. Come a dire, il danno ormai è fatto e sempre di più nei centri reggeranno solo le grandi marche e le catene. Anche per Confesercenti, il problema degli affitti è difficilmente risolvibile: «In tutti i centri e nelle aree di pregio delle città — dice il direttore Maurizio Franceschi — le locazioni hanno costi elevati. In ogni caso, va ridotto il peso della fiscalità per tutti».
Gloria Bertasi
02 luglio 2009 Corriere.it