Il Gazzettino
Trapiantato di cuore, gli ritirano la patente: «Ma così non posso vivere»
Il suo caso sta già creando incredulità tra le tante persone che lo conoscono, oltre che appoggio per riuscire a vincere questa ennesima battaglia. Lui è Roberto Padovan, un 46enne di San Donà trapiantato di cuore in dialisi in attesa di trapianto renale; una persona combattiva che ha dovuto affrontare anche problemi agli arti superiori e inferiori. Il suo caso riguarda la mobilità a "quattro ruote": per la prima volta, infatti, non gli è stato concesso il rinnovo della patente. Un grosso problema per lui che, senza più i genitori e il fratello, aveva necessità di guidare l'auto per spostarsi per la normale vita quotidiana, come pure per andare a fare tutte le visite mediche.
"Questa volta all'Asl di Mestre, deputata per rilasciare il nulla osta per la patante, mi è stato detto di no", spiega in sintesi uno sconsolato Padovan. Fino ad oggi è stato aiutato dai colleghi di lavoro della "Lorenzon Techmec System", dov'è impiegato da qualche anno trovando sempre comprensione e collaborazione; quindi da alcuni amici e dai tre vicini di casa, oltre che da una badante. Ma la patente gli serve, oltre che per non pesare più di tanto sulle altre persone e godere così di una certa autosufficienza (che rientra sempre nella giusta richiesta di dignità della persona), per raggiungere i vari luoghi necessari per le visite mediche o comunque per le quotidiane esigenze.
"La commissione invalidi aveva detto che potevo guidare, il mio cardiologo ha risposto allo stesso modo, così altri medici; ma così invece non è stato dopo la visita che ho fatto a Mestre. Io ci spero ancora, sto aspettando di vedere tutta la documentazione per poi agire di conseguenza. Certo che mi fa una rabbia vedere che gente che pare più malandata di me possa usufruire della patente e possa guidare tranquillamente l'auto; così come vedi tanti anziani farlo". La patente Roberto la deve richiedere di anno in anno e fino allo scorso gli era stata rilasciata; così non è stato dopo l'ultima visita e lui non riesce proprio a darsene pace. Non ha chiesto aiuto ai servizi sociali o all'assessorato preposto del Comune, ma una mano gli servirebbe proprio per cercare di vedere se ci sono i presupposti per sbloccare la situazione. (Fabrizio Cibin)