Non lo so...
La chiave di lettura è suggerita all'inizio, attraverso la voce narrante della madre che monologa sulle categorie della Grazia e della Natura.
Poi, la scelta di rapportare la piccolezza della dimensione umana (attraverso scene di vita comune) con la dimensione dell'universo in cui è inserita, si ritrova anche negli altri film del regista.
Come la contrapposizione tra la fede dei personaggi nella razionalità divina e l'irrazionalità del mondo con cui si scontrano è un tema da lui già trattato, con gran originalità ed eleganza.
Stavolta la frizione degli opposti viene lasciata a pochi soliloqui biascicati, che pongono le "classiche", retoriche domande sul senso del bene e del male, in una rappresentazione trita del nucleo familiare, tirata fino allo sfinimento, incorniciata da immagini stereotipate dell'evoluzione della vita sulla Terra.
Forse l'ho trovato tanto deludente anche perchè, amando i suoi primi tre film, avevo aspettative altissime. Non è l'opera inaudita che mi auguravo di vedere.