L'assessore rassicura
Alberto Gobbo: la città non resterà senza stadio
Le decisioni in accordo con la società
San Donà
"Se il master plan andrà avanti costruiremo uno stadio nuovo e lo faremo sicuramente in accordo con la società Sandonà 1922". Queste le parole del vicesindaco ed assessore comunale allo Sport Alberto Gobbo, che interviene sulla vicenda legata allo spostamento dello stadio Zanutto previsto dal master plan, rispondendo così a Graziano Masiero, amministratore delegato del Calcio Sandonà e a tutti i tifosi che nei giorni corsi hanno chiesto a gran voce garanzie per la futura sistemazione.
"Sulla questione - continua Gobbo - sono già stati fatti alcuni incontri con i vertici della società sportiva e quando i tempi saranno maturi prenderemo, in accordo con loro, le decisioni più opportune con un'attenta valutazione per quale debba essere l'area migliore. Posso affermare comunque con certezza che la città non rimarrà senza stadio. Una possibile ipotesi, in caso di spostamento, potrebbe essere una zona della periferia in cui attualmente si sta edificando, parte di quell'area sarà ceduta al Comune come "verde attrezzato" e potrebbe essere utilizzata per creare la nuova struttura".
Lo stadio Zanutto è stato costruito nel 1930, inizialmente denominato "Del littorio" e inaugurato con un incontro amichevole tra Sandonà e Portogruaro, vinto dagli ospiti con il punteggio di 2 a 0. Dopo la seconda guerra mondiale è stato dedicato alla memoria di Verino Zanutto, ex giocatore ed eroe della resistenza. Si tratta di una struttura che nel corso degli anni ha avuto bisogno di alcuni interventi, specie in occasione della conquista della serie C. Attualmente può ospitare fino a 4mila posti. Ha visto calcare il proprio terreno di gioco da fior di campioni, alcuni dei quali hanno contribuito a fare la storia del calcio nazionale e internazionale. Ma è anche l'impianto con cui la San Donà calcistica si è fatta conoscere nell'ambiente professionistico, frequentato da migliaia di tifosi fino a pochi anni fa. Resta comunque uno stadio vecchio, a detta degli stessi operatori, nella sua struttura e composizione, anche se ancora funzionale.
Questa è la radiografia delle strutture fatta dagli attuali inquilini: 1) L'impianto di illuminazione, pur rimesso a norma, è obsoleto, con fari di diversa qualità e provenienza, cavi ormai "abbrustoliti", torri-faro che non consentono una agevole manutenzione delle apparecchiature, che abbisognano di continui interventi, con costi di gestione veramente pesanti.
2) Gli spogliatoi, i servizi e le docce sono quelli di decenni fa e, per quanto si ridipingano ogni anno i muri e i soffitti, la situazione non cambia.
3) L'impianto di riscaldamento è quello che è, riscalda per quello che può e bisogna fare attenzione ai raffreddori in agguato.4) Il fondo del terreno di gioco, un tempo fiore all'occhiello dell'impianto, negli ultimi anni è stato causa continua di malanni muscolari e anche per questo non viene più utilizzato per gli allenamenti. Il colore del terreno superficiale è torba: durissimo quando non è bagnato, appiccicoso e scivoloso come plastilina quando piove. È un allevamento intensivo di lombrichi, delizia per i pescatori ma dannazione per giocatori e chi o deve preparare, una persona ci lavora tutti i giorni per averlo in condizioni passabili.
5) L'impianto è pure sprovvisto di un adeguato impianto di drenaggio e di irrigazione.
6) Dalla tribuna della tifoseria si vede malissimo, la visuale è rotta dalla recinzione anti-scavalcamento necessaria per la serie C, realizzata dalla vecchia dirigenza, che dopo alcuni insuccessi, ha venduto il titolo alla città di Jesolo.
In queste condizioni, a detta dei più, sono due le possibili soluzioni: o mettere mano pesantemente alla struttura attuale o pensare a un nuovo stadio adeguato, anche se dislocato in periferia.
Davide De Bortoli
Pungolo: un dilemma "un'area verde attrezzata" può essere configurata come uno stadio di calcio? Comunque sia vale sempre il principio PRIMA VEDO E POI CREDO.