Autore Topic: «Pochi soldi, università rischia chiusura»  (Letto 1904 volte)

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beaver

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«Pochi soldi, università rischia chiusura»
« Risposta #15 il: 11 Novembre 2006, 11:28:53 »
Leggo molte cose giuste in questo scambio, ci sono tuttavia alcune imprecisioni che vorrei correggere per far chiarezza (diclaimer: lavoro per l'universita', ma da cococo, quindi non mi sento particolarmente legato o chiamato a far difese, anzi ... ). Centinaia di migliaia di euri non li prende nessuno in università, garantito. Un ricercatore confermato piglia sui 1200 euri, un associato (a tempo pieno, cioe' che lavora solo x l'universita') intorno ai 2300, un ordinario (fine carriera) tra i 3000 e i 3500.
Detto questo, e' vero che come in molte parti del pubblico anche nell'universita' c'e' chi lavora e chi fa poco, quindi il discorso sul merito lo condivido appieno. In ogni caso tenete conto di due cose: il livello retributivo italiano e' tra i piu' bassi: un post-doc tedesco prende piu' o meno come un nostro ordinario, un full professor americano prende piu' di 100 mila dollari l'anno. Per quanto possa apparire strano, i ricercatori ed i prof. italiani sono tra i piu' produttivi al mondo in discipline di frontiera come la fisica, l'elettronica e molte altre per numero di pubblicazioni. Non e' comunque lo stipendio a fungere da incentivo (o disincentivo) ma i fondi per la ricerca: pochissimi. E' difficile avere i soldi per spesarsi i convegni, figurarsi laboratori e team di ricercatori preparati.
Ultima precisazione: il lavoro del prof. non e' limitato alle ore di lezione (mi pare debbano farne almeno 120 l'anno) ma comprende anche le attivita' di ricerca, i ricevimenti, le commissioni e i consigli, le riunioni, ecc. ecc.
Che cosa non funziona allora? in primo luogo non ci sono in Italia una societa' ed un'economia che sappiano apprezzare e valorizzare il contributo universitario. in secondo luogo l'universita' stessa non sa dialogare con il mondo e far capire che quello che fa puo' servire. Servirebbe un ufficio marketing :D
sul finanziamento privato io sono d'accordo (va da se' che son d'accordo con MicheleM che non va bene per la scuola superiore). L'Italia e', per investimenti privati in ricerca e sviluppo, dietro al Portogallo e ad altri paesi meno "prestigiosi" del nostro. Non e' possibile pensare ad un finanziamento completamente pubblico dell'universita' e della ricerca per principio, per almeno tre motivi: 1. non ci son soldi. 2. far collaborare le imprese alla ricerca e all'insegnamento universitario puo' costruire quel ponte che oggi manca 3. mi pare opportunistico pensare che gli investimenti debbano per forza essere pubblici e i ritorni necessariamente privati. Non ci vedo alcunche' di male nel finanziare una cattedra: un'azienda davvero illuminata sa che un finanziamento "a perdere" senza imporre obblighi su contenuti genera comunque, sul medio-lungo termine, dei ritorni. Pensate alla cultura dei grandi industriali americani: Carnegie, Rockefeller, tutti prima di morire hanno dato fantastiliardi a universita' e fondazioni perche' si occupassero di finanziare ricerca e formazione nei campi piu' disparati. quanti dei nostri miliardaretti da strapazzo mettono una lira nella formazione e nella ricerca?
LMuore il Mercato/Per autoconsunzione/Non è peccato/E non è Marx & Engels/E’ l’estinzione/E’ un ragazzino in agonia.

supercurta

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«Pochi soldi, università rischia chiusura»
« Risposta #16 il: 11 Novembre 2006, 12:25:12 »
scusa ma i soldini che derivano dalle vendite dei libri scritti dai professori e che gli studenti sono costretti a comperare,dove li mettiamo?
From the moment of birth we are already dying
Death is the only true salvation
Through death man is reborn
Like a butterfly is born out of a caterpillar
And after that, man is finally free

beaver

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«Pochi soldi, università rischia chiusura»
« Risposta #17 il: 11 Novembre 2006, 14:17:41 »
Un bestseller universitario in Italia vende nell'ordine delle migliaia di copie l'anno e i diritti che gli autori ne ricavano sono pochini pochini. Metti che un paio di migliaia di euri arrivino, ma non si diventa ricchi coi libri di sicuro.
LMuore il Mercato/Per autoconsunzione/Non è peccato/E non è Marx & Engels/E’ l’estinzione/E’ un ragazzino in agonia.

micheleM

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«Pochi soldi, università rischia chiusura»
« Risposta #18 il: 11 Novembre 2006, 14:26:32 »
Concordo in pieno con beaver (visto poi che le cose stanno esattamente come dice).
Io parlavo di scuola di base (rivedetevi la discussione iniziale), non di università.
Che bel suono hanno la cattiva musica e le cattive ragioni quando si marcia addosso a un nemico! (F.Nietzsche)

ilviaggiatore

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«Pochi soldi, università rischia chiusura»
« Risposta #19 il: 12 Novembre 2006, 01:04:43 »
Un mio prof. diceva che le cattedre a contratto assegnate quest'anno vengono pagate con soldi messi a bilancio l'anno prossimo...questo a Padova, dove (parlo a scienze politiche) come ricerca siamo a livelli eccellenti, ci sono alcune eccellenze (vedi Centro Interdipartimentale sui Diritti Umani che richiama personalità da tutta Europa, e il prox anno dovrebbe aprire un Centro sugli Studi Europei..), a livello di edilizia vabbè, la sede centrale avrebbe bisogno di una ritoccatina, ma hanno ristrutturato un intero palazzo dietro al Santo per farci il dipartimento di Sociologia+nuove aule+il Teatro Ruzzante in riviera.
Di solito io sono molto critico, però dentro al contesto dove studio avverto chiaramente la difficoltà di chi ha davvero una situazione con "l'acqua al collo" e sta facendo tutti gli sforzi possibili immaginabili per garantire didattica, ricerca e servizi di qualità, garantito...
...senza considerare che di tasse, chi paga di più nelle facoltà "umanistiche" arriva a 1500 euro (Padova è tra le più alte..), moltiplicato per 60mila iscritti e togliendo comunque la percentuale di chi è esonerato e chi paga di meno avendo un reddito complessivo inferiore ai 50mila euro (anche se ogni tanto in mensa, buttando l'occhio sugli scontrini, vedo qualcuno che paga TOTALE 0 e non si direbbe a vederlo com'è vestito...)...insomma di soldi ne arrivano parecchi dalle contribuzioni, ma non vorrei che questa quota aumentasse visti gli ulteriori tagli...
Poi dicono che nelle regioni autonome non hanno privilegi: a Trieste pagano esattamente la META' (ad Interpreti pagano ca. 800 euro, a Forlì più del doppio...), mentre gli studenti Trentini-Sudtirolesi sono spesati di tutto ANCHE se si iscrivono ad università fuori delle loro provincie autonome...certo Illy, voi non avete privilegi, come non crederti...

jean

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«Pochi soldi, università rischia chiusura»
« Risposta #20 il: 12 Novembre 2006, 21:59:52 »
nei miei dipartimenti a pd vedo un sacco di sprechi...
e molti prof han pure il macchinoe (x5, slk...)

merovingio

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«Pochi soldi, università rischia chiusura»
« Risposta #21 il: 13 Novembre 2006, 10:28:22 »
Il topic riguarda l'università.

chissà allora quanto ha lasciato agnelli per la ricerca dato che è uno dei pochi miliardaretti italiani...

Se beaver dice il vero e MicheleM concorda mi pare che il modello universitario corrispondente sia quello americano o anglossassone giusto?

Ma non fa a botte con certe impostazioni di neo comunismo italiano??

micheleM

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«Pochi soldi, università rischia chiusura»
« Risposta #22 il: 13 Novembre 2006, 16:43:39 »
Scusa????? E che sarebbe il "neocomunismo italiano"? Padoa-Schioppa? :D  :D
Che bel suono hanno la cattiva musica e le cattive ragioni quando si marcia addosso a un nemico! (F.Nietzsche)

beaver

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«Pochi soldi, università rischia chiusura»
« Risposta #23 il: 13 Novembre 2006, 17:05:27 »
Non capisco: il modello corrispondente a che?
Agnelli di soldi ne ha dati, la fondazione Agnelli tuttora spende per ricerca e formazione, anche se i chiari di luna ultimi credo abbiano stretto anche quei cordoni.
Il modello USA poi non e' solo USA, ma c'e' anche in Danimarca, Finlandia, Svezia ... (finanziamenti pubblici e privati).
LMuore il Mercato/Per autoconsunzione/Non è peccato/E non è Marx & Engels/E’ l’estinzione/E’ un ragazzino in agonia.

merovingio

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«Pochi soldi, università rischia chiusura»
« Risposta #24 il: 13 Novembre 2006, 17:10:52 »
domando. Infatti non conoscendo pienamente il modello chiedo conferme!

Il modello del nord europa o americano che differenze hanno rispetto alla nostra università??

Facciamo un pò di chiarezza chissà che così il figlio di Padoa-Scioppa, torni da Boston! :lol:

merovingio

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«Pochi soldi, università rischia chiusura»
« Risposta #25 il: 21 Novembre 2006, 18:43:10 »
sentivo per radio 24 proprio oggi la presentazione di un libro appena uscito (non ricordo il titolo però), dove si trattava più ampiamente del declino economico dell'europa e le cause del decnino stesso...

in un passaggio citato dal libro si accenna al costo procapite per gli studenti, dei professori universitari italiani confrontati con quelli inglesi.

Il risultato è che ogni professore italiano annulamente costa allo studente $ 16800,00 (dollari) mentre uno inglese costa allo studente inglese $ 12000,00 annui. Una differenza marcata.