Facciamole, allora, queste distinzioni.
Prima però parto con un consiglio appassionato per Stefano, a proposito del rapporto tra serial e cinema:
Heimat, dell'84 di Edgar Reitz, il secondo film più lungo della storia del cinema: più di 15 ore di sequenze cinematografiche per raccontare la saga della famiglia Simon, seguita nella Germania della prima e della seconda guerra mondiale, della guerra fredda e dell'epoca contemporanea. Vengono magistralmente rappresentate scene corali per descrivere l'evolversi degli eventi storici, mentre si ripercorre con un'autentica vena narrativa una vicenda individuale. Otto anni dopo, quest'opera ambiziosa viene ampliata col seguito,
Heimat Zwei, della durata complessiva di 26 ore (il film più lungo della storia del cinema)
Il primo Heimat è stato suddiviso in undici episodi, il secondo in tredici parti, così che questo capolavoro, girato per il grande schermo, eppure umanamente impossibile da seguire al cinema (il secondo, se non sbaglio, era stato presentato al festival di Venezia), potesse trovar naturale sbocco nel piccolo schermo come serie a puntate.
Esistono anche un terzo capitolo (
Heimat Drei) e un epilogo che però non son mai riuscita a vedere.
In Internet purtroppo si trovano pochissime fonti per poterlo scaricare integralmente, con facilità.
All'interno di Fuori Orario ricordo che è stato trasmesso il secondo capitolo della storia, forse qualcun altro qui l'ha visto.
Comunque, i primi due film me li ero fatta portare a casa da mio fratello, qualche anno fa, dalla Sala Borsa.
Se possono interessarti, li trovi di sicuro in un usuratissimo formato VHS, in DVD non lo so...
Torno alla discussione.
Chiaramente il cinema e la televisione sono e offrono possibilità diverse, e non necessariamente e totalmente incompatibili.
La serialità, che tanto cattura il telespettatore, è il tratto distintivo del prodotto televisivo, ma la ritroviamo "declinata" anche al cinema, nella forma di capitoli, di sequel, di "work in progress" (il cinema di Lynch può esser interpretato come l'evoluzione di un tema nato con Twin Peaks, sviluppato in Strade perdute e Mulholland Drive, quindi conclusosi idealmente con INLAND EMPIRE).
Vorrei arrivar a dire che non c'è necessità di concepire la realtà televisiva e quella cinematografica come compartimenti stagni, ma come luoghi distinti in cui l'espressione artistica possa muoversi .... per osmosi.

Lo sviluppo dell'industria televisiva semplicemente è cresciuta al passo con cui è cresciuta la fruizione del prodotto audiovisivo in TV: è stata inventata la televisione, si sono inventati dei contenuti per la televisione, si son diffusi gli apparecchi TV, sono diventati beni comuni, quindi si sono sviluppate, ingrandite le reti e si è moltiplicata l'offerta per l'utente (la questione dell'appiattimento o della variegatura di quest'offerta penso meriterebbe un discorso a parte, che per ora tralascio).
Magari, dicendo che "il cinema del XXI secolo sarebbero i serial-tv" si vuol solamente evidenziare questo fenomeno.
In un certo senso credo che l'introduzione della TV abbia avuto per la settima arte un effetto paragonabile a quello avuto in musica con l'introduzione di strumenti elettrici.
Non capisco se si veda qualcosa di intrinsecamente virulento nella natura della televisione o dell'opera televisiva...
La stupidità, la banalità, la volgarità aleggiano sulle nostre teste. Magari fossero concentrate nella TV o nel prodotto TV! Sapremmo da cosa star alla larga per salvaguardarci.
Fine prima parte del post... E' tardi - pur essendo presto!
Tornerò per concludere..!