Da Milano a Treviso in treno: viaggioda incubo con finale a sorpresa
Domenica 28 settembre 2009, chi scrive si trovava sul treno 9741 per Udine. Stazione di partenza Milano, stazione prevista d’arrivo Treviso.
Non vogliamo nemmeno parlare di quanto successo da Treviglio in poi in quanto dovuto a cause in cui Trenitalia nulla poteva. Sarebbe forse, da discutere la scelta di fare il giro Cremona Mantova che ha comportato oltre 4 ore di ritardo contro le 3 “programmate” secondo tabella delle ferrovie in caso di “investimento mortale”, ma credo sia stata fatta in assoluta buona fede certo non per creare ulteriore disagio.
Vorremmo invece sottolineare il grave disagio avuto dai passeggeri per:
1) La scarsa informazione fornita ai passeggeri, soprattutto a quelli che avevano coincidenze “saltate”, circa possibili orari di sosta, partenza, arrivo nelle varie stazioni.
2) Il “balletto” cui abbiamo assistito a Treviglio delle persone fatte salire, scendere, salire, scendere, risalire sul treno perché c’è, non c’è, c’è ma solo…. , non c’è infine c’è il pulman sostitutivo per Brescia.
3) Ultimo ma non ultimo, il gravissimo incidente occorso nella stazione di Treviso. Ormai veramente stremati 4 passeggeri si trovano davanti alla porta di uscita, il treno si ferma e le porte non si aprono, i 4 provano, riprovano, si precipitano alle porte successive, cambiano carrozza, niente: le porte restano ostinatamente chiuse. Per un breve attimo una porta si apre e uno riesce a scendere ma poi si richiudono e non c’è nulla da fare.
Il passeggero a terra cerca di aprire da fuori la porta, niente cerca di richiamare l’attenzione del capotreno, un passeggero aziona l’apertura porte di emergenza, ma il treno riparte malgrado la sirena dell’allarme sia entrata in funzione.
Che dire :situazione kafkiana…siamo prigionieri di un treno che ha deciso di portarci con sé. Cerchiamo il capotreno, una signora che si mostra seccata dalla manomissione dell’apri-porta che ricolloca immediatamente in idonea posizione, facendo presente che “va usata solo in caso di necessità“ (quale necessità tenuto conto che comunque il segnale è stato ampiamente inascoltato?).
Ci dice anche che sì aveva notato un passeggero a terra vicino al treno ma credeva che i gesti che le indirizzava fossero di conferma che tutto andava bene, sembra molto probabile che i passeggeri una volta a terra, soprattutto dopo un viaggio durato quattro ore più del previsto, si premurino di rassicurare il personale viaggiante.
Afferma inoltre che solo qualora si dimostrasse che le porte sono difettose potremmo fare un reclamo. Intanto noi viaggiamo verso Conegliano, è quasi l’una di notte, ci interroghiamo con ansia per capire se la situazione è reale o no. Ci sembra impossibile che in tre non siamo stati capaci di aprire le porte in ben tre uscite diverse, nella nostra testa si istilla il dubbio di potere mai scendere da questo treno.
Finalmente l’arrivo a Conegliano, il senso di di timore ma soprattutto di sollievo quando finalmente le porte si sono aperte, anche le maledette porte incriminate e la signora capotreno “non ha infierito “ sulla nostra incompetenza. L’attesa di qualche pio famigliare che arriva da Treviso sfrecciando nella notte per recuperarci in una stazione deserta, anche di taxi…. Abbiamo segnalato quanto sopra e ora restiamo in attesa di una risposta quale? A voi decidere.
Rosanna Paola
Elena Perucci
Giulio Scarano
(3 ottobre 2009) gazzettino.it