Dalla Nuova Venezia
Sandonà, si dimettono in tre
Calcio. Gli imprenditori Capiotto attaccano il presidente Bugno
di Giovanni Monforte
SAN DONA’. Gli imprenditori Nicola e Mauro Capiotto, con il loro socio Francesco Ranieri, hanno rassegnato le dimissioni dal Consiglio di amministrazione del Sandonà (Eccellenza), ponendo fine anche alla sponsorizzazione in atto con la loro azienda edile. Un nuovo terremoto, dunque, scuote la già precaria situazione societaria biancoceleste.
«Ci sentiamo presi in giro dal presidente Mauro Bugno» accusano i Capiotto. «Vogliamo precisare che l’unico proprietario del Sandonà è Bugno - spiegano Mauro e Nicola Capiotto - Fin dall’inizio il nostro impegno è stato a livello di sponsorizzazione e, per questioni statutarie, di partecipazione al Cda. Non siamo entrati nella proprietà, perché volevamo prima attendere una stagione, per capire se i bilanci potessero andare a posto. Abbiamo scritto nero su bianco che la nostra disponibilità economica per il Sandonà sarebbe stata di una certa cifra, che abbiamo messo interamente. Somma che è servita a pagare dei debiti pregressi e, soprattutto, a saldare gli unici due stipendi che hanno percepito i giocatori. Da novembre abbiamo chiesto più volte al presidente Bugno di darci garanzie sui soldi che lui avrebbe dovuto investire. Gli abbiamo chiesto più volte di fare chiarezza con i giocatori e con tutti». Ma nulla è accaduto. Quanto a spese di gestione e debiti, c’è chi parla di 200 mila euro, ma neppure i Capiotto sono in grado di sbilanciarsi: «Avevamo chiesto di avere copia dei documenti contabili, ma non c’è stato mai consegnato nulla» rispondono. L’epilogo sono state le dimissioni, comunicate con raccomandata dello scorso 1 marzo. «Abbiamo chiesto anche la convocazione di un Cda per ratificare le dimissioni, legalmente già valide. Ma - concludono i Capiotto - siamo ancora in attesa e non riusciamo neppure a parlare telefonicamente con Bugno. Vogliamo che la gente sappia che non abbiamo più nulla a che fare col Sandonà, dobbiamo difendere il buon nome della nostra azienda».
Siamo alle solite, i falliti che han in Masiero il loro capostipite han una passione particolare nel prendere per il culo la gente, in tre anni ne abbiam visti fin troppi.....ora basta, questi falliti non ci rappresentano nemmeno un pò, che il Comune dia in mano alla Cricca lo Zanutto e la faccia finita di parare il culo a simili personaggi....ma un attimo dopo la tagliatrice di teste Zaccariotto deve farla saltare anche all'assessore allo sport perchè altrimenti pure lei è complice........come li peggio socialisti della prima repubblica!