La Nuova
Il concerto rock resta al parco golenale
San Donà. L’anno scorso un ragazzo annegò dopo un tuffo nel Piave
SAN DONA’. Concerto rock di nuovo in golena tra il 22 giugno e il primo di luglio. L’associazione «Venetic», fondata da un gruppo di ragazzi per la valorizzazione delle tradizioni venete, con una forte presenza di leghisti, aveva tentato di proporre un luogo più sicuro dopo l’incidente dello scorso anno in cui perse la vita un ragazzo, piombato nel Piave dopo il concerto.
I disagi legati al rumore e alle lamentele del vicinato, ma anche il fatto che in Comune ci fossero state delle proteste, anche formali, per il manto erboso rovinato in golena, aveva convinto gli organizzatori a scegliere una zona con meno problemi. Tra le proposte alternative dei vertici di Venetic, coordinati da Tiziano Sorgon, era emersa la possibilità di spostarsi al parco Fellini, verso via Calnova, o nell’area verde del Gonfo, dove un tempo sorgeva lo storico centro sociale Kaino. Tutte e due le proposte sono state bocciate. Nel primo caso i consiglieri comunali Gianfranco Marcon e Giuseppe Vidotto avevano opposto, a quanto pare, delle riserve assieme al Wwf, preoccupato per lo stravolgimento del polmone verde e del parco naturalistico chiamato «Fellini». I giovani di Venetic si sono trovati davanti a un muro anche nell’area del Gonfo, dove sono in costruzione molte abitazioni e dove il vicinato era già sulle barricate. E così, salvo imprevisti dell’ultima ora, il concerto si svolgerà ancora in golena. Finora non ci sono state reazioni. Il centrosinistra in passato aveva evidenziato come il concerto ricevesse troppe risorse dal Comune, tanto che infuriava la polemica ai tempi in cui fu denunciato il finanziamento di svariate migliaia di euro. Dopo l’incidente occorso al ragazzo, si era preferito stendere un velo e nessuno a San Donà aveva pensato troppo a una giovane vita persa per sempre. Solo Beniamino Casonato, ai vertici del gruppo volontari Astea, aveva precisato di aver rinunciato all’incarico di sorvegliare l’area del concerto proprio perché troppi ragazzi, magari un po’ alterati, tendevano a gettarsi nelle pericolose acque del Piave.
(Giovanni Cagnassi)