Per i più curiosi, allego un sunto della discussione in atto.
Dall'intervento del prof. D’Alpaos alla conferenza di domenica 18 al Da Vinci io ho capito che:
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- per mettere in sicurezza il Piave servono una serie di interventi importanti, onerosi e dal rilevantissimo impatto ambientale (primo tra tutti l'invaso di Falzè, una sorta di grande lago artificiale), la cui realizzazione andrebbe a compromettere degli altri ecosistemi, come le "Grotte del Montello" o le grave di Papadopoli;
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Purtroppo, quella che è mancata negli ultimi anni è stata la manutenzione ordinaria della golena, che spetta ai privati: avendo lasciato molte zone completamente abbandonate a se stesse ci siamo ritrovati con vere e proprie masse inestricabili di edera, robinie e rovi, che devono essere tolte.
E ciò per diversi motivi: dalla possibilità di fruire materialmente dell’area verde medesima (non si passeggia né si corre in bicicletta se i sentieri sono invasi dai rovi), ...
Condivido quasi tutto quanto riportato da Alberto Teso che riassume il dibattito
di questi ultimi tempi sulla problematica idraulica del Piave;
preciso che le grave di Papadopoli non verrebbero toccate,
un invaso di espansione sarebbe nelle grave di Ciano (dove ci sono le grotte del Montello),
ed a Falzè si è parlato più di una diga in larghezza a bocca tarata.
Inoltre non so se la manutenzione ordinaria spetti di dovere ai privati...
Comunque a me piace molto la natura selvaggia come dove
"non si passeggia né si corre in bicicletta se i sentieri sono invasi dai rovi"
(io riesco a passare...) perché è lì che si trova molta più fauna e l'ambiente è per me più interessante,
tuttavia accetto (a malincuore) una manutenzione di contenimento della vegetazione che
ripulisca da rami rotti, alberi morti o pericolanti, arbusti rampicanti molto "espansivi"
e limiti le specie arboree non autoctone (non facciamo una crociata contro le robinie!).
Tutto questo però dovrà essere fatto periodicamente e non ogni 30-40 anni...