Leggo molte cose giuste in questo scambio, ci sono tuttavia alcune imprecisioni che vorrei correggere per far chiarezza (diclaimer: lavoro per l'universita', ma da cococo, quindi non mi sento particolarmente legato o chiamato a far difese, anzi ... ). Centinaia di migliaia di euri non li prende nessuno in università, garantito. Un ricercatore confermato piglia sui 1200 euri, un associato (a tempo pieno, cioe' che lavora solo x l'universita') intorno ai 2300, un ordinario (fine carriera) tra i 3000 e i 3500.
Detto questo, e' vero che come in molte parti del pubblico anche nell'universita' c'e' chi lavora e chi fa poco, quindi il discorso sul merito lo condivido appieno. In ogni caso tenete conto di due cose: il livello retributivo italiano e' tra i piu' bassi: un post-doc tedesco prende piu' o meno come un nostro ordinario, un full professor americano prende piu' di 100 mila dollari l'anno. Per quanto possa apparire strano, i ricercatori ed i prof. italiani sono tra i piu' produttivi al mondo in discipline di frontiera come la fisica, l'elettronica e molte altre per numero di pubblicazioni. Non e' comunque lo stipendio a fungere da incentivo (o disincentivo) ma i fondi per la ricerca: pochissimi. E' difficile avere i soldi per spesarsi i convegni, figurarsi laboratori e team di ricercatori preparati.
Ultima precisazione: il lavoro del prof. non e' limitato alle ore di lezione (mi pare debbano farne almeno 120 l'anno) ma comprende anche le attivita' di ricerca, i ricevimenti, le commissioni e i consigli, le riunioni, ecc. ecc.
Che cosa non funziona allora? in primo luogo non ci sono in Italia una societa' ed un'economia che sappiano apprezzare e valorizzare il contributo universitario. in secondo luogo l'universita' stessa non sa dialogare con il mondo e far capire che quello che fa puo' servire. Servirebbe un ufficio marketing

sul finanziamento privato io sono d'accordo (va da se' che son d'accordo con MicheleM che non va bene per la scuola superiore). L'Italia e', per investimenti privati in ricerca e sviluppo, dietro al Portogallo e ad altri paesi meno "prestigiosi" del nostro. Non e' possibile pensare ad un finanziamento completamente pubblico dell'universita' e della ricerca per principio, per almeno tre motivi: 1. non ci son soldi. 2. far collaborare le imprese alla ricerca e all'insegnamento universitario puo' costruire quel ponte che oggi manca 3. mi pare opportunistico pensare che gli investimenti debbano per forza essere pubblici e i ritorni necessariamente privati. Non ci vedo alcunche' di male nel finanziare una cattedra: un'azienda davvero illuminata sa che un finanziamento "a perdere" senza imporre obblighi su contenuti genera comunque, sul medio-lungo termine, dei ritorni. Pensate alla cultura dei grandi industriali americani: Carnegie, Rockefeller, tutti prima di morire hanno dato fantastiliardi a universita' e fondazioni perche' si occupassero di finanziare ricerca e formazione nei campi piu' disparati. quanti dei nostri miliardaretti da strapazzo mettono una lira nella formazione e nella ricerca?