Direi di si Michele,
che appartenga da tempo alla Nato mi sembra uno dei motivi fondamentali per cui si e' optato per la Turchia in Europa. Sul fondamentalismo islamico anch'io credo che non sia il caso di esagerare: da Ataturk in avanti la Turchia ha compiuto un percorso di laicizzazione non indifferente, e credo che molte delle boutade degli ultimi eletti siano piu' degli spauracchi per avere delle concessioni che vere minacce di ritorno al fondamentalismo. Ieri Erdogan si e' detto addirittura "disponibile" a fare delle aperture a Cipro (anche se non ha specificato di che tipo) pur di entrare in Europa.
Ma il problema che pone Curta, come anticipavo ieri, e': da dove cacchio si parte per fare l'Europa? E' un'entita' a "geometria variabile" in cui si include chiunque, basta che svolga una funzione, oppure e' qualcosa di piu' fondato in un'identita'/storia/tradizione?
Perche' poi giustamente Curta dice: qua si deve votare e approvare, dato che indirettamente e direttamente la "struttura" dell'Europa andra' ad incidere sulla vita degli 'europei' in modo significativo.
In sintesi: sembra che l'Europa manchi di:
1. legittimazione popolare e democratica
2. coerenza di fondo a livello di "identita'"
3. governabilita' (in fin dei conti ci sono diversi gruppi di Stati con orientamenti fortemente diversi, e l'efficienza nonche' l'efficacia decisionale delle istituzioni europee sono decisamente basse)
Pur essendo un europeista convinto, a volte, ma qua forse sbaglio o sono un po' zotico, ho l'impressione che questa UE sia usata per bypassare alcuni ostacoli politici che magari si potevano trovare a livello nazionale. Insomma: noi non si decide granche', non si e' granche' informati, pero' i governi, appellandosi alla direttiva XY, ci dicono che "eh stare in Europa significa fare questo e ques'altro e accettare questo e quest'altro"...
Cosi', per dare i miei 2 cent