L'intercettazione di comunicazioni tra cittadini, come ogni intromissione nella vita privata, è vietata dalla costituzione (vedi, in particolare, l'art. 14, che stabilisce la generale inviolabilità del domicilio, cui i terzi possono accedere solo nei modi previsti dalla legge e l'art. 15, sulla inviolabilità delle comunicazioni).
E' solo il Giudice che può autorizzare queste "intromissioni", non il PM che, in quanto "parte" del processo penale, non è terzo e quindi, non ha le funzioni di garanzie proprie del magistrato giudicante (anche per questo noi avvocati chiediamo da tempo la separazione delle carriere: sono due magistrati con compiti completamente diversi, non possono essere "colleghi").
Ai sensi dell'art. 267 c.p.p. il PM chiede al GIP l'autorizzazione per compiere le intercettazioni e può procedere solo dopo averla ricevuta.
In caso di assoluta urgenza, il PM può disporre con decreto l'intercettazione ma entro 24 ore deve chiedere la convalida al GIP che provvede entro le 48 ore successive: se non convalida, si butta via tutto.
I carabinieri e la polizia giudiziaria in genere non possono intercettare un bel niente se non su disposizione dell'autorità giudiziaria.
Si tratta, poi, di stabilire i limiti delle intercettazioni (quanto il GIP può autorizzare le intercettazioni? Anche nel caso in cui il marito pensi di essere tradito dalla moglie o solo in presenza di gravi indizi di reati particolarmente allarmanti?).
Chea in Italia si intercetti troppo e male è pacifico.
Il presidente Palamara ha riferito di 132.384 intercettazioni all’anno.
Negli Stati Uniti (dati 2005) sono stati controllati 1.705 apparecchi (su trecento milioni di abitanti, con i sessanta italiani).
Nella sola Potenza, tra il 2005 ed il 2007 sono state fatte intercettazioni per una durata complessiva di 267 anni.
Nel 2008 tutto questo ci è costato 230 milioni di euro.
Nel 2005 eravamo a 308 milioni.
Dati tratti da S. Livadiotti, L’ultracasta, pag. 83.