Rothbard e i libertari conseguenti (debitori del "giusnaturalismo" aristotelico-tomista, di Locke e delle teorie sociali della scuola austriaca di economia) sono contro la tassazione, la regolamentazione economica, la coscrizione obbligatoria, il proibizionismo, e sostengono che le leggi di mercato dovrebbero dominare tutti quegli ambiti nei quali lo Stato invoca (secondo loro illegittimamente) un diritto di monopolio, ivi inclusi temi come sicurezza e ambiente.
Nozick invece è più un teorico dello "Stato Minimo", e sostiene che una parvenza di Stato, del quale pure va ridotta l'influenza secondo direttrici libertarie, è necessaria. E' stato fortemente criticato dai libertari "duri e puri" e negli ultimi anni ha virato verso una visione più conservatrice della società.
Gli interpreti e i sostenitori europei e italiani del libertarismo sono inoltre federalisti, in accordo con la loro visione generale della società, dell'economia e del diritto.
Per inciso, trovo parecchie assonanze fra l'approccio libertario e molte cose che sostieni tu, reginald... penso che, se ti capitasse di leggere qualcosa sull'argomento, ti troveresti d'accordo su molti punti.
Quello che volevo dire, ad ogni modo, è che ho la sensazione che ci sia una parte dell'intellighenzia leghista (non saprei quanto determinate e influente) che si riconosce in idee affini alle tesi libertarie. Di sicuro, mi pare abbiano un'impronta libertaria parecchi movimenti o associazioni autonomiste e federaliste che gravitano (o hanno gravitato) intorno alla galassia del leghismo – penso ad esempio alla LIFE (Liberi Imprenditori Federalisti Europei), o al Partito Nasional Veneto, o forse (dico forse) al PNE di Panto.
Se così fosse, vale a maggior ragione l'avvertenza all'opposizione secondo cui ridurre il leghismo ad un fenomeno populista, tutto “di pancia”, è non sono sbagliato, ma anche rischioso.
Per concludere, non parlavo di “voto”, ma più in generale di “interessi”... e quello che volevo dire è che, anziché stracciarsi le vesti per la vera o presunta lobotomizzazione della “classe lavoratrice” da parte delle televisioni berlusconiane, l'opposizione farebbe bene a domandarsi se l'identificazione dei propri interessi con quelli del piccolo imprenditore o del “padroncino” da parte dei lavoratori non si rifletta in una visione più ampia (fin qui, la scoperta dell'acqua calda), che trova riscontri ideologici nel pensiero libertario-federalista (e questo è tutto fuorché acqua calda, invece).
La questione può forse sembrare un po' bizantina... ma chi ha orecchie per intendere, intenda.