Autore Topic: DICO  (Letto 2413 volte)

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ilviaggiatore

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DICO
« Risposta #15 il: 29 Marzo 2007, 11:06:40 »
Citazione da: "Fudonauta"

E che sarà?!?!,,,ancora colpa di berlusconi??? :wink:  :cry:


No, è colpa di una classe politica (destra e sinistra non importa) che ancora deve emanciparsi. Perche i cattolici ci sono, a destra come a sinistra. Fini è di destra e mostra apertura mentale maggiore che non un Rutelli o una Binetti. Il matrimonio di Prodi è stato celebrato dall'allora arcivescovo di Bologna, card. Ruini...
L'equazione destra=cattolica sinistra=laica non regge proprio. Io mi sento di destra e sono profondamente A-cattolico.

Ad ogni modo, in questa Italietta ci vorrebbe un nuovo XX settembre 1870! Una nuova breccia di Porta Pia...tra l'altro il nostro bersagliere è copia fedele di quello che si trova a Rm proprio davanti a Porta Pia...potremmo cominciare da qui la nuova avanzata contro lo strapotere papale  :twisted:  :twisted:

Hobbit

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DICO
« Risposta #16 il: 29 Marzo 2007, 13:30:20 »
Dove lo dobbiam portare?  :wink:

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merovingio

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DICO
« Risposta #17 il: 29 Marzo 2007, 13:34:34 »
mi piacerebbe essere protagonista di una rivoluzione di questo tipo!! 8)  8)

comunque è vero ed hai ragione. non è un problema di chi si allea con la chiesa, la chiesa non è alleata con nessuno. E' la politica italiana che è suddita del potere ecclesiastico!!!

Evviva il popolo di centro destra laico!! :lol:  :lol:  :lol:

Hobbit

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DICO
« Risposta #18 il: 30 Marzo 2007, 09:59:53 »
Da Repubblica.it

Don Adelino Bortoluzzi: invece il Family day crea divisioni
Qui una rete di educatori e gente che ascolta e aiuta
"Io prete tra coppie di fatto e omosessuali
Porte aperte a tutti, no alle divisioni"

A Treviso una parrocchia con una strada piena di persone separate. "Soffrono già, perché ignorarle?"


di Jenner Meletti

TREVISO - Sul muro, dietro la scrivania, c'è un manifesto del 1948, firmato Democrazia cristiana. Un sacerdote sullo sfondo annuncia: "Meglio un prete oggi che un boia domani". In primo piano, un rosso bolscevico accanto a una forca. Il messaggio è chiaro: se non obbedisci ai preti, sarai preda dei comunisti. Don Adelino Bortoluzzi, parroco di Olmi-San Floriano, si mette a ridere. "E' un manifesto originale, me l'hanno regalato, forse per ricordarmi un passato non tanto lontano. E ricordare, anche in questi giorni, fa solo bene". Non è facile trovare sacerdoti che abbiano voglia di parlare del mega raduno annunciato a Roma. C'è chi dice che "la sola protesta permessa è il silenzio", c'è chi sostiene che "come sempre i parroci sono tagliati fuori da ogni decisione". "Vadano a Roma, quelli che credono che per salvare la famiglia basti uno slogan. Io non organizzerò certo dei pullman. Resterò qui, con le famiglie vere, che ci parlano di figli da crescere e da educare, e non di Pacs o Dico. Ma protestare non conta nulla. La gerarchia della Chiesa non ha certo smesso di essere una gerarchia".
Don Bortoluzzi (per tutti Adelino e basta) accetta di parlare, ma solo della sua parrocchia. "Io posso solo spiegare cosa succede qui, in questa periferia di Treviso, che 15 anni fa, quando sono arrivato, era solo un dormitorio costruito attorno a una strada. Posso raccontare cosa ho cercato di fare in questa terra degli schei e del consumismo, dove i figli venivano mandati a lavorare a 14 anni e la scuola era giudicata solo una perdita di tempo. Parlo delle persone che abitano qui, persone vere, una diversa dall'altra, che alla parrocchia chiedono di essere luogo di accoglienza. L'incontro di Roma? Rischia di creare solo tensione e divisione. Nella mia chiesa entrano coppie di fatto, separati, omosessuali che non possono ricevere la Comunione ma che sono in comunione con gli altri fedeli. La chiesa è l'unico posto dove queste persone possono entrare senza che nessuno chieda loro un pass. Si sentono accolti da qualcuno più grande di tutti noi, dalle braccia della misericordia di un Dio che vuole bene a tutti".
C'è una strana strada, nella parrocchia, che qualcuno chiama "la via delle coppie di fatto". "Hanno costruito dei monolocali che sono stati affittati o comprati da uomini e donne che si sono separati ed hanno lasciato la casa in centro al coniuge e ai figli. Alcuni hanno nuove compagne. Come prete, posso ignorare queste persone? Il matrimonio è formato da coppie di diritto e da coppie di fatto, ma è anche dono e mistero, ed io lavoro per il dono e il mistero. Ci sono anche persone che si sentono sconfitte dalla vita. Non è bello separarsi, non è bello vivere in conflitto con la stessa persona con la quale hai fatto dei figli. Io cerco di trovare quello stile che Gesù aveva con le persone sofferenti. Chi sta già pagando un alto prezzo, deve trovare nella chiesa bontà e misericordia".
Anche qui i matrimoni in chiesa sono merce rara. L'anno scorso solo 4, contro 30 battesimi e 16 funerali. "Qualcuno si è sposato in altre parrocchie, ma la crisi c'è. La mia preoccupazione di parroco è comunque quella di fare sapere a chi si sposa che il matrimonio è una vocazione, da vivere con quella pienezza che è frutto di libertà di stare assieme ma anche grazia dello spirito. Dobbiamo poi ripensare anche alla "penitenza". Io posso assolvere un aborto o un assassinio, non una separazione. Su questo dramma aspetto un nuovo magistero dalla Chiesa. Se non avremo il coraggio di affrontare questi temi, per tanti la liturgia e il Vangelo saranno ridotti a norme e riti, facendo perdere la forza che hanno per aiutare l'uomo a vivere bene".
Non è facile trovare preti come don Adelino. In quindici anni ha costruito il centro sociale per gli anziani, con campi bocce al coperto, una grande palestra, un centro incontri per le famiglie... "Non ho il male della pietra. Ho cercato di trasformare un dormitorio in un paese. I soldi? Per raccoglierli, organizziamo anche la sagra del toro allo spiedo. Ci sono famiglie che si tassano, e poi ci sono i debiti. Ma adesso Olmi non è più solo una strada fra i dormitori. Sono diventato prete nel 1974, in tempi in cui i referendum sull'aborto e sul divorzio hanno segnato il crollo della cristianità. Ero cappellano vicino a Mestre e in quegli anni di tensioni fortissime vissute dagli operai di Marghera la parrocchia faceva campagna elettorale, per la Dc, ed era il centro di potere più grande del paese. Il parroco allora faceva e disfaceva la giunta comunale. Adesso noi preti, su questa questione, per fortuna non contiamo più nulla. Chi crede che possano tornare i tempi del manifesto con il prete e il comunista, si illude. Con altri sacerdoti ho imparato che la parrocchia deve essere un centro di spiritualità, non di potere. Arrivato qui, potevo vivere come un "manager di azienda di servizi religiosi". Battesimi e prediche, benedizioni e funerali. Faccio tutto questo, ma ho scelto anche un'altra strada. Ho studiato, ho chiamato qui degli specialisti. Ci sono soprattutto psicoterapeuti. E così a Olmi non c'è un "prete educatore" ma una vera comunità educante".
Cento ragazzi e ragazze, in questo pezzetto di nord est così refrattario agli atenei, si sono già laureati. "Seguiamo i ragazzi delle superiori, per completare un discorso culturale che la scuola non riesce a dare. Gli universitari fanno comunità: organizziamo appartamenti a Milano, Bologna, Padova. Dicono che "Adelino porta via i ragazzi dalle famiglie". E' vero. Io dico che bisogna studiare davvero e trovare un lavoro, fare un mutuo per uscire di casa subito dopo la laurea, farsi una famiglia. Anche in questo campo voglio essere un manager che riunisce persone competenti. Ragazzi in crisi trovano qui in parrocchia una risposta e soprattutto un aiuto a individuare la strada giusta. E così abbiamo gli anziani che gestiscono il bar portando orgogliosi il grembiule con scritto "Noi di Olmi" ma anche psicologi, psicoterapisti, analisti con i quali abbiamo costruito una rete di sostegno che serve tutta la comunità. Una rete, questa, che ci ha aiutato ad esempio ad organizzare famiglie che hanno deciso di andare ad abitare tutte nello stesso condominio, per una solidarietà reciproca. Ma è una rete che, se necessario, consiglia anche la separazione di una coppia, se questa appare come la soluzione più opportuna. Può sembrare strano che certi consigli arrivino da una parrocchia, ma la crisi arriva anche nelle famiglie sposate in chiesa. Non puoi fare finta di nulla".
A Olmi (1.200 dei 3.500 abitanti partecipano alle messe della domenica, 25 mamme insegnano il catechismo e 180 volontari organizzano le attività della parrocchia) l'altro giorno sono stati battezzati quattro bambini. "C'erano due neonati, il figlio di un ricco industriale e il figlio di un operaio. E c'erano due bambini più grandi, figli di una coppia di fatto. Sono amici di bambini battezzati, anche loro hanno voluto il sacramento. I loro genitori erano presenti ed hanno chiesto alla nostra comunità di farsi carico dell'educazione cristiana dei loro figli. Sono cose che succedono, se una parrocchia tiene davvero le porte aperte a tutti".
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DICO
« Risposta #19 il: 03 Aprile 2007, 18:03:14 »
Da Repubblica.it

Il segretario Betori ribadisce comunque il sostegno dei vescovi alla manifestazione. Poi puntualizza le dichiarazioni di Bagnasco sui Dico: "Capito male per colpa delle agenzie"
Family day, la Cei detta le regole "Niente vescovi in piazza, ok ai parroci"
La Chiesa "preoccupata" anche dal testamento biologico "Non deve aprire la strada all'eutanasia"


CITTA' DEL VATICANO - Piazza vietata ai vescovi, ma via libera ai parroci. Il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, ha ribadito oggi le modalità con cui il clero potrà prendere parte alla manifestazione in programma a Roma il prossimo 12 maggio in occasione del Family day. "La parrocchia - ha spiegato - non è una realtà privata del clero, la loro partecipazione al Family Day dipende da come si organizzeranno al loro interno, certo alcuni parroci vorranno esserci".
L'iniziativa gode comunque, ha ricordato Betori, dell'appoggio della Conferenza episcopale italiana, che a sua volta poggia sul consenso pontificio. "Lo ha detto anche Benedetto XVI - ha precisato Betori - il rischio è quello di seguire aspettative, desideri e brame. Il convergere sui desideri espone al rischio di un passaggio da comportamenti considerati illeciti a comportamenti leciti. Solo se fondiamo su una base forte il riferimento normativo siamo sicuri che questo non accada".
Nel mirino della Chiesa non c'è però solo la possibile legge sulle coppie di fatto, ma anche quella per l'istituzione del testamento biologico. "Siamo preoccupati - ha spiegato Betori - se un eventuale disegno di legge dovesse aprire a una eutanasia di fatto. Il rischio maggiore riguarda il concetto della cura della persona, cioè la possibilità di rinunciare all'alimentazione e l'idratazione che aprirebbe la strada all'eutanasia di carattere passivo".
Il segretario della Cei ha avanzato poi una richiesta specifica ai legislatori: "La volontà del paziente - ha detto Betori - non si può imporre al medico, pena il venir meno della sua stessa funzione. Eventuali disegni di legge dovrebbero essere 'chiusi' in questa direzione, per evitare scivolamenti di carattere eutanasico".
Il segretario della Cei è tornato anche sulle polemiche suscitate dalle parole usate dal presidente Angelo Bagnasco nell'attaccare il disegno di legge sulle coppie di fatto, paragonandole a pedofilia e incesto. "Monsignor Bagnasco - ha spiegato Betori - è stato compreso male, anche a causa dei titoli scelti da agenzie di stampa. Ma il suo richiamo ai fondamenti dell'etica resta valido, al di là degli esempi fatti, che non intendevano mettere sullo stesso piano cose che sono diverse". "Monsignor Bagnasco - ha proseguito Betori - utilizza espressioni sempre articolate e complesse che le agenzie devono ridurre a un titolo. Quel che dispiace è che il dibattito poi prende per riferimento non la notizia ma addirittura il titolo dell'agenzia. Prima di intervenire invece bisognerebbe leggere i testi".
Betori ha poi ricordato che su questo tema la Chiesa è compatta e che "la Nota della Cei sulle coppie di fatto è stata sottoposta e approvata dalla Santa Sede ed è stata votata dal Consiglio Episcopale Permanente con nessun voto contrario e un solo astenuto". Inoltre la prima discussione sarebbe durata due ore, la seconda circa un'ora e mezza. Betori ha riferito quindi che ci sono stati dei cambiamenti, ma nessuna modifica sostanziale.
Quanto alle misure di protezione prese dopo la scritta "vergogna" comparse sulla cattedrale di Genova, Betori ha affermato che "sono misure prese in sede locale, relative alla situazione di Genova. A livello nazionale non abbiamo notizie al riguardo".

Come dire, no ai ministri in piazza, si ai deputati. Il partito dei preti scende in piazza
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DICO
« Risposta #20 il: 10 Aprile 2007, 23:57:10 »
Mi permetto di inserire un contributo estremamente lucido, attuale ed azzeccato di una sociologa (che è spesso ospite del programma di Gad Lerner sulla 7) che ho trovato nel sito della Stampa di Torino. Al di la della partecipazione o meno al "Family Day" (dirlo in italiano no eh, fa troppo sfigato..), che lei avversa, e di cui comunque non discutiamo in questo topic, mi sembrano estremamente interessanti le riflessioni sul ruolo della famiglia attuale, sugli sviluppi futuri che puo' avere questa istituzione (o, forse più correttamente, questE istituzionI) e soprattutto, sul fatto che la famiglia così come l'abbiamo concepita fino ad ora è diventata l'ideologia portabandiera dominante di questa Chiesa (e del codazzo di persone che la seguono genuflesse) che ha fin troppo tempo da dedicare agli affari di casa nostra, e mostra di averne fin troppo poco per la missione universalistica e solidaristica a cui sarebbe chiamata a servire.

27/3/2007
 
Chi tiene alla famiglia
non sfila al Family Day

 
CHIARA SARACENO
 
Bisogna ammetterlo. Ancora una volta la Chiesa cattolica e il cattolicesimo organizzato sono riusciti a imporre i termini del dibattito sulla famiglia. La trovata del «Family day» è indubbiamente geniale in un paese in cui non si fanno figli non perché ci siano i Dico o perché ci siano troppi omosessuali o transessuali, ma perché i giovani trovano poche ragioni per uscire dalla famiglia di origine e per provare a farsene una propria. E dove la famiglia basata su saldi rapporti di solidarietà intergenerazionale continua a costituire la principale rete di protezione, ma anche di trasmissione delle disuguaglianze, in uno Stato sociale insieme frammentario e poco equo.

Anche a causa di una cultura laica poco radicata e di una politica sottomessa e impaurita, la Chiesa è infatti riuscita a creare nell’immaginario collettivo un corto circuito politicamente e simbolicamente dirompente tra l'assenza di politiche significative di sostegno alle responsabilità familiari e il riconoscimento di alcuni diritti civili e di libertà - e le contestuali responsabilità che ne derivano - a chi non vuole o non può sposarsi, tra un tasso di fecondità ai minimi termini e la diffusione di omosessualità e transessualità. Come se l'assenza di politiche di sostegno alle responsabilità familiari non fosse una eredità che proviene da decenni di governo democristiano e di una ben più lunga influenza della Chiesa, del suo magistero e della sua cultura sul discorso pubblico sulla famiglia - certo anche con l'indifferenza della sinistra.

Questa assenza di politiche ha squilibrato fortemente la nostra spesa sociale, tutta fatta di pensioni e poco altro. I trasferimenti verso le giovani generazioni sono tutti affidati alla solidarietà familiare; così come la cura verso le generazioni più fragili è tutta affidata alla generazione di mezzo. La famiglia italiana non riesce a riprodursi non per eccesso di individualismo edonistico, ma perché è sovraccaricata da compiti di solidarietà e da troppo forti dipendenze. In altri Ppaesi in cui la famiglia è apparentemente meno «forte», l'accettazione sociale e legale della pluralità dei modi di farla è più consolidata, il Welfare più equo, la solidarietà tra le generazioni non viene affatto meno e si fanno anche più figli. Si continua cioè a «fare famiglia», più che in Italia.

Certo, sarebbe bello sviluppare un discorso pacato e ragionevole su tutto ciò, quando si parla di famiglia e anche quando si parla di riforma delle pensioni o di ammortizzatori sociali. Perché è lì che si gioca in larga misura la partita delle risorse da destinare a chi vuole «fare famiglia», che significa assumersi responsabilità durature verso altri. Ma non è questo che interessa agli organizzatori del Family day, non è questo il dialogo che vogliono. La contrapposizione frontale ai Dico da cui nasce il Family day segnala che in gioco non è la definizione di politiche ragionevoli ed efficaci che sostengano coloro che vogliono avere un bambino, occuparsi di un genitore divenuto fragile, sostenersi reciprocamente nella buona e cattiva sorte. C'è la pretesa di mantenere il monopolio della definizione di quali sono i rapporti responsabili e quali no, quali gli amori leciti e quali quelli illeciti.

Ricordo che in nome di questa pretesa a lungo non sono stati riconosciuti pienamente i diritti dei figli naturali, e solo oggi, nel 2007, si è finalmente arrivati a una proposta di legge bipartisan che elimina ogni disparità tra figli legittimi e naturali. Così come ci si è opposti strenuamente al divorzio, pur tollerando ogni sorta di «famiglia di fatto», purché rimanesse nell'ombra. E ancora oggi si impone a chi vuole divorziare una ipocrita «pausa di riflessione» che è solo una inutile, e spesso controproducente, pena aggiuntiva nel già complicato processo di scioglimento del matrimonio.

Non andare al Family day, contrariamente a quanto sembrano pensare Lucia Annunziata e altri, non significa non sostenere il valore dei rapporti familiari, e neppure sostenere le ragioni degli omosessuali e transessuali in opposizione a quelle della famiglia. Non si può dialogare con chi delegittima a priori ogni posizione diversa e spesso manca di rispetto per le vite e le scelte altrui, specie quando non sono ipocrite, ma alla luce del sole. Attaccarsi al carro del Family day per legittimarsi come difensori della famiglia non solo non porterà alcun beneficio politico al centro-sinistra, ma rafforzerà nell'immaginario collettivo quella contrapposizione tra diritti individuali e difesa della famiglia, e anche tra orientamento sessuale e comportamento etico, che invece occorrerebbe correggere.

Hobbit

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DICO
« Risposta #21 il: 16 Maggio 2007, 13:19:02 »
Da Repubblica.it
Betori: "Aborto, eutanasia e coppie gay come le truppe di Federico il Barbarossa"


CITTA' DEL VATICANO - I nuovi "nemici" della cristianità sono l'aborto, l'eutanasia, la negazione della dualità sessuale e della famiglia basata sul matrimonio.
Il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori, torna all'attacco e ripete le sue invettive in una messa celebrata a Gubbio in onore di Sant'Ubaldo. Betori. Proprio in virtù del luogo, questa volta il numero due della Cei non si è limitato ad indicare i nemici della cristianità ma ha affrontato un paragone storico.
Betori ha paragonato il "nichilismo e il relativismo etico attuali" alle truppe di Federico Barbarossa che, nel 1155, assediarono Gubbio e furono eroicamente respinte dal vescovo Ubaldo

Un papato proteso al buio medioevo era la prospettiva che mi veniva dall'ascesa al Trono papalino di un cardinale antico, espressione delle vecchie gerarchie della chiesa. Ora quella sensazione è nei fatti di ogni giorno e nelle dichiarazioni di ogni ora fatte da menti illuminate da tetre candele. Tremate, i cacciatori di streghe son tornati :evil:
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ilviaggiatore

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DICO
« Risposta #22 il: 16 Maggio 2007, 15:55:54 »
La prossima tappa è la re-istituzione del Tribunale dell'Inquisizione. Seguiranno a ruota i roghi in piazza per gli eretici e coloro che vivono nel peccato convivendo con la persona che amano. Anche se hanno figli.
Inoltre io propongo un referendum per l'annessione allo Stato Città del Vaticano...ah no, di fatto già lo siamo...oh no, la convivenza di fatto non va bene!!! :lol:

acciuga

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DICO
« Risposta #23 il: 17 Maggio 2007, 22:59:02 »
Mi vergogno ad ammetterlo ma devo ancora capire bene gli obbiettivi dei DICO..so che avete messo il link e appena ho un secondo vado a leggere..
Cmq io sarei favorevole al matrimonio tra omosessuali...non vedo perchè no...in fondo il matrimonio non è basato sull'amore?
Se due persone si amano, anche se di egual sesso, non hanno il diritto di sposarsi?
Ciao,
           Alice

ilviaggiatore

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DICO
« Risposta #24 il: 18 Maggio 2007, 14:20:49 »
Cara Acciuga, la tua (la nostra) posizione è fin troppo avanzata per le menti offuscate dalla vecchiaia e dall'ipocrisia (nonchè dalle vedute lunghe quanto una piastrella) della "giovine" classe politica che ci governa...bisognerebbe attuare una Rivoluzione Giovane altroché!

merovingio

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DICO
« Risposta #25 il: 18 Maggio 2007, 14:41:04 »
io mi sento dico, sono dico figlio di dico.

dico si alla rivoluzione laica, giovane e di centro destra!!!  :P  :P  :shock:  :idea:  :!:  :?:  :arrow:  :roll:  :oops:  :lol:  :o  :(  :)  :D  :x  8)  8)  8)

micheleM

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DICO
« Risposta #26 il: 18 Maggio 2007, 15:53:23 »
Ok Fudo. Ti prendo in parola.
Si presenta assieme un odg in questo senso. Che ne dici?

P.S. - Tranquillo! Sto scherzando! :wink:
Che bel suono hanno la cattiva musica e le cattive ragioni quando si marcia addosso a un nemico! (F.Nietzsche)

Dallas

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DICO
« Risposta #27 il: 18 Maggio 2007, 18:02:08 »
Citazione da: "Traveller85"
La prossima tappa è la re-istituzione del Tribunale dell'Inquisizione. Seguiranno a ruota i roghi in piazza per gli eretici e coloro che vivono nel peccato convivendo con la persona che amano. Anche se hanno figli.
Inoltre io propongo un referendum per l'annessione allo Stato Città del Vaticano...ah no, di fatto già lo siamo...oh no, la convivenza di fatto non va bene!!! :lol:


ah ah

no dai.. ognuno fa il suo gioco.. è normale.. la chiesa è contraria a queste cose e fa di tutto per sottolinearlo e cercare di evitarle.
il problema è che c'è una sorta di accanimento continuo, che dopo un pò stanca
We can only see a short distance ahead, but we can see plenty there that needs to be done.