Dal blog di Grillo:
21 Maggio 2006
L'agonia della televisione
Un padre mi ha scritto una lettera sulla pubblicità televisiva, simile a molte che ho ricevuto.
La pubblico perchè, nella sua semplicità, conferma che la pubblicità ha preso il posto del prodotto televisivo, influenza il prodotto, è ormai essa stessa il prodotto.
Il palinsesto televisivo lo fanno le aziende e questo è scontato. Lo è meno che lo possano fare alla Rai, azienda pubblica, che vive, dovrebbe vivere, del canone.
L’abolizione della pubblicità nelle reti Rai la renderebbe libera di fare informazione e cultura al servizio dei cittadini. Lo so, libera è un termine forte, diciamo meno serva, perchè ci sono anche i partiti di governo e di controllo.
Dipendente Prodi, mi ascolti, abolisca la pubblicità sulla Rai, sarebbe un bel gesto. La pubblicità ha creato l’Italia malata furba e cialtrona degli ultimi quindici anni. Il primo partito italiano è ancora Publitalia.
E poi mi sono rotto le balle di dover sopportare la pubblicità a tutto volume nei vari intervalli. Stiamo creando un popolo di sordi inca..ati neri. Una legge lo proibisce, facciamola applicare o revochiamo le licenze.
"Caro Amico,
sono un genitore che deve convivere con la baby sitter quotidiana, la televisione. Mio figlio, come i figli dei miei amici, sono completamente drogati e schiavi di quella che è la frustrazione di noi adulti, questa maledetta scatola invadente che provoca litigi a non finire e i musi duri dei propri figli quando in qualche modo, si cerca di arginare l'invadenza quotidiana.
Un permesso (o meglio compromesso) è stato quello di poter vedere i cartoni animati su Rai Due mentre siamo a tavola insieme, almeno una volta al giorno, la sera.
Mi domandavo e domando: non ci sono delle regole che impostano la pubblicità nelle fasce, chiamiamole, protette? Personalmente sono inc...to, perchè ad ogni cartone segue una sequenza di spot pubblicitari di ogni tipo e genere; questi ragazzi sono letteralmente bombardati da messaggi su gelati, giocattoli, macchine, detersivi e compagnia bella! Non passa un quarto d'ora senza spot, per non parlare delle televisioni private, dove la pubblicità è trasmessa ad un altissimo volume, è una cosa vomitevole!
Dobbiamo per forza essere trattati in questo modo? Dobbiamo sempre subire ogni loro scorrettezza pagando tanto di canone e, stare sempre zitti?
Un abbraccio." Marcel.
Colgo l'occasione di Grillo per dire ciò che anch'io avverto da qualche tempo e cioè che questa nostra televisione pubblica, che continua ad imporci questo balzello della tassa sul possesso della "scatola", diventa ogni giorno più inguardabile, sia per il crescente carico di pubblicità che la parifica oramai a quella commerciale sia per il progressivo scadimento di quanto trasmesso.
Certamente la televisione, così com'è impostata oggi, non ha futuro e continuare su questa strada non farà altro che allontanare sempre più gente, sia verso quella privata tipo Sky ma anche verso Internet e le sue possibilità di scelta.
Se non interverranno cambiamenti, uno potrebbe essere quello di svincolarla dal giogo della pubblicità, questa sarà sempre più una televisione per fasce poco esigenti, acritiche e passive come quella degli anziani, per esempio. Forse dovremmo smettere un po tutti di accenderla per catalizzare questi cambiamenti.
Altra cosa è questa tendenza, tutta italiana purtroppo, a veder la gente, la massa, solo come occasione di "affare", pura materia da manipolare e senza tanti pudori.
Diciamolo, è una cosa che sa tanto di medioevo culturale e che non riguarda certamente solo la televisione, pensiamo per esempio in che considerazione tengono i loro clienti le banche e le assicurazioni ma pensiamo anche in che considerazione teneva i tifosi la lobby affaristica del calcio, ebbene, tutto questo dovrebbe suscitare in noi un gran desiderio di rivolta, dato che il rispetto della persona dovrebbe essere la condizione minima e indiscutibile da cui partire, mentre invece siamo assuefatti e sempre meno reattivi, per esempio ho sentito già diversi dire di fregarsene di ciò che è successo nel mondo del calcio, che a loro non interessa nulla ciò che succede fuori del campo.