Autore Topic: la difesa al terrorismo impazzita  (Letto 556 volte)

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squalo

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la difesa al terrorismo impazzita
« il: 05 Gennaio 2010, 12:56:40 »
http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_05/maroni-frattini-body-scanner_fd2db2a4-f9df-11de-ad79-00144f02aabe.shtml

Non so, a me sembra che qui stiamo davvero impazzendo, andando avanti così fra un po' prima di salire in aereo bisognerà consegnare il Pancreas e il fegato al check in per il controllo dei fluidi corporei e rasarsi i capelli a zero perchè ci sarà sicuramente un kamikaze che avrà tentato di farsi esplodere con una parrucca al tritolo.

Cosa ne pensate di quest'ansia da attentato (ben cavalcata dai media as usual)?

Vittor

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #1 il: 05 Gennaio 2010, 14:25:33 »
Che finché ci saranno idioti e terroristi che vogliono distruggere il modello di vita occidentale, poiché di questo si tratta, dobbiamo assoggettarci anche a queste limitazioni.
Poi direi che le polemiche sul fatto che i body scanner ci facciano apparire "nudi" si commentano da sole: si tratta di masturbazioni mentali dei soliti noti che criticano solo ed esclusivamente quanto attuato dai paesi occidentali, senza spesso rivolgere le vere critiche  a queste menti terroriste obnubilate dal loro stupido e cieco fanatismo.
"Avere avuto una buona educazione, oggi, è un grande svantaggio. Ti esclude da tante cose."  O.W.
"Si può essere un uomo saggio, e pensare alla bellezza delle proprie unghie."  A.S.P.

alberet

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #2 il: 05 Gennaio 2010, 14:41:09 »
Che finché ci saranno idioti e terroristi che vogliono distruggere il modello di vita occidentale, poiché di questo si tratta, dobbiamo assoggettarci anche a queste limitazioni.
Poi direi che le polemiche sul fatto che i body scanner ci facciano apparire "nudi" si commentano da sole: si tratta di masturbazioni mentali dei soliti noti che criticano solo ed esclusivamente quanto attuato dai paesi occidentali, senza spesso rivolgere le vere critiche  a queste menti terroriste obnubilate dal loro stupido e cieco fanatismo.

su www.peacereporter.net

 Yemen nuovo fronte, ma della lotta all'Iran




La rete di al-Qaeda nel Paese è nota da tempo agli Usa, che da tempo si mobilitano militarmente

Dopo le ore di tensione di ieri, riapre oggi a Sanaa, capitale dello Yemen, l'ambasciata Usa. Lo rende noto la stessa sede diplomatica con un comunicato pubblicato sulla home page del sito.

"Operazioni efficaci contro il terrorismo condotte dalle forze di sicurezza del governo dello Yemen il 4 gennaio a nord della capitale hanno colpito una specifica minaccia, contribuendo così alla decisione dell'ambasciata di riprendere la propria attività. Il governo degli Stati Uniti si congratula con il governo dello Yemen per i suoi sforzi tesi a sradicare la rete di Al-Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap) e ribadisce il proprio impegno a continuare a sostenere questi sforzi da parte dello Yemen - recita la nota della sede diplomatica Usa in Yemen - Tuttavia, la minaccia di attacchi terroristici contro gli interessi statunitensi resta elevata e l'ambasciata continua a mettere in guardia i cittadini americani nello Yemen a essere vigili e a prendere misure prudenti per la loro sicurezza". Poco dopo anche le ambasciate di Gran Bretagna e Francia riaprono i battenti e, nelle prossime ore, dovrebbero fare lo stesso quelle di Germania, Repubblica Ceca, Spagna e Giappone.
L'operazione alla quale fa riferimento l'ambasciata Usa è quella condotta ieri dai corpi speciali yemeniti, nella quale due presunti militanti di al-Qaeda sono stati uccisi in uno scontro a fuoco nella zona di Arhab, a nord di Sanaa. Secondo fonti tribali, le forze di sicurezza erano sulle tracce di un certo Mohammad al-Hang, che è riuscito a fuggire. Il gruppo, secondo le informazioni d'intelligence di Sanaa, si era impadronito di un carico di esplosivo da utilizzare in un attentato contro obiettivi occidentali.

La situazione in Yemen, però, non è meno tesa e complessa di quanto fosse ieri. Il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, sempre più sotto pressione, ieri ha visitato alcune reclute nelle caserme dell'esercito nella capitale, rinnovando l'immagine di uomo forte e deciso che ha sempre amato dare di sé.
"Siamo pronti a rispondere a tutti coloro che pensano di danneggiare la sicurezza, la stabilità e l'unità della patria", ha tuonato Saleh. "L'esercito e la sicurezza sono riusciti nel corso degli anni a spezzare ogni forma di complotto da parte dei latori dell'imamismo e della secessione, ma anche dei terroristi di al-Qaeda che indossano le cinture esplosive". Saleh è il comandante supremo delle forze armate e ha voluto ricordare come quello dello Yemen sia "un esercito dotato di tutte le armi e le apparecchiature militari più moderne e sviluppate e questo gli permette di svolgere il suo compito in modo efficiente e capace e di far fronte a tutte le sfide. In queste parole, Saleh ha sintetizzato la situazione esplosiva del Paese che guida dal 1990, dopo la riunificazione tra Yemen del Nord (che guidava già dal 1978) e Yemen del Sud. I fronti interni sono tre: la ribellione della setta sciita (da lui definiti imamiti) degli zaiditi fedeli alle predicazioni dell'imam al-Houti nel nord, le tendenze secessioniste del sud del Paese e la presenza di al-Qaeda nella regione, per la precisione il gruppo Aqap, nato nel gennaio dello scorso anno dalla fusione del ramo saudita e di quello yemenita dell'organizzazione che si richiama ad Osama bin Laden.

Tutti elementi noti, da anni, a tutti coloro che si interessano di politica internazionale e che, invece, la stampa generalista ha scoperto solo all'indomani del fallito attentato del 24 dicembre scorso sul volo Amsterdam - Detroit da parte di un giovane nigeriano addestrato in Yemen.
L'amministrazione Usa ha puntato, il 2 gennaio scorso il dito contro al-Qaeda nella Penisola Arabica, in base alle prime dichiarazioni dell'attentatore, Umar Farouk Abdulmutallab. Il presidente statunitense Barack Obama, parlando attraverso il sito della Casa Bianca ha dichiarato:
"Sappiamo che ha viaggiato nello Yemen, ha raggiunto un affiliato di al-Qaeda, e questo gruppo di al-Qaeda nella penisola araba lo ha addestrato, equipaggiato con esplosivi e diretto verso l'attacco dell'aereo diretto in America. Non è la prima volta che al-Qaeda nella penisola arabica ha preso di mira obiettivi americani, ha affermato il presidente, spiegando di aver posto fra le sue priorità il rafforzamento della nostra partnership con il governo yemenita, addestrando ed equipaggiando le sue forze di sicurezza, condividendo le informazioni d'intelligence e lavorando assieme per colpire i terroristi di al-Qaeda. Anche prima di Natale ne abbiamo visto i risultati: i campi di addestramento sono stati colpiti, leader sono stati eliminati, complotti sono stati sventati. Tutte le persone coinvolte nel tentato atto di terrorismo di Natale devono sapere che ne dovranno rispondere". Una strategia che verrà messa a punto, con ogni probabilità, dal vertice convocato da Obama oggi a Washington con tutte le agenzie della sicurezza Usa". Una delle voci che Obama ascolterà è quella di John Brennan, consigliere antiterrorismo della Casa Bianca. Brennan, intervistato dalla Abc, rispondendo ad una domanda sulla futura forza di polizia antiterrorismo che Usa e Gb contribuiranno a formare, in Yemen, ha dichiarato che non si può parlare di un nuovo fronte visto che azioni sono già state realizzate in passato. "Soltanto il mese scorso noi e i yemeniti siamo stati in grado di identificare l'ubicazione di alcuni di questi responsabili e comandanti di Al Qaida", ha ricordato Brennan aggiungendo che "sono state realizzate con successo diverse operazioni, e diversi membri di al Qaeda, tra cui leader primo piano ed elementi operativi, sono morti".

Quello che né Obama né Brennan hanno detto, però, è che l'utilizzo di droni (aerei senza pilota) per colpire obiettivi strategici in Yemen è parte di una strategia di supporto militare che è iniziata a ottobre 2000, quando il cacciatorpediniere USS Cole della marina militare statunitense fu attaccato da un commando suicida, causando la morte di 17 marinai e il ferimento di altre 39 persone. Da quel momento, il governo di Saleh riceve fondi e ospita esperti Usa incaricati di formare l'esercito e l'intelligence di Sanaa. Il motivo è uno solo: lo Yemen, come l'Arabia Saudita, è un santuario dove hanno trovato rifugio molti dei mujahiddin addestrati e finanziati dagli Usa e che avevano combattuto in Afghanistan contro i sovietici negli anni Ottanta. Il Washington Post, nell'edizione del 3 gennaio scorso, ha pubblicato un'inchiesta che ricostruisce l'impegno Usa in Yemen nell'ultimo decennio e il bilancio è disarmante. L'anno scorso il Pentagono ha stanziato 67 milioni di dollari per lo Yemen, quest'anno sono arrivati a 90. L'impegno è giustificato dalla posizione strategica dello Yemen, punto di raccordo tra l'Arabia Saudita e la Somalia, altro santuario di milizie fuori controllo. Ieri il ministro della Difesa di Mogadiscio, Youssef Mohammed Adde, ha dichiarato che i ribelli somali ricevono armi dallo Yemen.

Le tensioni separatiste del sud e la presenza di al-Qaeda in Yemen non sono una novità, anzi sono note da anni a Washington. Possibile che solo il fallito attentato di Natale abbia riportato al centro dell'agenda Usa la questione? Difficile crederlo, almeno se si ritiene di non dover cavalcare l'onda dei media mainstream. L'aspetto più importante della vicenda, che vede coinvolti gli Usa e l'Arabia Saudita in prima linea, è a ribellione sciita nel nord del Paese. E' molto più facile usare il logo di al-Qaeda per spiegare a congressisti, contribuenti e giornalisti che bisogna intensificare la presenza statunitense nella regione che spiegare come il vero obiettivo sia invece l'Iran. Il governo yemenita e, meno direttamente, quello saudita, accusano proprio Teheran di essere dietro la rivolta degli sciiti in Yemen e in altri stati della Penisola Arabica. Gli attacchi che Brennan dice essere stati indirizzati contro obiettivi strategici, come quello del 17 dicembre scorso, sono invece avvenuti in zone tribali dove si combatte da anni tra i ribelli sciiti e il governo di Sanaa. Alcuni capi tribali della zona, dove gli Usa sostenevano di aver colpito 23 miliziani di al-Qaeda, hanno invece denunciato il massacro di un villaggio di civili, così come è accaduto in due occasioni per l'aviazione saudita. La possibilità di rendere accettabile all'opinione pubblica il dislocamento di nuove unità militari o d'intelligence Usa nella regione è più facile se si parla di al-Qaeda. Ma l'obiettivo, sempre più, è accerchiare l'Iran. Come dimostrato, il 2 gennaio scorso, la visita del generale Petraeus, comandante delle forze americane in Iraq e Afghanistan. Perché non è arrivato lo stesso Brennan, visto che di antiterrorismo si tratta? Per certi versi, anche la crisi finanziaria di Dubai hanno letto uno strumento di pressione su Teheran. Sono anni che in tutti gli ambienti finanziari del mondo si conosce il finanziamento in debito dell'emirato, ma le banche occidentali si sono mostrate all'improvviso più intransigenti con Dubai. Gli Emirati Arabi Uniti, in questo momento storico, assieme e India, Russia e Cina, sono la linfa vitale economica dell'Iran, stretto nella morsa dell'embargo. Ma di questo non c'è traccia nei discorsi di Obama e di Brennan come nella stampa internazionale.

Christian Elia

Chi è il più terrorista tra i protagonisti?  SVEGLIAAAA! ... che bello parlare a vanvera vero Vittor?

Vittor

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #3 il: 05 Gennaio 2010, 14:46:32 »
Dal Corriere della sera del 5/1/10:
"...diverse associazioni britanniche protestano che gli apparecchi rischiano di infrangere le leggi per la tutela dei minori, che proibiscono la creazione di immagini oscene dei bambini. Ai ministri di Londra viene chiesto di esentare i minorenni dai «full body scanner»; e si chiedono garanzie che le immagini dagli 80mila scanner previsti, comprese quelle dei vip, non finiscano su internet.""


Capisco e condivido la richiesta di garanzia che le immagini non finiscano, non solo su Internet, ma neanche in nessun altro posto pubblico.

Ma "la tutela dei minori" e "immagini oscene dei bambini"?
Qualcuno pensa seriamente che a "quelli" interessi qualcosa dei loro figli? E che quindi non si farebbero scrupoli ad utilizzarli come piccole bombe umane?
E allora come la mettiamo: esentiamo i "nostri" bimbi e passiamo al body scanner gli "altri"?
Quante scemenze dobbiamo continuare a sentire prima di renderci conto che non è una questione sociale, ma esclusivamente di culture, e che sono loro che non vogliono accettare la nostra, che potrebbe rovinare il loro oscurantismo qualora la nostra cultura ed il nostro modo di vita dilagassero nei loro paesi?
"Avere avuto una buona educazione, oggi, è un grande svantaggio. Ti esclude da tante cose."  O.W.
"Si può essere un uomo saggio, e pensare alla bellezza delle proprie unghie."  A.S.P.

micheleM

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #4 il: 05 Gennaio 2010, 15:24:59 »
Ho come una insana sensazione.... :confused2:
...che se tu fossi nato in un altro posto, che so in Pakistan, in Iran ecc., saresti uno di "quelli". O non molto distante.

Devo parlarne al mio analista.  8)
Che bel suono hanno la cattiva musica e le cattive ragioni quando si marcia addosso a un nemico! (F.Nietzsche)

StefanoR

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #5 il: 05 Gennaio 2010, 18:56:10 »
Cosa ne pensate di quest'ansia da attentato (ben cavalcata dai media as usual)?

Per quel che mi riguarda, penso che tempo una settimana e il tormentone si acquieterà. Come sempre.

Davvero triste, però, che, a fronte di tutte le complesse considerazioni che terrorismo e lotta al terrorismo potrebbero/dovrebbero stimolare, ci si perda sulla questione della privacy...

Importante, per carità... ma dubito che la privacy di un viaggiatore occidentale abbia più rilievo della vita di uno dei molti civili che rimangono stretti nella morsa di terrorismo e "lotta al".

La sbandierata guerra a tutto campo contro Al Qaeda si sta ancora una volta dimostrando come il modo migliore, da parte occidentale, per coprire mosse strategiche aventi finalità completamente diverse; e, da parte dei regimi asiatici e africani che assecondano il gioco, come il modo più sicuro e "pulito" per togliere di mezzo qualche minoranza rompicoglioni, o per reprimere il dissenso politico interno.

Comunque viaggiare in aereo è già impossibile per chi suona... per un violoncello, ad esempio, British Airways fa pagare il costo di 3 (tre!) posti a sedere extra...

Citazione
Che finché ci saranno idioti e terroristi che vogliono distruggere il modello di vita occidentale, poiché di questo si tratta, dobbiamo assoggettarci anche a queste limitazioni.

E' un piacere ritrovarti Vittor!!! :D

Premesso che fin tanto che ci saranno esseri umani sulla terra, ci saranno anche odio, violenza, guerra, terrore... e considerato che la volontà di "distruggere lo stile di vita occidentale" da parte degli integralisti è soltanto un paragrafetto ridicolo nel grande libro che racconta la storia della violenza, del terrore da sempre praticati dall'umanità...

Premesso questo: mi spiegheresti per piacere cos'è questo "modello di vita occidentale"...?

Quello che asseconda forme ben più durature e devastanti di terrorismo, ma poi le rimuove dalla coscienza perché in fondo è tanto bello pensare di essere i più liberi e i più giusti?
The first superhero from New Jersey.

StefanoR

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #6 il: 05 Gennaio 2010, 20:20:33 »
terroristi che vogliono distruggere il modello di vita occidentale

Forse però c'è un nota di buonsenso con cui varrebbe la pena di replicare a questo...

La maggior parte degli attentati condotti da terroristi islamici ha luogo in paesi dell'Asia (Pakistan, Afghanistan...) e del Medio Oriente (Iraq...). La maggior parte delle vittime sono persone di religione musulmana.

Eh già... i terroristi vogliono proprio distruggere il "modello di vita occidentale"...
The first superhero from New Jersey.

Vittor

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #7 il: 07 Gennaio 2010, 09:06:15 »
Caro StefanoR,

il "modello di vita occidentale", brutto, pessimo, imperfetto, da correggere, è come la nostra democrazia: non il migliore ma il meno peggio possibile.

Ma non è su questo che "quelli" vogliono combattere. Essi combattono contro la libertà di parola, di conoscenza,  di sentimento e quant'altro ancora, poiché qualora tali sentimenti, esternazioni e libertà fossero diffuse anche nei loro paesi, si troverebbero di fronte ad un insormontabile ostacolo al diffondersi del loro stupido ed ottuso oscurantismo che tende a perpetuarsi per tenere a bada l'insorgere di rivendicazioni che potrebbero allargare la visuale ad un sistema di "tipo" occidentale, per così dire.

E' ovviamente una piccola e succinta interpretazione che risente della stringatezza del mezzo comunicativo.
Comunque concordo anche con le tue osservazioni dei msg precedenti, sarebbe troppo semplice definire problemi così complessi con una sola visione: diciamo che una piccola parte di verità ce l'hai anche tu  ;D, mentre la visione complessiva e giusta ce l'ho io  ;).

Ciao, carissimo.
« Ultima modifica: 07 Gennaio 2010, 09:08:08 da Vittor »
"Avere avuto una buona educazione, oggi, è un grande svantaggio. Ti esclude da tante cose."  O.W.
"Si può essere un uomo saggio, e pensare alla bellezza delle proprie unghie."  A.S.P.

StefanoR

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #8 il: 07 Gennaio 2010, 12:58:24 »
Ma non è su questo che "quelli" vogliono combattere. Essi combattono contro la libertà di parola, di conoscenza,  di sentimento e quant'altro ancora, poiché qualora tali sentimenti, esternazioni e libertà fossero diffuse anche nei loro paesi, si troverebbero di fronte ad un insormontabile ostacolo al diffondersi del loro stupido ed ottuso oscurantismo che tende a perpetuarsi per tenere a bada l'insorgere di rivendicazioni che potrebbero allargare la visuale ad un sistema di "tipo" occidentale, per così dire.

La loro non è una battaglia culturale. E' una battaglia geopolitica ed economica, travestita (come spesso accade) da battaglia culturale. Un travestimento peraltro ampiamente assecondato in Occidente, con esiti nefasti su ogni possibilità di giungere ad una qualche soluzione.

Giornalisti e studiosi che hanno studiato seriamente il fenomeno Al Qaeda, lavorando sul terreno e rischiando tantissimo (parlo di gente del calibro di un Robert Fisk o di un Jason Burke), sono concordi nel dire che Al Qaeda non esiste come "movimento" organizzato... è semmai una specie di brand "open source", del quale possono fregiarsi tutti i movimenti che operano nei territori in cui si assiste ad un rafforzamento delle rivendicazioni islamiste (la recrudescenza dell'islam radicale è fenomeno piuttosto recente, tra l'altro, databile ai primi anni '80... checché ne dica Sartori).

Questo crea infinite occasioni di fraintendimento ed errore, perché il jihadismo anti-occidentale (che è sicuramente una componente, ma non l'unica - e forse neppure quella determinate) si mescola con rivendicazioni "locali" e indipendetismi vari... dalle Filippine al Sahara, passando per il Kashmir, la penisola arabica e il Corno d'Africa, la galassia dei movimenti islamisti è troppo variegata per ricondurla ad un'unica mente (bin Laden) o ad un'unica struttura organizzativa.

"Al Qaeda" è una sintesi comoda, uno spauracchio per creare un nemico unico e ben identificabile. Per giunta, un nemico che si presume votato alla distruzione di conquiste culturali, anziché al perseguimento di un preciso disegno strategico (di assai difficile realizzazione, ma nondimeno molto destabilizzante; soprattutto se si considera che la sua sistematica "rimozione" dal dibattito pubblico e dall'agenda di stati maggiori e agenzie di sicurezza non ha fatto che aggravare la situazione)...

Il problema è proprio questo: l'opinione pubblica occidentale sa poco o nulla di quello che succede in quei territori, ha un'immagine distorta e semplificata dell'Islam (e dei movimenti islamisti), ed è quindi perfettamente manipolabile da una claque politico-economica che può far leva su questo terrore per lavare i propri panni sporchi, dare una stretta alle libertà civili e perseguire i suoi obiettivi egemonici "a corto raggio".

Citazione
diciamo che una piccola parte di verità ce l'hai anche tu  ;D, mentre la visione complessiva e giusta ce l'ho io  ;).

Complimenti per la modestia!

Fossi in te, però, non ne sarei così sicuro ;)
« Ultima modifica: 07 Gennaio 2010, 13:12:06 da StefanoR »
The first superhero from New Jersey.

Vittor

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #9 il: 07 Gennaio 2010, 14:50:12 »
La loro non è una battaglia culturale. E' una battaglia geopolitica ed economica, ...
...
Confermo che la battaglia è del tutto culturale, travestita da geopolitica ed economica (anche se queste ultime sussistono, certamente).

...
"Al Qaeda" è una sintesi comoda, uno spauracchio per creare un nemico unico e ben identificabile. Per giunta, un nemico che si presume votato alla distruzione di conquiste culturali, anziché al perseguimento di un preciso disegno strategico (di assai difficile realizzazione, ma nondimeno molto destabilizzante; soprattutto se si considera che la sua sistematica "rimozione" dal dibattito pubblico e dall'agenda di stati maggiori e agenzie di sicurezza non ha fatto che aggravare la situazione)...
...
Non capisco quale...
« Ultima modifica: 07 Gennaio 2010, 14:52:11 da Vittor »
"Avere avuto una buona educazione, oggi, è un grande svantaggio. Ti esclude da tante cose."  O.W.
"Si può essere un uomo saggio, e pensare alla bellezza delle proprie unghie."  A.S.P.

StefanoR

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #10 il: 07 Gennaio 2010, 19:34:52 »
Proprio per questa ragione:

Citazione
Non capisco quale...

sei portato a credere con tanta convinzione in questo:

Confermo che la battaglia è del tutto culturale, travestita da geopolitica ed economica (anche se queste ultime sussistono, certamente).

Libero di pensarla come vuoi, Vittor... il mio invito all prudenza era legato ad un fatto molto semplice: un'interpretazione (perché di questo stiamo parlando, di interpretazioni di fenomeni molto complessi) deve basarsi sulla conoscenza un minimo approfondita di alcuni fatti.

Ora, già la storia di al Qaeda come gruppo armato è complessa... per ricostruirla con un po' di discernimento bisognerebbe parlare di Sayyd Qutb, specificare cos'è il wahabismo, ricostruire la genesi dei legami con l'ISI durante gli anni '80.

Se poi, anziché della sola al Qaeda, si volesse parlare del radicalismo islamico nel suo complesso, ci sarebbe da discutere per giorni, data l'eterogeneità del fenomeno e dei contesti politico-sociali in cui si manifesta e si è manifestato...

Io di tutto questo so poco, se si considera la mole di informazioni che bisognerebbe padroneggiare per poter dire qualcosa di un briciolo autorevole sull'argomento. Però qualcosa ho letto, e le mie fonti non sono certo gli opinion-makers d'accatto che orientano il provincialissimo dibattito sulla questione qui in Italia...

Detto questo, quello che mi colpisce di più, quando si parla di Islam radicale è che solitamente si fanno delle generalizzazioni completamente infondate e pericolosissime. Sull'argomento circola una quantità infinita di inesattezze, mistificazioni, falsi miti... e, soprattutto, c'è la diffusa tendenza a tagliare tutto con l'accetta; a parlare di "Islam" come se si trattasse di un monolito rimasto uguale a se stesso per secoli; a contrapporre fra loro  "civiltà" come se dire con esattezza dove comincia e dove finisce una "cultura" fosse più facile che stabilire i confini spaziali di un oggetto qualunque.

Siccome credo poco nella fuffa e molto nei fatti concreti, penso francamente che i fattori geopolitici ed economici siano quelli determinanti. Detto questo, il disegno strategico del radicalismo sunnita e wahabita di cui è espressione al Qaeda è fin troppo semplice e circoscritto per essere davvero degno di tanta discussione; mentre, al contrario, il radicalismo islamico tout court non ha "un" disegno strategico: ne ha tanti quante sono le aree geografiche in cui è attivo ed operante.

Il raccordo fra i due fenomeni (quello "particolare" e quello "generale") mi sembra essere né più né meno che un portato della globalizzazione. E come molti altri fenomeni del genere, data la sua natura "virale", è al contempo fatuo e pericolossissimo. Il fattore culturale funge sicuramente da collante... ma si tratta di un collante talmente debole che se il dibattito non si concentrasse così accanitamente su di esso, facendone addirittura una questione di "identità" contrapposte, verrebbe spazzato via con poco.

Piuttosto, guardiamo quali sono i "nemici" del radicalismo islamico: le truppe di occupazione occidentali (in Afghanistan e in Iraq); gli "amici" dell'Occidente che con la scusa della "lotta al terrorismo" ne approfittano per reprimere minoranze etniche e religiose (la Cina nello Xinjiang, la Russia in Cecenia, l'India con il Kashmir, Israele con i Palestinesi...); i governi di molti paesi asiatici ed africani (Egitto, Marocco, Algeria, Pakistan ecc.) che se ne servono invece per reprimere il dissenso interno. 

Per sconfiggere davvero il radicalismo islamico, altro che "nuova Lepanto"... bisognerebbe ripensare da cima a fondo gli equilibri politici ed economici internazionali, con tutti i rischi e i sacrifici che questo comporterebbe... ma, dopo tutto, è molto più comodo tirare a campare; anche perché finché c'è guerra, c'è speranza... inclusa quella di tenere in vita artificialmente un assetto egemonico ormai decotto.
The first superhero from New Jersey.

Vittor

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #11 il: 08 Gennaio 2010, 08:42:35 »
...
Non capisco quale...
Preciso che la mia incomprensione era relativa a quanto tu volevi affermare, non al fatto in sè.

Per il resto, non avendo l'intenzione di scrivere un trattato in merito, né essendo questo lo scopo delle discussioni, riterrei ovvio e scontato che anche l'interlocutore avesse una conoscenza abbastanza approfondita della questione sulla quale si dibatte.

Io normalmente dò per scontato che una persona abbia un minimo (o un massimo) di conoscenza e di informazione sugli argomenti.
Preferisco però evitare discussioni con chi ritiene  di essere l'unico informato e a conoscenza dei fatti, e che oltrettutto pretende di insegnare il metodo col quale si deve impostare la questione.


"Avere avuto una buona educazione, oggi, è un grande svantaggio. Ti esclude da tante cose."  O.W.
"Si può essere un uomo saggio, e pensare alla bellezza delle proprie unghie."  A.S.P.

StefanoR

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #12 il: 08 Gennaio 2010, 09:52:01 »
Io normalmente dò per scontato che una persona abbia un minimo (o un massimo) di conoscenza e di informazione sugli argomenti.
Preferisco però evitare discussioni con chi ritiene  di essere l'unico informato e a conoscenza dei fatti, e che oltrettutto pretende di insegnare il metodo col quale si deve impostare la questione.

Anch'io lo do per scontato... lo scopo della mia perorazione infatti era: se vogliamo discutere dell'argomento, tiriamoli fuori, questi fatti!!! ;)

Con la consapevolezza che la discussione si complicherebbe e allungherebbe parecchio...
The first superhero from New Jersey.

alberet

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #13 il: 08 Gennaio 2010, 10:13:38 »
Che finché ci saranno idioti e terroristi che vogliono distruggere il modello di vita occidentale, poiché di questo si tratta, dobbiamo assoggettarci anche a queste limitazioni.

Quante scemenze dobbiamo continuare a sentire prima di renderci conto che non è una questione sociale, ma esclusivamente di culture, e che sono loro che non vogliono accettare la nostra, che potrebbe rovinare il loro oscurantismo qualora la nostra cultura ed il nostro modo di vita dilagassero nei loro paesi?


Per il resto, non avendo l'intenzione di scrivere un trattato in merito, né essendo questo lo scopo delle discussioni, riterrei ovvio e scontato che anche l'interlocutore avesse una conoscenza abbastanza approfondita della questione sulla quale si dibatte.


cosa le è successo in 3 giorni?
dall'aggressività alla ragionevolezza ... o ha solo innestato una infinita retromarcia?  :hello2:

squalo

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Re: la difesa al terrorismo impazzita
« Risposta #14 il: 08 Gennaio 2010, 14:43:45 »
Visto che il dibattito si è (giustamente) spostato sull'entità e le motivazioni del terrosismo islamico se ho tempo più tardi posto alcuni considerazioni derivanti da un libro di Robert Baer (Ex agente della cia) che ho letto qualche anno fa e che parla dell'11 settembre e dei rapporti tra Servizi segreti americani e Mondo islamico.