Autore Topic: Crisi : Neanche Mestre se la passa bene...  (Letto 102 volte)

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ABETE

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Crisi : Neanche Mestre se la passa bene...
« il: 04 Luglio 2009, 08:38:02 »
Commercio
Aumentano gli affitti chiudono i negozi «C’è il rischio usura»
Commercio Moria di attività nelle strade centrali Allarme Cgia. Ascom: pianificare la città
MESTRE — Gli affitti aumen­tano, la crisi non dà tregua e a Mestre c’è una moria di negozi. Solo in corso del Popolo sono un­dici le serrande abbassate con af­fissa l’insegna affittasi. Quattro nella centralissima via Caneve, uno in via Giardino, altri quattro in via Piave e due negozi stanno invece chiudendo in piazza Fer­retto (l’intimo Cafè e Collant e Spazio oro). «Negli ultimi cinque anni — dice Paolo Zabeo di Cgia - l’aumento del canone è stato pe­sante, molti operatori ci segnala­no che non riescono più a pagare gli affitti». A Mestre centro l’in­cremento delle locazioni dal 2004 è arrivato al 17,5 per cento. Uno sproposito se confrontato con gli aumenti di centri storici di città come Firenze (più 3,8 per cento) o al meno 3,2 di Venezia.
Fuori dal salotto mestrino, la situazione addirittura peggiora, nelle periferia della terraferma gli affitti sono infatti cresciti di ol­tre il 21 per cento. E così di me­dia un negoziante del centro pa­ga 1.780 euro al mese (in piazza i costi però triplicano) per 60 me­tri quadrati e nelle municipalità periferiche 765. A fare i conti ogni giorno con questo proble­ma, per Cgia, ci sono almeno 600 tra commercianti e artigiani. «Purtroppo come amministrazio­ne non possiamo intervenire nel­le trattative tra privati», dice l’as­sessore al commercio Giuseppe Bortolussi. Il libero mercato non permette cioè di porre argine alle difficoltà in cui versano i com­mercianti della terraferma. «So­no dieci anni che registriamo un costante aumento delle locazioni — dice Dario Corradi di Ascom —. Molti privati piuttosto di rive­dere i prezzi preferiscono tenere chiuso». L’esempio arriva pro­prio da piazza Ferretto dove l’ex negozio Benetton, di fianco all’at­tuale Clarks, è chiuso infatti da anni e per quanto attorno a que­sto locale si siano alternati diver­si negozi e firme, quello spazio è rimasto sempre sfitto. «Se le co­se non cambiano, temiamo che alcuni negozianti cadano nel­l’usura », dice Zabeo. Le vendite sono scese del 6,5 per cento, l’in­flazione è salita del 12, le banche difficilmente erogano prestiti in questo periodo di crisi. La ricetta dunque di Cgia è lo sgravio fisca­le, introdurre cioè una legge che abbatta del 20 per cento le tasse ai proprietari. Comunque sia in ogni angolo della Regione sono sorti centri commerciali e i citta­dini hanno una possibilità di scel­ta illimitata. Inoltre, la mobilità delle persone è aumentata così tanto che una famiglia non è più legata per gli acquisti al territorio di residenza.
Per invertire la ten­denza, o comunque governarla a beneficio soprattutto degli anzia­ni e delle persone che hanno più difficoltà a spostarsi, Dario Corra­di dell’Ascom propone una seria pianificazione del territorio che cerchi di diversificare l’offerta per permettere a ogni esercizio di continuare a esistere e di man­tenere varietà. «Purtroppo in Ita­lia si pianifica sempre a posterio­ri », conclude. Come a dire, il dan­no ormai è fatto e sempre di più nei centri reggeranno solo le grandi marche e le catene. Anche per Confesercenti, il problema degli affitti è difficilmente risolvi­bile: «In tutti i centri e nelle aree di pregio delle città — dice il di­rettore Maurizio Franceschi — le locazioni hanno costi elevati. In ogni caso, va ridotto il peso della fiscalità per tutti».

Gloria Bertasi
02 luglio 2009  Corriere.it

« Ultima modifica: 04 Luglio 2009, 08:39:45 da ABETE »